Le Citroën d'America

Col tempo abbiamo imparato come la storia riservi ai "curiosi automobilistici" un autentico tesoro in termini di notizie e aneddoti interessanti. Frattanto, abbiamo anche compreso quanto le bizzarrìe più intriganti, spesso siano celate da modelli e marchi del tutto "insospettabili". Quanto leggerete di seguito - ennesimo tributo alla storia Citroën - non è un'eccezione, molto semplicemente "conferma la regola"...

Oggi gli unici costruttori europei ad avere notorietà (oltre che macinare guadagni...) Oltreoceano sono i tedeschi e, in misura minore, gli atelier che costruiscono supercar. Del tutto assenti sono i marchi "popolari" del Gruppo Fiat (anche se, vi anticipiamo, per quanto riguarda l'Alfa il discorso è un po' più complesso...) e i costruttori francesi. Come la stessa stampa americana ha più volte ribadito, l'insuccesso delle berline italiane e francesi risiede nella diffidenza che incutevano nei consumatori americani, spesso mossa da motivazioni più che plausibili... Un tipico esempio di automobile "inquietante" per gli americani è stata la Citroën CX.

Presentata in pompa magna al Salone di Parigi, nel agosto del 1974, la CX aveva davanti a se la carriera spianata. Era, infatti, figlia della DS che, lo ricordiamo, è stato uno dei più grandi successi Citroën e ereditava dalla genitrice l'impostazione meccanica, col fantascientifico impianto idropneumatico (che, per la precisione, derivava da quello della Citroën SM). L'estetica richiamava le linee della media GS del '72 ed è stato l'ultimo esempio di design puramente Citroën. Dal 1975, infatti, la casa di Quai de Javel vide i propri uffici stile operare in simbiosi con gli omologhi Peugeot.

Tuttavia, col senno di poi, possiamo tranquillamente affermare che, se la CX, fuori casa, è riuscita a far breccia tra i "fedeli" di alcuni paesi europei (Paesi Bassi e Germania in testa), nel resto del mondo non arrivò mai ai livelli di popolarità della DS. Ma nel '74 un tale esito non era minimamente prevedibile e, sulla scia della discreta popolarità ottenuta Oltreocano, che precedentemente arrise alla DS (merito soprattutto del suo design, "di rottura"), la Citroën decise di stringere accordi con una serie d'importatori per esportare la sua CX in U.S.A ed in Canada.

La scelta di affidare la distribuzione ad aziende autonome, ognuna delle quali "copriva" una porzione di territorio Nordamericano, si rivelò non molto azzeccata, soprattutto a causa della gestione dell'affare, alquanto "allegra", da parte di taluni operatori, che comportava notevoli disagi alla clientela soprattutto dal punto di vista dell'assistenza. Così, al termine della produzione della prima serie di CX, nel 1985, erano presenti in america soltanto alcune centinaia di unità dell'ammiraglia (di cui molte con motore a gosolio). Vista la poco edificante situazione, Citroën abbandonò l'idea di sfondare nel mercato Statunitense.

Ma nel 1986 cambiò qualcosa. La rete di importatori indipendenti non aveva più il mandato per la distribuzione delle vetture Citroën in America e nacquero due nuove aziende ad hoc per la distribuzione delle rinnovate CX: la CINA (che, malgrado il nome, con la nazione di Mao non c'entra niente...) e la CX AUTO. La due società, la cui denominazione della prima è acronimo di Citroën Importer of North America, operavano indipendentemente - tra loro e da Citroën - e risiedevano rispettivamente in New Jersey ed in Georgia.

Delle due, l'unica che ottenne un minimo di "visibilità" in un mercato che tende a schiacciare i piccoli, fu la CX AUTO. Quest'azienda aveva una testa di ponte in Europa, esattamente a Oisterwijk nei Paesi Bassi. Le vetture destinate a solcare l'Oceano erano tutte equipaggiate col quattro cilindri 2.5 a benzina, anche sovralimentato, erogante in origine da 150 a 185 cv. Le versioni erano GTI (per le vetture a passo corto) e "Prestige" (per le "passo lungo").

Ogni auto veniva acquistata in versione catalizzata e full-optional, quindi con climatizzatore, ABS, interni in pelle, autoradio ed ogni sorta di diavoleria elettronica disponibile per il modello.

Nell'officina di Oisterwijk giungevano gli esemplari, che la CX AUTO acquistava regolarmente da Citroën, destinati ad essere sottoposti alla "cura americana". Fondamentalmente le modifiche erano ristrette all'adozione di elementi ad assorbimento d'urto all'interno dei paracolpi, all'installazione della strumentazione con scale graduate secondo il sistema anglosassone, al montaggio di nuovi gruppi ottici anteriori a quattro parabole circolari (non su tutti gli esemplari) e all'installazione delle luci d'ingombro laterali (equipaggiamento utilissimo per migliorare la visibilità del veicolo).

Altri interventi erano limitati ad un controllo generale del veicolo, per eliminare eventuali difettosità "latenti"... Terminate le operazioni di aggiornamento, le vetture venivano spedite in Georgia e da lì smistate ai vari venditori e commercializzate col marchio "CX AUTO". Interessante era la forma di garanzia, esempio dell'elevato grado di affidabilità (perlomeno teorico) dei modelli: oltre quindici anni fa, le vetture commercializzate dalla CX AUTO erano totalmente garantite per ben 5 anni o 50.000 miglia (meno entusiasmante la garanzia contro la corrosione, anch'essa limitata a 5 anni...). L'operazione CX AUTO, che andò avanti nonostante il gruppo PSA fosse contrario (ma non mosse un dito per fermare la società...), durò quattro anni: le ultime vetture furono distribuite nel 1990. A causa anche dei prezzi elevati (oscillavano approsimativamente tra 40.000 e 50.000 USD), il numero di CX AUTO complessivamente vendute negli Stati Uniti è stimabile in circa 1.000 unità.

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