Lo indica una ricerca Findomestic: solo il 19% lo sceglierebbe per la prossima auto. Un dato da non trascurare in ottica rivendibilità dell'usato...

A quanto pare le minacce funzionano. Con Roma e Milano allineate nella lotta al motore a gasolio, e con lo "spauracchio" aumento del prezzo alla pompa, anche gli automobilisti italiani si stanno allontanando dal diesel. In Europa, il nostro è uno dei Paesi che più si è dimostrato “fedele” al motore a gasolio, anche dopo il Dieselgate, ma a quanto pare qualcosa sta per cambiare. E’ questo che emerge dall’Osservatorio Auto 2018 di Findomestic. Una tendenza di cui non si può non tenere conto, nel caso stiate comprando un'auto (nuova o usata che sia). Senza entrare nel merito di quanto sia criminalizzato più o meno giustamente questo tipo di motore, una cosa è certa: al momento, i veicoli a benzina - e ancor di più ibridi e a doppia alimentazione benzina/gas - sono acquisti più sicuri, perché avranno una tenuta migliore sul mercato dell'usato. 

Una “disaffezione” globale

La ricerca, che ha coinvolto 10.600 possessori di auto propria (in Sudafrica, Germania, Belgio, Brasile, Cina, Spagna, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone, Messico, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Turchia) ha toccato diversi aspetti del rapporto con l’automobile. Fra quelli più interessanti, c’è proprio quello con il motore a gasolio: il 48% degli intervistati possiede infatti un diesel, ma solo il 19% dichiara che per la prossima macchina farà la stessa scelta. Ancora più clamoroso  il dato relativo al 2030 (a ciò che gli automobilisti italiani intervistati pensano accada entro 12 anni): per il diesel rimane un misero 3% di quota di mercato.

I motivi del cambiamento

Il 34% delle persone che non vogliono più comprare diesel motiva la decisione col fatto che in futuro ci saranno limitazioni alla circolazione; il 30% col fatto che sono le stesse Case a proporre sempre più modelli meno inquinanti (se non altro dal punto di vista della percezione, al di là di quelle che sono le reali emissioni nell’intero ciclo). “Solo” il 16% è orientato all’abbandono del diesel in quanto dannoso per l’ambiente e per la salute (anche se, è bene specificarlo, non tutti gli studi concordano su questa tematica). La motivazione economica prevale dunque su quella “etica”, al netto delle evoluzioni che colossi come Bosch hanno già messo a punto per ripulire drasticamente il motore ad accensione spontanea, la cui accoglienza sul mercato è ancora tutta da capire.

 

Leggi anche: