La Cassazione fa chiarezza sui verbali dei Vigili

Guida con smartphone in mano: opporsi alla multa significa andare incontro a sconfitta sicura. Infatti, stando all’ordinanza della Cassazione (seconda sezione civile) numero 10870 del 19 gennaio 2018 (resa nota il 7 maggio), il verbale emesso da un pubblico ufficiale fa piena prova fino a querela di falso e non può ammettersi la prova testimoniale dell’automobilista per la contestazione del fatto. Ricordiamo che, in base al Codice della Strada (articolo 173), c'è il divieto assoluto di tenere il telefonino in mano mentre si guida: è vietato sia chiacchierare sia chattare o controllare le email; così come controllare la rubrica o fare altro impugnando il cellulare. È consentito l'uso di apparecchi a vivavoce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie (che non richiedono per il loro funzionamento l'uso delle mani). Per chi guida con smartphone in mano, c'è una multa di 161 euro, il taglio di 5 punti-patente e la sospensione della patente da 1 a 3 mesi alla seconda infrazione nel biennio (recidiva).

Boomerang-batosta

Attenzione a chi dispensa consigli troppo alla leggera, suggerendo di fare ricorso contro la multa per guida con smartphone in mano: andare in causa sostenendo che l’agente delle Forze dell’ordine ha visto male, in quando non si stava impugnando il cellulare, significa perdere. Così, chi si è rivolto al Giudice di Pace perderà i 43 euro di tassa allo Stato da versare obbligatoriamente, e si vedrà confermare la sanzione (in genere, il magistrato non la modifica). Chi si è invece rivolto al Prefetto si vedrà raddoppiare la multa in automatico: 322 euro, più la conferma del taglio di 5 punti-patente.

Il caso esemplare

In questo senso, il caso specifico trattato dalla Cassazione è esemplare. Nel 2009, un guidatore di Genova riceveva una multa dalla Polizia Municipale e si opponeva al Giudice di Pace, perdendo. In secondo grado, ribaltone: il Tribunale dava ragione al guidatore, fondando la sua decisione sulle dichiarazioni del verbalizzante, che manifestava incertezze sull'uso del cellulare. La Prefettura di Genova faceva allora ricorso per Cassazione: il verbale di contestazione ha fede privilegiata, ed è impugnabile solo con la querela di falso. Insomma, occorre passare al Codice Penale.

Lo dice il Codice Civile

L'efficacia probatoria del verbale deriva dall'articolo 2700 del Codice Civile: attribuisce all'atto pubblico l'efficacia di piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato. Contano pure le dichiarazioni delle parti e altri fatti che il pubblico ufficiale attesta siano avvenuti in sua presenza. Questo vale qualunque sia la percezione (statica o dinamica) delle circostanze, ossia vale se l’auto era ferma o se circolava. Non incide la possibilità che il Vigile abbia percepito male le circostanze: abbia cioè visto per sbaglio il guidatore con lo smartphone in mano mentre la vettura viaggiava a una certa velocità.