50 anni di Sprint...

Il 15 maggio ha segnato l'inizio delle celebrazioni per i cinquant'anni della Giulietta. L'auto merita una degna celebrazione del "mezzo secolo" di vita, in quanto si tratta della prima Alfa Romeo "industriale" dopo il primo, elitario, tentativo, costituito dalla berlina 1900.
La nascita di questa media è stata piuttosto travagliata e, soprattutto, insolita: caso unico nella storia dell'automobilismo, la gamma Giulietta vide l'esordio della coupè "Sprint" precedere quello della berlina. Sul perché non ci sono mai state notizie chiare. Sicuramente, trasformare l'Alfa Romeo da costruttore d'elìte a costruttore "di massa" deve aver richiesto uno sforzo notevole, tale da rendere eccessivamente difficoltoso l'allestimento di una linea di produzione per la berlina (l'idea è molto più chiara se si ricorda che il contesto è quello post-bellico).
Così, mentre la sperimentazione per la quattro porte procedeva, si decise di recuperare terreno realizzando una coupè, certamente più facile da produrre nella Milano automobilistica degli anni Cinquanta, dove una gran quantità di artigiani costituiva "le fondamenta" per un'incredibile esperimento produttivo. La Casa Madre, nei primi mesi, si occupò praticamente solo dell'assemblaggio di componenti di carrozzeria realizzati a mano da decine di abili battilastra. Per questo, ogni Giulietta Sprint, della primissima serie, è praticamente un esemplare unico.

Lo stile fu definito da Bertone, ma solo dopo aver vagliato numerose proposte.
L'incipit lo diede Giuseppe Scarnati, in forza all'Alfa Romeo, che lavorò alla definizione del nuovo modello tra il 1951 e il 1953. Nel '53, Quaroni, direttore generale della Casa, decise di rivolgersi a Boano di Ghia e a Scaglione della Bertone per l'affinamento delle linee impostate da Scarnati. Il lavoro congiunto dei due s'interruppe quando Boano, poco dopo, fu chiamato a dirigere il centro stile Fiat. Fu allora che Bertone acquisì "le redini" del progetto: la matita di Scaglione, ispirandosi alla 1900 Sprint, impostò il design definitivo della vettura.

Con eccezionale rapidità, consentita dalla flessibilità della "rete produttiva", nell'aprile del '54 la Giulietta Sprint fu presentata al pubblico, in veste definitiva, al Salone di Torino.
Rispetto all'ultimo prototipo, la Giulietta "di serie" non aveva il portellone posteriore e il tappo del serbatoio esterno, sostituiti da un normale cofano bagagli e da un bocchettone di rifornimento posto all'interno dello stesso (soluzione incredibilmente irrazionale, ma non rara tra le auto degli anni '50).

Il nome, poi, merita un discorso a parte. Anche in questo caso si tratta "di leggende" sulla cui veridicità non state trovate conferme. La più "accreditata" tira in ballo il poeta Leonardo Sinisgalli e narra, semplicemente, che il nome Giulietta fu suggerito dalla moglie dello stesso, per assonanza con il "Romeo" della Casa Madre.
La seconda coinvolge sempre l'assonanza tra "Giulietta" e "Romeo", ma i soggetti coinvolti sono alcuni dirigenti dell'azienda del Portello ed un principe russo. Il contesto era quello della presentazione della "1900" nel 1950. Pare che il principe trovandosi al contesto di ben otto dirigenti dell'azienda milanese abbia dichiarato "siete otto Romeo e nemmeno una Giulietta". La frase dev'essere rimasta impressa a fuoco nelle menti dei dirigenti Alfa.
Comunque, leggende o no, la denominazione "Alfa Romeo Giulietta" è stata una mirabile intuizione dal punto di vista puramente commerciale.

