Per realizzare i 19 nuovi prodotti di cui si è parlato nel corso della giornata servono grandi investimenti sia nelle infrastrutture che in Ricerca e Sviluppo

Entro il 2022 sono in programma 45 miliardi di euro di investimenti in conto capitale. Questi serviranno per il rinnovamento dei prodotti, per l’elettrificazione, per gli impianti, per i motori e il 75% verrà utilizzato per rafforzare i quattro brand globali (Alfa Romeo, Jeep, Maserati e Ram) mentre il restante sarà dedicato a Chrysler, Dodge e Fiat. La spesa per Ricerca e Sviluppo si attesterà, mediamente, intorno al 3,5%. Nel piano industriale precedente erano indicati 48 miliardi di euro di investimenti, di cui 5 per lo sviluppo di Alfa Romeo. E proprio su questo punto Marchionne, nella sessione di Q&A, ammette di aver fatto due errori quando ha fatto le previsioni per Alfa Romeo nel 2014. Prima di tutto ha sottostimato la complessità tecnica che ha causato ritardi nei lanci e, in secondo luogo, ha sottovalutato la reazione dei concorrenti tedeschi. Entrare nel mercato premium è stato più complicato del previsto ed è per questo che sono stati ridimensionati gli obiettivi per Alfa. “Se mi chiedeste se lo rifarei vi direi che accetterei la sfida e lo rifarei ma sarei più cauto”. Tradotto in cifre, ecco di quale portata è stato il ridimensionamento: alla fine del 2017, le stime di vendita per Alfa Romeo parlano di circa 118.000 auto (non ci sono ancora i dati ufficiali) contro le 400.000 preventivate nel piano del 2014. Si tratta di una crescita importante rispetto alle 80.000 unità di partenza, ma lontana dall'obiettivo prefissato. 

Margini da best in class con i quatto brand globali

A parlare dei conti in modo dettagliato è Richard Palmer, uno dei potenziali eredi di Marchionne. Entro la fine del piano ci sono previsioni di margini molto alti, tra il 9% e l’11%, il che posizionerebbe FCA tra le migliori Case e in netta crescita, rispetto al 6,3% del 2017. Anche gli EPS (Earnings Per Shares, grossolanamente traducibile con un "guadagno per azione", ovvero un importante indicatore di performance finanziaria) passano dai 2,3 euro del 2017 ai 5,9-7,3. Scorrendo i numeri si conferma il ruolo fondamentale di Jeep, Ram, Alfa e Maserati. All’analista che, nella sessione di Q&A, ha chiesto come mai si parli così poco di Fiat, è direttamente Marchionne a rispondere, spiegando che nelle presentazioni hanno deciso di concentrarsi sui quattro brand globali, quelli che sono più difendibili anche in un contesto di mercato incerto e difficile.  Lo spazio di Fiat in Europa sarà ridefinita perché è difficile essere redditizi per un brand generalista Leggermente diversa la situazione di Chrysler che ha una posizione significativa negli Stati Uniti, anche grazie al Mini Van.

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 Obiettivo: “affascinare” le agenzie di rating

I margini in crescita sono imputabili anche ad un importante taglio di costi, che si aggirerà intorno ai 10 miliardi di euro nel periodo del piano. C’è poi l’aspettativa di un industrial free cash flow entro il 2022 tra i 7,5 e i 10 miliardi di euro. Se a questo si aggiunge l’azzeramento del debito che è riuscito a fare Marchionne ecco che l’obiettivo di aumentare il rating di due delle tre agenzie di rating più importanti sembra essere raggiungibile facilmente. Questo innescherebbe un ciclo positivo che passa da un costo del debito inferiore e da una maggiore facilità di accesso ai capitali che fa presagire un futuro roseo per l’azienda.

Marchionne: "non distraetevi pensando al mio successore"

Sicuramente un piano ambizioso quello presentato oggi da FCA con un grosso punto interrogativo: chi lo porterà a compimento? A chi chiede a Marchionne anticipazioni circa la sua successione lui risponde in modo categorico: “E' una questione che riguarda il 2019. Adesso è una distrazione. Lasciamo ad altri la speculazione su questa materia. Io e il board prendiamo molto seriamente la successione ma adesso dobbiamo concentrarci su tutto quello che succederà da qui alla fine del 2018”.

John Elkann: “non c’è ragione per vedere”

Nell’ultima sessione di domande e risposte con la stampa è intervenuto al fianco di Sergio Marchionne John Elkann che ha risposto ad una domanda sulle presunte intenzioni di vendita di FCA: “fino ad oggi non abbiamo fatto altro che consolidare l’azienda e quello che avete visto in questo piano è un futuro solido e luminoso come non mai. Non abbiamo ragioni per vendere”.

L'uomo Marchionne

Alla fine della sua presentazione agli analisiti finanziari sembra sinceramente commosso. Un Sergio Marchionne inedito quello che oggi ha presentato il piano industriale che accompagnerà FCA fino al 2022. Un uomo che ha indossato la cravatta dopo dieci anni, orgoglioso di aver ottenuto risultati impensabili nel 2004. Ed è infatti lui stesso a dire che “Se qualcuno mi avesse detto che sarei stato ancora qui nel 2018 non ci avrei creduto, nemmeno nei miei incubi peggiori”. Un Marchionne che ride, anche quando tira fuori la cravatta, uguale a quella di John Elkann che, invece, la toglie, proprio quando si mette al suo fianco per la fase conclusiva della giornata. Un Marchionne che indugia raccontando di quanto gli piace la musica di Bobby McFerrin, un musicista africano che fa “paper music”, citando il quale evidenzia quanto sia importante l’improvvisazione, anche in un’azienda come FCA. Un uomo che, a chi gli chiede se chiuderà stabilimenti in Italia, è sinceramente consapevole dell’importanza del lavoro e assicura che non ci saranno chiusure, ma anzi ampliamenti produttivi in Italia. Il viso diventa serio e riflessivo solo quando dice che il passaggio più complicato sarà la gestione dell’eliminazione del diesel. Con un punto interrogativo rimasto in sospeso sul futuro degli impianti.

Piano Industriale FCA, le foto in diretta da Balocco