Auto belle da guardare e da guidare, ecco cosa ci ha raccontato il designer e imprenditore argentino ai Motor1 Talk

“Arte e scienza possono camminare mano nella mano”. Tutto, o quasi tutto, nasce da qui. Grazie a questa frase di Leonardo Da Vinci letta su una rivista circa 50 anni fa, Horacio Pagani ha capito quale strada avrebbe voluto percorrere nella sua vita. Una strada che dalla pampa argentina lo ha portato a Modena, cuore della Motor Valley. Un luogo che aveva catturato l’Horacio adolescente, ancora una volta tramite una delle poche riviste che arrivavano a Casilda. Ferrari, Maserati, Lamborghini: 3 nomi che rappresentavano un mondo del quale voleva fare parte. “Andrò a Modena a disegnare e costruire auto” diceva a sua mamma. Tutti sappiamo com’è andata.

Leggi anche:

La magia di Modena

Eccoci quindi in quel di San Cesario sul Panaro, a 16 km da Modena, dove già dalla fine del 1800 la cultura della “ruota” faceva parte del DNA di quei luoghi. Luoghi che hanno visto nascere poi altri nomi mitici del mondo dell’auto, tutti concentrati su un aspetto fondamentale: il motore. Le auto erano motore e solo in seguito si sono uniti concetti come telaio e dinamica di guida, grazie ai quali le auto sono diventate più belle da guidare. Nel suo intervento, Horacio ricorda come guidare una Lamborghini Countach Anniversary (versione da lui realizzata, sulla base del design di Marcello Gandini) non era per nulla facile. Oggi invece le auto, oltre ad essere molto più sicure, sono anche più “facili” da guidare, almeno nelle situazioni di tutti i giorni.

Leggi anche:

Il momento del design

Motore, telaio, meccanica: tutta la scienza di cui parlava Leonardo Da Vinci, ora unita al design (l'arte), protagonista nella Motor Valley con i vari centri stile nati là dove prendono vita le auto. Lamborghini, Ferrari e naturalmente anche Pagani hanno portato nella Motor Valley i loro designer. Arte e scienza vanno a braccetto, per la gioia di Horacio che fin da quando costruiva modellini in legno o latta, sognava di essere testimone e artefice di un così felice matrimonio di successo. Successo che, nella ricetta di Pagani, comprende "Il 90% di lavoro e il 10% di talento".