Nascita ed evoluzione dei mitici benzina Serie 100 e Fire, fedeli compagni dal 1955 per milioni di famiglie italiane

Nell’album delle fotografie di ogni italiano c’è almeno un'immagine in cui è presente un membro aggiunto della famiglia. E non parliamo di un lontano parente o di un amico a quattro zampe, ma di un qualcuno fedele, mai assente e a cui abbiamo sempre dato del tu: un motore. Proprio così. Tutti del resto abbiamo posseduto, guidato o siamo saliti almeno una volta su una Fiat costruita dal 1955 ad oggi, che ci ha accompagnato magari in vacanza o su strada tutti i giorni. Quell’auto era dotata quasi sicuramente di un benzina prima della Serie 100 e poi Fire, le mitiche famiglie di unità a 3 e 4 cilindri passate alla storia per le loro doti di robustezza e affidabilità. Nel solco di questa gloriosa tradizione si inseriscono i nuovi motori 1.0 e 1.3 portati all’esordio dalla rinnovata Jeep Renegade.

Piccolo ma anche sportivo

Per ricostruire la storia dei piccoli benzina del gruppo Fiat dobbiamo tornare al 1955, quando il costruttore torinese lanciò sulla 600 un benzina a quattro cilindri da 633 cc. Quel motore aveva il basamento in acciaio e la testa dei cilindri in alluminio, soluzioni tecniche molto evolute per quel periodo, che infatti gli assicuravano una buona potenza massima: il “piccolino” erogava 22 CV. Fiat lo ha aggiornato nel corso degli anni e ne ha aumentato la cilindrata a 767 cc, 843 cc, 903 cc e 1050 cc, in quest’ultima versione destinato a una vettura dall’indole sportiva come l’Autobianchi A112 Abarth. I motori della famiglia Serie 100 hanno spinto vetture realizzate in milioni di esemplari, entrate a pieno titolo nella storia dell’automobilismo italiano: le Fiat 850, 127 e Panda, ma anche le Seat Marbella e Zastava Koral.

Motore Fiat Fire

Nel 2007 arriva il turbo

A metà anni ‘80 i motori Serie 100 iniziavano però a sentire il peso degli anni e così Fiat iniziò a lavorare ai sostituiti, i mitici Fire, dove Fire è l’acronimo di Fully Integrated Robotised Engine (a rimarcare il fatto che venivano costruiti da robot). Il via della produzione risale ufficialmente al 30 marzo 1985, quando l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini visitò lo stabilimento molisano di Termoli, predisposto dal costruttore con l’aggiunta di una terza linea produttiva. Il Fire viene lanciato sulla Autobianchi Y10 con cilindrata di 999 cc e nel 1986 debutta in quella da 769 cc, ma nel corso degli anni “lievita” passando a 1108 cc, 1242 cc e 1368 cc. Nel 2007 il Fire riceve il turbo e due anni dopo viene equipaggiato con il sistema MultiAir, una tecnologia in grado di controllare l’apertura delle valvole e studiata per diminuire i consumi senza incidere sulle prestazioni.

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