In Cassazione, ennesima sconfitta per il Comune di Milano

Tempi di notifica della multa per infrazione rilevata con autovelox: il Comune di Milano perde, gli automobilisti vincono. Il verdetto arriva dalla sentenza 7.066 della Cassazione, resa nota il 21 marzo 2018, per una decisione presa il 12 settembre 2017. Il problema ruota attorno all’articolo 201 del Codice della Strada: se la violazione non può essere immediatamente contestata, il verbale (con gli estremi dell’infrazione e con l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata) deve, “entro 90 giorni dall'accertamento”, essere notificato al proprietario dell’auto. Stando al Comune di Milano, “entro 90 giorni dall’accertamento” significa da quando i Vigili vedono le foto dell’autovelox. Infatti, il multato che ha vinto il ricorso al Giudice di Pace e l’appello del Comune di Milano in Tribunale, ha ricevuto la contravvenzione dopo 180 giorni dall’accertamento. Sbagliato, per la Cassazione: i giorni devono essere 90.

La difesa di Palazzo Marino

Il Comune di Milano ha portato avanti questa singola battaglia legale contro l’automobilista dal 2014. Va detto, per inciso, che in ballo non c’è questa unica multa, ma somme non precisate: vanno conteggiati tutti i verbali dati con autovelox all’ombra della Madonnina, inclusi quelli in cui il limite è passato (per esigenze di sicurezza stradale) da 70 a 50 km/h. Quanti quattrini sono in gioco? Un bel mistero. Comunque, tutto nasce, nell’episodio preso in esame dalla Cassazione, da un’infrazione del 25 maggio 2014. La multa è stata notificata a casa del proprietario dell’auto l’1 dicembre 2014 (quando abbiamo denunciato i diritti strangolati degli automobilisti). Grosso modo 180 giorni dopo, il doppio di quanto previsto dal Codice della Strada riguardo i tempi di notifica. Per una “attività istruttoria complessa”, dice il Comune. Sentiamo: “Doveva ritenersi congruo il termine intercorso tra il rilevamento automatico dell'infrazione e la notifica del verbale di accertamento, in quanto proporzionato alla quantità di violazioni commesse nei luoghi nei quali il Comune ha predisposto il sistema di rilevamento automatico della velocità dei veicoli in transito”. Tradotto dal burocratese stretto: tante multe, tanto lavoro, quindi 180 giorni sono congrui.

La Cassazione è perentoria

Per la Cassazione, i 90 giorni sono il termine corretto. D’altronde, aggiungiamo, il Comune di Milano aveva già perso altre volte di fronte a numerosi Giudici di Pace. I 90 giorni erano stati confermati dal ministero dei Trasporti e dalla Prefettura. Ma la Cassazione fa un’aggiunta di notevole peso: i 90 giorni possono non valere se è difficile individuare il proprietario dell’auto: “In presenza di situazioni di difficoltà di accertamento addebitabili al trasgressore: tardiva trascrizione, trasferimento della proprietà del veicolo, omissione di comunicazione del mutamento di residenza”. Un termine superiore ai 90 giorni non è invocabile se “la difficoltà è connessa all'attività dell'amministrazione, chiamata a gestire un numero elevato di violazioni registrate dai rilevatori di velocità, posto che l'effettività dell'azione dell'amministrazione non può mai realizzarsi attraverso la compressione del diritto di difesa del trasgressore”. Insomma, se il Comune è in ritardo nella propria organizzazione e gestione delle multe, comunque questo non deve ledere i diritti degli automobilisti.

Quanti giorni bastano

La Cassazione bacchetta ancora il Comune di Milano: “Tenuto conto della evoluzione dei sistemi di rilevamento dei dati utilizzabili ai fini della identificazione del trasgressore e del luogo utile per la notifica, il legislatore del 2010 ha ridotto il termine da 150 a 90 giorni”. Per non violare la Costituzione, articolo 24: “La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”. Così, alla fine, Palazzo Marino (che paga pure 700 euro di spese legali) esce da questa vicenda con le ossa rotte. Senza considerare lo squilibrio comunque esistente fra automobilista e Comuni: il primo, se vuole fare ricorso al Giudice di Pace, ha 30 giorni (pagando 43 euro, altro punto discutibilissimo, proprio in considerazione dell’articolo 24 della Costituzione); 60 giorni se si rivolge al Prefetto gratuitamente (occhio però, se perde paga il doppio). Il multato ha inoltre solo 60 giorni per pagare. Siamo ben distanti dai 90 giorni concessi ai Comuni per le notifiche: bastano. E avanzano. Vuoi fare ricorso contro le multe tardive? Ecco come far annullare la multa.