Diffusione delle infrastrutture e incentivi all'acquisto: queste le due variabili che incidono sulle vendite di auto a zero emissioni. E che penalizzano l'Italia

L'opinione comune vuole che l'auto elettrica sia l'auto del futuro. In Italia, in effetti, è così: infrastrutture carenti, poca informazione al consumatore, zero agevolazioni all'acquisto non la rendono oggi un'alternativa percorribile. In più, i dati dimostrano come la sua diffusione sia proporzionalmente legata al reddito. E anche questo, in Italia non aiuta. Ma se da noi resta una scelta di nicchia - stando agli ultimi dati le auto a zero emissioni nel nostro Paese rappresentano lo 0,4% dell'intero parco circolante – all'estero ci sono situazioni ben diverse in cui, già oggi, l'auto elettrica è una realtà concreta.

Le colonnine nel mondo

Partiamo dalle infrastrutture. Senza di quelle, l'auto elettrica non si compra. Invece, più le colonnine di ricarica sono diffuse capillarmente sul territorio e più si è invogliati ad acquistare un'auto elettrica. Da questo punto di vista è la Cina, per motivi di popolazione ed estensione geografica, a guidare la classifica degli stati con il più alto numero di punti di ricarica sul territorio. All'ombra della Grande Muraglia ci si sta avvicinando velocemente alle 250.000 colonnine. Oltre la Cina, sono tanti i Paesi che hanno sviluppato infrastrutture per la ricarica rapida delle batterie in grado da garantire la fruibilità di una vettura elettrica senza troppi patemi d'animo. Negli Usa, ad esempio, le colonnine sono già 22.508, di cui un terzo concentrate in California, mentre in Giappone se ne contano addirittura 40.000, un numero talmente alto da permettere al Sol Levante di vantare più punti di ricarica per auto elettriche che distributori di benzina (34.000). In Norvegia, dove sono in atto politiche concrete a sostegno delle auto elettriche, le colonnine di ricarica rapida sono 7.142. Un bel risultato a fronte di una popolazione di poco più di 5 milioni di abitanti. In Italia, invece, ci si arresta poco sopra le 2.700. Insomma, siamo in affanno. In generale, Italia a parte, stando alle analisi Acea (European Automobile Manufacturers Association) l'UE presenta una diffusione molto disomogenea delle colonnine di ricarica. Tanto che il 76% si concentra in soli 4 Paesi: Olanda, Germania, Francia e Regno Unito. Su un totale di 116.842 recharging point, 88.703 sono situati proprio in quei 4 stati più virtuosi. Fanalini di coda, come si vede dalla tabella, Malta, Bulgaria, Lettonia, Grecia e Cipro, tutte con meno di 100 colonnine a testa.

7 ragioni per scegliere l'auto elettrica

Incentivi cercasi

Lo stato di sviluppo delle infrastrutture è solo uno dei parametri che condizionano la diffusione delle auto a zero emissioni. Altro ruolo di primissimo piano è giocato dagli incentivi e dalle misure adottate dai governi per rendere l'acquisto e l'utilizzo di un'auto elettrica più conveniente. In Italia – si fa in fretta – non ci sono né agevolazioni né contributi. Unica consolazione, l'esenzione del bollo per cinque anni e qualche iniziativa, legata alle politiche dei singoli comuni, per la possibilità di parcheggiare gratis nelle zone blu o per circolare liberamente nelle ZTL. E qui si torna al dato iniziale: le auto elettriche da noi sono solo lo 0,4% del totale circolante mentre in Europa la media è più del doppio: 0,9%. Lo scorso anno in Italia sono state vendute 1.967 auto elettriche; in Europa, in totale, 149.086; in Italia le auto elettriche sono circa 10.000, in Europa sono già oltre il mezzo milione.

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Tutte le agevolazioni

Vediamo ora come la politica sta cercando di sostenere la mobilità “green”. Il governo tedesco offre un contributo di 4.000 euro per chi compra un'elettrica al di sotto dei 60.000 euro. In Svezia sale a 5.000 euro, a prescindere dal prezzo di listino; in Spagna a 5.500 euro e in Francia addirittura a 6.000 euro. L'iniziativa, in questi Paesi, non ha esattamente dato i risultati sperati, ma ha comunque contribuito a incrementare i volumi di vendita delle auto a zero emissioni. In Olanda, invece, l'auto elettrica conviene perché là sulle auto si pagano due tasse molto onerose (una legata alle emissioni inquinanti e una, di possesso, commisurata a potenza e tipo di alimentazione). Bene: queste si annullano o si riducono drasticamente se si acquista un'auto che non inquina. In Gran Bretagna il governo ha invece stanziato 1,2 miliardi di sterline a sostegno della mobilità elettrica. Quei soldi non sono destinati agli automobilisti, ma vanno a Costruttori e rete vendita che, potendo godere di un contributo statale, possono abbassare il prezzo finale attirando un maggior numero di clienti. Questa iniziativa, attiva dal 2016, prevede che un terzo del fondo sia utilizzato per agevolare l'installazione di colonnine di ricarica private presso le singole abitazioni. Senza scendere nel dettaglio, in UE, tra riduzioni fiscali e contributi all'acquisto, sono 15 gli stati sensibili a queste tematiche ambientali.

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Il sistema norvegese

Fuori dall'Europa la situazione non cambia. Ci sono stati più attenti e stati meno attenti alla questione. La Norvegia, però è il vero paradiso delle auto elettriche (rappresentano ormai il 42% delle vendite). Il governo ha messo a punto molteplici agevolazioni. In Norvegia, infatti, un'auto a zero emissioni è prima di tutto esentata dalle consistenti tasse sull'acquisto, sul possesso e sulle emissioni. In più, non paga IVA (al 25%), parcheggia gratuitamente e sempre gratuitamente viaggia in autostrada. Inoltre, in città, può sfruttare le corsie riservate ai mezzi pubblici. Se a questo aggiungete che la Norvegia ha un reddito procapite tra i più alti al mondo e una spiccata mentalità eco-friendly, il gioco è fatto. A Oslo e dintorni, insomma, pare proprio che la strada per svincolarsi dal petrolio sia stata tracciata. Anzi, pare che nel marasma di proclami provenienti dai Paesi di mezzo mondo, la Norvegia sia l'unico in grado di raggiungere l'ambizioso obiettivo dichiarato di diventare petrol free entro il 2025.

 

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La diffusione delle colonnine in Europa

Stato - numero di colonnine

Olanda - 32.875

Germania - 25.241

Francia - 16.311

Regno Unito - 14.256

Spagna - 4.974

Svezia - 4.733

Austria - 3.706

Italia - 2.741

Danimarca - 2.582

Belgio - 1.765

Portogallo - 1.545

Irlanda - 1.009

Finlandia - 947

Repubblica Ceca - 684

Polonia - 552

Slovacchia - 443

Croazia - 436

Estonia - 384

Lussemburgo - 337

Ungheria - 272

Romania - 114

Lituania - 102

Malta - 97

Bulgaria - 94

Lettonia - 73

Grecia - 38

Cipro - 36

 

Totale 116.842

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