Chi respira male di notte, poi il giorno dopo è stanchissimo. Ecco cosa fare per risolvere il problema

L’Apnea Ostruttiva nel Sonno è un disturbo estremamente frequente: si stima che interessi il 24% della popolazione di sesso maschile e il 9% della popolazione di sesso femminile di mezza età: a sostenerlo è Claudio Donner, medico pneumologo e presidente di Fondazione Mondo respiro. Parliamo dell’OSAS, una transitoria ma ripetuta interruzione del respiro durante il sonno. Tale fenomeno determina un’alterazione qualitativa del riposo notturno che può portare alla comparsa di sintomi durante la veglia come l’eccessiva sonnolenza diurna: così il pericolo di incidenti d’auto e di infortuni sul lavoro sale. Perché ci si sente stanchi e meno concentrati. Non si scherza col fuoco: nei casi più gravi l’OSAS può rappresentare un importante fattore di rischio per l’insorgenza di patologie cardiache e di natura vascolare come l’infarto acuto del miocardio, l’ictus cerebrale e l’ipertensione arteriosa. Tuttavia, solo nel 4% degli uomini e nel 2% delle donne il disturbo presenta caratteristiche di gravità tali da richiedere un intervento terapeutico. In Italia, la stima fa paura: 1,6 milioni di persone affette da OSAS hanno bisogno di una terapia.

Tre punti chiave

#1. Il guaio della sopravvalutazione. L’ACI ricorda che, secondo studi recenti, spesso non siamo consapevoli del nostro effettivo grado di sonnolenza e tendiamo a sopravvalutare la nostra capacità di resistere al sonno. Pensiamo di poter resistere, ma alla fine crolliamo. Magari ci aiutiamo con qualche trucchetto che riteniamo utile, ma che in realtà si rivela un boomerang: bagnarsi la faccia con acqua fredda, mettere il volto fuori dal finestrino, alzare il volume dell’impianto in auto al massimo.

#2. Quali sintomi. La sonnolenza, ricorda l’ACI, viene annunciata da insistente sensazione di bruciore agli occhi. Le palpebre si abbassano di frequente e continuiamo a sbadigliare. Si ha difficoltà a mettere a fuoco le immagini di fronte a noi. Diventa un’impresa mantenere diritta la testa, che tende a cadere in avanti. Si fanno brusche manovre di guida che fanno sobbalzare la nostra auto.

#3. Patente, quali regole. La patente non dev’essere rilasciata né rinnovata a candidati o conducenti affetti da disturbi del sonno causati da apnee ostruttive notturne che determinano una grave e incoercibile sonnolenza diurna, con accentuata riduzione delle capacità dell'attenzione non adeguatamente controllate con le cure prescritte. Sta tutto scritto nel decreto 22 dicembre 2015 pubblicato in Gazzetta Ufficiale numero 9 il 13 gennaio 2016. Recepisce la direttiva europea 2014/85/UE: insomma, l’Italia si adegua a quanto vuole l’Unione europea. Tutto passa per il candidato alla patente: se dichiara al medico di soffrire di apnee notturne, o comunque di soffrire di sonnolenza diurna (magari legata a un pessimo riposo di notte), allora dovrà sottoporsi a esami specifici. E per il rinnovo? Chi ha avuto una diagnosi di OSAS è tenuto a riferirlo nella “dichiarazione anamnestica": è il documento che determina le condizioni di potenziale rischio. Se il medico rileva l'assenza di sonnolenza diurna o una sua lieve presenza, certificherà l'idoneità alla guida. Un particolare approfondimento, invece, verrà condotto sulle persone che dichiarano di essere affette da OSAS o che secondo il medico, potrebbero soffrire di OSAS.

Reagire subito

Chi sospetta di soffrire di OSAS si faccia visitare da un medico. Potrebbe essere necessario un esame diagnostico come il monitoraggio cardio-respiratorio (poligrafia). Dopodiché, la terapia varia a seconda della gravità del problema: potrebbe essere necessario un dispositivo che eroga un flusso d’aria in grado di impedire l’occlusione delle vie aeree ed evitare la manifestazione di apnee notturne che si applica durante il sonno.