Prima di lei, ma con sei cilindri, solo la Dino. Ecco la storia della " mamma" della Testarossa

Oggi lo diamo per scontato, ma se i muri di casa Ferrari potessero parlare racconterebbero di litigate storiche per affermarlo. Sì perché a osteggiarlo era niente meno che lui, Enzo Ferrari. Di cosa stiamo parlando? Del motore posteriore, che il Drake non amava per niente. Per lui, per lunghi anni, il "carro non poteva stare davanti ai buoi". Così si deve attendere il 1971 (Dino a parte, progetto realizzato con Fiat), prima che il prototipo di una stradale con tale architettura venga esposto ufficialmente, di preciso al Salone di Torino. Disegnato da Fioravanti per Pininfarina, a partire dal design si capisce che, fra tutte le rivali, questa macchina ne mette nel mirino soprattutto una, la Lamborghini Countach. Il debutto sul mercato è del 1973.

12 cilindri "piatti"

Il protagonista di questa auto - in verità la cosa accade spesso, se si parla di Ferrari - è dunque il motore. Primo, per la posizione che occupa all'interno del telaio, ma di questo abbiamo già parlato. Secondo, per il numero di cilindri, il "sacro" 12, qui messi a 180°. Per questo motivo si parla di boxer, anche se a voler essere precisi sarebbe più corretto definirlo un V a 180°, dal momento che i pistoni opposti condividono lo stesso supporto di banco, mentre nel boxer "vero" ognuno ha il proprio. A livello di telaio, il telaio è a traliccio centrale e le sospensioni sono a ruote indipendenti e triangoli sovrapposti. 
Ferrari Berlinetta Boxer

Una vera e propria belva

La Berlinetta Boxer rimane sul mercato per 11 anni, dal 1973 al 1984. In questo lasso di tempo viene rivista e aggiornata. Si parte da una cilindrata di 4.390cc e 345 CV di potenza (denominazione completa del modello: 365 GT/4), che assicurano una velocità massima di 302 km/h e uno 0-100 km/h in 5,4 secondi. La macchina è impegnativa da guidare e richiede una messa a punto laboriosa prima della delibera finale. Stranamente, non ha la lubrificazione a carter secco; non manca invece il differenziale autobloccante. Il cambio? Manuale a 5 marce, montato sotto al motore; una sistemazione che vanifica, almeno in parte, l'abbassamento del baricentro propiziato dai cilindri contrapposti.
Ferrari Berlinetta Boxer

La maturazione

Nel 1976, con la 512 BB si passa a 4.942cc di cilindrata, ma la potenza non cresce; in compenso l'auto viene "addolcita" nel comportamento stradale e ammodernata nella tecnologia, perché l'iniezione meccanica Bosch sostituisce i carburatori, tagliando così in modo drastico le emissioni. Invariata, ovviamente, la distribuzione ad alberi a camme in testa. Il rovescio della medaglia della 512 BB si chiama aumento di peso, ben 200 kg in più tra motore più grande, 4 cm in più di sbalzo posteriore e altri accorgimenti finalizzati al miglioramento del comfort.
Ferrari Berlinetta Boxer

Il successo la premia

Qui bisogna intendersi: siamo negli anni Settanta e il mercato delle super sportive non beneficia ancora della spinta - non quanto oggi almeno - del Medio Oriente. Ecco perché i 387 esemplari venduti dal 1973 al 1976 sono un ottimo risultato; a maggior ragione lo sono i 929 della 512BB (1976-1981) e gli oltre 1.000 della 512BB i, prodotta dall'81 all'84. Verrà sostituita dalla Testarossa.

Ferrari Berlinetta Boxer