Ritornando alla vettura, nel '54, quindi, la Giulietta Sprint esordì al Salone di Torino con un quattro cilindri bialbero di 1290 cc interamente in lega leggera e con cinque supporti di banco, un vero gioiello tecnologia per l'epoca, realizzato grazie alle esperienze aeronautiche dell'Alfa Romeo d'allora (e che, per certi versi, non sfigurerebbe neanche adesso, a cinquant'anni di distanza), capace di 65 cv e 165 km/h. Nonostante il prezzo di un milionesettecento mila lire, durante la manifestazione furono raccolti ben 700 ordini (un'enormità, considerando la contingenza e gli stipendi medi che s'aggiravano sulle quarantamila lire mensili).
Nel'aprile del 1955, le linee di montaggio furono pronte a sfornare la Giulietta berlina. Impostata come una piccola "1900", fu la capostipite delle medie Alfa Romeo. Nell'ottobre dello stesso anno, vide la luce la "Spider" realizzata da Gian Battista "Pinin" Farina e destinata ad un successo travolgente, soprattutto Oltreoceano. Negli anni successivi, la gamma venne ulteriormente ampliata con una serie di versioni "speciali" e "potenziate": nel 1956 esordì la Sprint Veloce, con allestimenti semplificati e motore potenziato ad 80 cv, grazie ad una diversa fasatura e a nuovi carburatori Weber alimentati da una pompa carburante elettrica. L'incremento di potenza, unito all'alleggerimento di circa 70 kg, le permetteva velocità prossime ai 170 orari. In quest'allestimento la Giulietta partecipò alle più importanti competizioni, ottenendo numerosi allori.
Nel '57 la "Veloce" venne affiancata da una versione "Confortevole", con le stesse caratteristiche e con allestimenti leggermente più indirizzati al turismo (solo 200 esemplari prodotti). Nello stesso anno esordì la Sprint Speciale, una versione dalla carrozzeria aerodinamica - ispirata ai famosi prototipi BAT di Bertone - il cui profilo è stato affinato "sul campo", ovvero facendo test aerodinamici in strada, con la vettura addobbata da fili di lana che evidenziavano le eventuali turbolenze. Il motore della Speciale (o "SS"), era sempre lo stesso 1290 cc, ma con potenza portata a 100 cv, per una velocità massima ormai prossima ai 200 km/h: un risultato incredibile, tenendo conto della cilindrata. In questo periodo, al cambio al volante venne affiancato il cambio a cloche, disponibile in alternativa.

Due anni più tardi (era il 1959) esordì la seconda serie. Tratti caratteristici sono il restyling, opera di Giugiaro, e gli adeguamenti normativi in ossequio al nuovo codice della strada. Motore potenziato ad 80 cv, mentre la Veloce adotta il 1300 da 100 cv, prima patrimonio esclusivo della SS.
Il biennio 1960-1961 si ricorda soprattutto per la SZ, una versione ancor più estrema della SS di Bertone e realizzata in alluminio dalla Carrozzeria Zagato: caratterizzata da un'aerodinamica ancor più esasperata e dalla coda tronca, la SZ fu prodotta in soli 217 esemplari. Canto del cigno della gamma Giulietta fu la "Special" una versione elaborata, capace, grazie all'ottima aerodinamica, di raggiungere i 272 km/h.

A partire dal '62 la Giulietta berlina lasciò campo libero alla sua erede Giulia, caratterizzata da una carrozzeria modernissima (a tratti sconcertante) e da un motore dalla cubatura portata a 1570 cc. Contemporaneamente il coupè Sprint diventò Giulia Sprint 1600 e, con il nuovo motore, riuscì a toccare i 172 orari. Uscirà di produzione ufficialmente nel '64, anche se tra il '64 e il '65 fu realizzata una piccola serie di "Sprint 1300" limitata a 1800 esemplari.

Per commemorare una carriera tanto fulgida, l'Alfa Romeo ha preparato una serie di appuntamenti nei "luoghi" della Giulietta, che si protrarranno fino al 20 giugno prossimo. Fine ultimo di questa gradevole iniziativa è certamente quello di trasmettere al pubblico l'idea che l'Alfa Romeo è cambiata e cerca caparbiamente di recuperare terreno, dopo la grave crisi in cui è caduta tra la fine degli anni '80 e i '90. Fulcro delle manifestazioni è il filo conduttore che si vuol creare tra la "filosofia" propria della Giulietta e quella dell'Alfa GT. Quest'ultima è, infatti, ufficialmente indicata dalla Casa Madre quale "erede" della coupè degli anni Cinquanta. Saprà reggerne lo scettro?

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