Secondo l'associazione a tutela dei consumatori, ci sono gli estremi per espropriare il brevetto

Esplode la polemica sullo spegnimento del sistema Tutor. Ora scendono in campo anche le associazioni dei consumatori, a cominciare dal Codacons che ha ufficialmente chiesto al Ministero dei Trasporti di requisire i Tutor installati presso la rete autostradale e ai Prefetti locali di garantirne il funzionamento fino a che non saranno sostituiti da nuovi dispositivi. In altre parole, di non interrompere il servizio di controllo sulle autostrade. Lo comunica una nota stampa diffusa direttamente dall'Associazione a difesa di consumatori e ambiente, in cui si spiega che le esigenze di sicurezza stradale impongono di non procedere alla loro distruzione dal momento in cui ci sono in gioco migliaia di vite umane.

Pubblica utilità? Il brevetto si potrebbe espropriare

La Corte d'Appello di Firenze ha disposto la demolizione degli apparecchi ma, secondo il Codacons, ci sono gli estremi per sospendere tale sentenza. In base a quanto riporta la nota del Codacons, stando alle disposizioni del DPR n. 327 del 2001, si può infatti procedere all'esproprio di un bene mobile nel caso in cui si configurino esigenze di pubblica utilità. Lo stesso brevetto del Tutor può essere espropriato dallo Stato italiano secondo l'articolo 60 del Regio Decreto n. 1127 del 1939, il quale afferma che "i diritti di brevetto possono essere espropriati dallo Stato nell'interesse della difesa militare del Paese o per altre ragioni di pubblica utilità". Come spiega il presidente Codacons Carlo Rienzi, si tratta di un "provvedimento d’urgenza e temporaneo, applicabile fino a sostituzione degli apparecchi con quelli di nuova generazioni annunciati dai gestori autostradali, che si rende necessario per garantire la sicurezza stradale e salvare migliaia di vite umane. Il Tutor infatti ha abbattuto del 70% il numero di morti sulle autostrade, e l’esigenza di salvaguardare la salute umana è prioritaria rispetto agli interessi economici dei privati”. 

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La Corte d’Appello ha imposto alla Polizia Stradale e alla Società Autostrade la cessazione delle attività di monitoraggio della velocità con il sistema Tutor, rigettando l’istanza di sospensione della disattivazione presentata da Autostrade per l’Italia. Si parla della sentenza del 10 aprile scorso, secondo la quale gli apparecchi violano un brevetto regolarmente depositato e registrato. In assenza del Tutor, La Polizia Stradale ha annunciato che continuerà avere cura della sicurezza e della incolumità dei cittadini con altri mezzi, in attesa che parta la sperimentazione del nuovo sistema SICVe PM, già approvato dal provvedimento del ministero dei Trasporti nel maggio 2017.

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