Omissione di soccorso della vittima, la Cassazione fa chiarezza

Come si chiamano lo sanno tutti: pirati della strada. Sono gli automobilisti che causano un incidente e scappano senza prestare soccorso. Ma esistono anche situazioni anomale come quella di un guidatore che provoca un sinistro con danni fisici a un’altra persona e fa una sosta momentanea: attende pochi attimi e poi va via. In un caso del genere, l’automobilista è un pirata? Ossia, c’è stata omissione di soccorso? dice la Cassazione, con sentenza 18406/2018, del 28 marzo e depositata il 27 aprile, a una condizione: la sosta momentanea deve essere insufficiente a identificare sia il conducente allontanatosi sia la sua auto. Una decisione, quella dei giudici, in linea con diverse sentenze precedenti.

L’esempio concreto

Tutto nasce da una vettura che tampona un’altra nel 2013: la vittima subisce la distorsione del rachide cervicale, insomma si ha il classico caso del colpo di frusta. Il responsabile si ferma qualche istante e poi se ne va, senza che possa essere identificato (lo sarà in seguito). Si scatena una battaglia legale che finisce in Cassazione, con il conducente tamponato che accusa l’altro di omissione di soccorso secondo l’articolo 186 del Codice della Strada: “L'utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, ha l'obbligo di fermarsi e di prestare l'assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona”.

Quella mini-sosta inutile

La temporanea fermata è stata del tutto inutile: l'imputato, dice la Cassazione, non ha fornito le proprie generalità, non si è informato delle condizioni della persona che aveva patito il tamponamento, non ha consentito la ricostruzione della dinamica del sinistro. E attenzione: non ha atteso l'arrivo delle Forze dell'ordine, pur avendo assistito alla telefonata di soccorso ai Vigili urbani. Come se non bastasse, non si è reso reperibile e, anzi, si è “addirittura sottratto al controllo dei Carabinieri, cui” l’uomo “non ha aperto la porta di casa”.

C’è del dolo

La Cassazione ha ravvisato del dolo, un comportamento volontario del responsabile del sinistro, che è diventato pirata di proposito: esiste la “volontà consapevole dell'imputato di sottrarsi ai doveri di collaborazione per la ricostruzione dell'incidente”, come si capisce dalla condotta dell’uomo sia immediatamente dopo il sinistro sia nelle ore più lontane. È scomparso di proposito, non c’è buona fede. I giudici hanno rigettato il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.