Viaggio alle origini della sportiva del Biscione

E' innegabile che l'ottantunesimo Salone di Ginevra ha regalato al Gruppo Fiat una visibilità eccezionale, superiore a quella ottenuta dal gruppo torinese in vent'anni di kermesse internazionali. Tra le nuove Lancia New Ypsilon, Thema e Flavia Concept ed una Fiat Freemont di respiro europeo, ha fatto capolino un modello particolare: l'Alfa Romeo 4C Concept. Si tratta ancora di un prototipo, ma la Casa del Biscione ha già annunciato che diventerà realtà già dal prossimo anno. Andiamo quindi a vedere più nel dettaglio le origini di una sportiva che si preannuncia come protagonista nei sogni degli appassionati.

CON DALLARA E KTM

La nascita di questa nuova sportiva è stata possibile grazie all'intraprendenza di Dallara e dell'austriaca KTM che decisero di dar vita a quell'esclusiva sportiva dall'essenzialità disarmante che risponde al nome di KTM X-Bow. La X-Bow, tecnicamente raffinata col telaio in fibra di carbonio, le sospensioni d'ispirazione agonistica e il raffinato TSI 2.0 del gruppo VAG è poco più di un esperimento. Un'auto dall'usabilità assolutamente limitata, priva com'è di qualsiasi comfort - anche dei più basilari come un parabrezza ed una capote - un esercizio tecnico estremo frutto del coraggio di un manipolo di tecnici genuinamente appassionati e di una casa motociclistica alla ricerca di un prodotto che funga da portabandiera. Di X-Bow per le strade se ne vedono ben poche... (è un eufemismo, di fatto non se ne vedono) e non poteva essere diversamente. Visto il carattere esclusivo del modello, chi l'acquista la tratta come merita: più che un'automobile, un oggetto d'arte. Tuttavia in Fiat qualcuno deve aver notato qualcosa di particolare nella sportiva austro-italiana. Qualcuno al Lingotto deve aver colto lo spirito che la muove. Seppur molto vicina a certe essenzialissime sportive inglesi, in realtà la X-Bow ha nello spirito qualcosa "di italiano".

TRIBUTO TRICOLORE

Con la piattaforma X-Bow, opportunamente modificata e imborghesita in molti particolari, si sarebbe potuti tornare in un segmento, quello delle sportive compatte e raffinate, da cui l'Italia è assente dal 1988, da quando l'ultima X1/9 uscì dagli stabilimenti Bertone. Ecco nascere, quindi, l'Alfa Romeo 4C, spinta ovviamente da un quattro cilindri Alfa Romeo, il 1750 TBi della Giulietta Q.V. con tanto di sistema DNA. Nella 4C se "l'origine" è stata rispettata, con i dovuti adeguamenti, il telaio è stato letteralmente vestito con una leggerissima carrozzeria dalle proporzioni antiche. Il muso è pulito è presenta, rinnovato, il classico trilobo Alfa con una differenza sostanziale: le dimensioni dello scudetto sono finalmente proporzionate con quelle dei due lobi laterali, senza gli eccessi "egocentrici" evidenti negli ultimi modelli quali MiTo e Giulietta. Ma è l'intera carrozzeria a regalare sensazioni passate: dal rapporto lunghezza - passo - larghezza, fino all'inclinazione del parabrezza e all'andamento della coda.

FIGLIA DELLE BERLINETTE ABARTH

Insomma, un'idea nuova per l'Alfa, che ha un qualcosa di noto, di ben conosciuto. Pensando a lei non si possono non ricordare le berlinette da corsa Abarth, ma anche - e soprattutto - la citata Fiat X1/9 e le Lancia Beta Montecarlo e Stratos, a cui la 4C sembra ispirarsi in più di un particolare. Siamo quindi davanti ad un progetto che, riprendendo l'idea di sportiva essenziale a motore centrale, è un tributo all'intero automobilismo tricolore. Un gradito ritorno vestito da Alfa Romeo, quasi a suggellare definitivamente il legame tra il Biscione e l'Italia, un legame che - nonostante qualche pettegolezzo di troppo - sembra non essere in discussione.

Fotogallery: Alfa Romeo 4C: com'è l'abitacolo