Rilevazioni non conformi e strumentazione non calibrata, il caso interessa i veicoli per il mercato interno e, comunque, non porta ad alterazioni significative

Tutto inizia nel settembre dello scorso anno, quando il Ministero delle Infrastrutture, dei Trasporti e del Turismo giapponese mette in luce alcune non conformità nei processi di ispezione finale dei veicoli, per quello che riguarda le emissioni inquinanti, negli stabilimenti giapponesi di Nissan. Da lì parte un processo interno di verifica teso a mettere in luce altre eventuali problematiche, che ha esito positivo.

Un problema che interessa solo il mercato giapponese

Le verifiche evidenziano che i problemi emersi a settembre non sono gli unici ad affliggere gli stabilimenti giapponesi di Nissan (che producono veicoli destinati al mercato interno); tutti, fatta eccezione per quello di Kyushu (nella foto in alto). Nel dettaglio, i test di consumo e di emissioni inquinanti venivano effettuati in un ambiente non conforme a quello prescritto per legge, mentre gli strumenti utilizzati per le rilevazioni non erano calibrati a dovere. Nulla a che vedere, almeno secondo quanto emerso finora, con il dieselgate, anche se il caso Nissan si va ad aggiungere ai numerosi altri emersi da settembre 2015 in poi.

Nulla a che vedere, almeno secondo quanto emerso finora, con il dieselgate

I clienti possono stare tranquilli

Nel comunicato ufficiale, Nissan ammette le sue colpe e assicura che metterà in atto tutte le misure necessarie al fine di ripristinare la regolarità dei veicoli, oltre a informare di aver già avviato le indagini per mettere in luce come si sia arrivati a questo punto, cercando ovviamente anche i responsabili. Il tutto, specificando comunque che non è necessario alcun richiamo, dal momento che tutti i veicoli interessati sono stati sottoposti a nuovi test, dai quali non è emersa alcuna discrepanza rispetto a quanto dichiarato nei cataloghi, se non per la GT-R

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