Sono le stesse compagnie a proporre, sempre più spesso, soluzioni che alleggeriscono la spesa, ma occhio...

L’auto? Tutto a rate. Non solo per comprare la vettura, ma anche per pagare la polizza assicurativa obbligatoria: la Rca. Sono le stesse compagnie a proporre, sempre più spesso, la Rc auto a rate: lo fanno direttamente sui propri siti Internet, oppure in agenzia, con l’obiettivo di andare incontro a chi non vuole intaccare subito il proprio conto corrente. Una soluzione che ha pro e contro.

Poker da tener sott’occhio

#1 Un finanziamento. Le compagnie sono libere di proporre le Rc auto a rate: una volta che l’automobilista chiede la rateazione all’impresa assicuratrice, occorre l’approvazione della finanziaria o della banca cui si appoggia la società. Quasi sempre è un finanziamento: il meccanismo è analogo a quello che scatta quando si chiede un prestito finalizzato all’acquisto di un’auto o di un altro qualsiasi bene.

Pertanto, dietro il consenso del cliente, la finanziaria valuterà se ci sono i margini per dare l’ok alla Rca a rate: reddito (per i dipendenti serve l’assunzione a tempo indeterminato), anzianità di lavoro, eventuali altri prestiti in corso. L’istituto di credito è libero di consultare diverse banche dati, per capire l’affidabilità del cliente: ogni finanziaria si regola come crede, non ci sono parametri univoci.

#2 Per i clienti migliori. Più di rado, non è un finanziamento: la compagnia è però libera di far pagare a rate. Valuta il profilo del cliente e poi decide. L’addebito avverrà su conto corrente o tramite addebito su una carta prepagata o su PayPal. Occhio: ci sarà una maggiorazione sul quale contributo per i maggiori costi di gestione.

Qualora la compagnia lo consenta, se l’auto assicurata non viene utilizzata per uno o più mesi, è possibile sospendere il pagamento di una o più rate (anche non consecutive). Fino a un limite (in genere di un anno).

#3 Gli interessi. Le rate del finanziamento sono comode, ma spesso ci sono gli interessi: quelli puri (il TAN) e quelli che si sommano ai vari e numerosi costi della pratica (il TAEG). Per valutare la proposta si osservi il TAEG. Nel contratto di finanziamento della Rc auto, sono indicati il prezzo di partenza, gli interessi, il costo della pratica, e il totale dovuto. Un esempio pratico: una Rca di 1.000 euro l’anno. In 10 rate da 110 euro.

Alla fine, paghi 1.100 euro, ossia 100 euro in più rispetto a quanto avresti sborsato versando subito in contanti (denaro, bonifico, assegno, carta di credito, bancomat…). Talvolta, è a zero interessi: TAEG zero. Con una rateazione attorno alle 5 rate per cifre totali indicativamente sui 250 euro.

E di 10 rate per importi complessivi superiori ai 250 euro. Se il TAEG è zero, può essere che la compagnia si sobbarchi gli oneri del finanziamento. Comunque, attenzione anche al prezzo totale: magari paghi a rate, però l’annualità non è a buon mercato. Ci sono anche le offerte “mix”: 5 rate senza nessun onere, e 10 rate con i costi amministrativi.

#4 Finanziamenti futuri. Immaginando che questo prestito per la Rc auto venga approvato, si tratta di un finanziamento da onorare: se si sgarra, la Rca vale, ma si finisce nella “black list” (la lista nera dei cattivi pagatori). Il che renderà meno facile ottenere un successivo finanziamento per un certo periodo, almeno finché non avverrà la cancellazione da quell’elenco.

Inoltre, il finanziamento per la Rca rende più difficile avere altri prestiti per beni o servizi, specie se il reddito mensile è basso e la rata importante.

Alla larga dai guai

Di certo, se si è in una situazione critica sotto il profilo economico, comunque la Rc auto va stipulata per legge. Magari a rate, ma è assolutamente necessaria: chi viaggia senza polizza e causa un incidente, risarcisce tutti i danni di tasca propria. Alla larga anche da altri guai: le polizze temporanee (durano pochi giornI) false, vendute da siti fasulli. Non conta la buona fede, ossia essere caduti in trappola senza sapere che fosse una frode: ha importanza solo l’assenza della copertura assicurativa.