La casa tedesca porta a termine le indagini e dichiara che i V6 e V8 TDI sono in linea con le regole

Non si è ancora spento l'eco mediatico dell'arresto dell'ad Rupert Stadler che Audi mette fine alla vicenda sulle emissioni dei motori diesel V6 e V8, finiti nell’occhio del ciclone alcuni mesi fa in seguito a problemi legati alle emissioni inquinanti. Per il costruttore tedesco è senz’altro una buona notizia, visto che a inizio maggio si era trovata costretta a interrompere le vendite delle nuove A6 e A7 Sportback con motori V6 dopo aver riscontrato irrelogarità nei livelli di inquinamento.

Una mole di documenti

Audi ha effettuato lunghe e approfondite indagini interne e per questo motivo ha raccolto 750.000 pagine di documentazione, stando a quanto annunciato, che si riferiscono a tutte le varianti dei V6 e V8 TDI prodotti dal 2016 ad oggi: non soltanto quelli oggi in vendita, omologati Euro 6, ma anche i meno recenti Euro 5. In seguito a queste indagini è emerso che tutte le auto equipaggiate con questi motori non presentano irregolarità. I modelli coinvolti sono circa 6 milioni nel mondo, ad eccezione però di quelli venduti in Canada e negli Stati Uniti. L’autorità federale per i trasporti tedeschi ha disposto 7.000 richiami per auto con i V6 e V8 TDI.

Rivisti i codici dei software

I tecnici della casa tedesco hanno esaminato i codici del software di gestione dei motori e si sono accertati che non contenessero irregolarità, a maggior considerando che il V6 3.0 negli ultimi mesi ha fornito qualche “grattacapo” all’Audi: il costruttore dei Quattro anelli ha richiamato 127.000 auto ad inizio 2018 (a partire dalla A4 fino alla Q7) e interrotto per alcune settimane le vendite della A6 3.0 TDI.

Leggi anche:

Nuova Audi A7 Sportback