Sono gli anni Ottanta, l’economia tira a tutta e il sogno di fondare una Casa automobilistica diventa “facilmente” realtà

Cose dell’altro mondo. Sei un lavoratore della Lamborghini, ma la situazione inizia a starti stretta: il ruolo di dipendente, innanzitutto, non ti gratifica più. E poi l’azienda non è che navighi in buone acque, anzi: la proprietà americana di Chrysler non ha tante idee, e quelle che ci sono vengono realizzate in modo un po’ confuso. Cosa fai, mandi qualche curriculum in giro? Macché, fondi una tua Casa automobilistica. Certo, la cosa non è alla portata di tutti, ci vuole una bella dose di coraggio, ma la congiuntura economica favorevole ti permette di sognare in grande. Quindi convinci un po’ di colleghi e ti metti al lavoro su un progetto che parte dal foglio bianco (o quasi, visto che delle “influenze” Lamborghini si scorgono, nella Cizeta V16 T). E che colleghi: Marcello Gandini, tra gli altri, il papà niente meno che della Miura e della Countach. E poi convinci anche un personaggio che nulla ha a che fare con le macchine, se non per il fatto che è un appassionato: Giorgio Moroder, compositore.

Una storia breve

Gli anni possono essere favorevoli finché si vuole, ma fondare una Casa automobilistica, progettare un’auto, commercializzarla e avere il successo che serve per far quadrare i conti è un altra questione. Nel 1990, dopo ingenti perdite economiche - il cui importo è ovviamente sconosciuto - Giorgio Moroder esce dalla società.

Il tutto, dopo che l’azienda incontra grossi problemi per l’omologazione e, dei 25 esemplari inizialmente previsti, ne ultima solo 8. La storia si conclude nel 1995, quando l’attività deve cessare per bancarotta.

Un progetto da urlo, una realizzazione mediocre

Detto di Cizeta Moroder, poi solo Cizeta, il focus non può che andare sulla V16T e, precisamente, sul suo pazzesco motore a 16 cilindri, frutto dell’unione di due V8 a 90° della Lamborghini Urraco. La macchina non è leggerissima, anzi, con i suoi 1.700 kg supera di slancio le ammiraglie di quegli anni, ma i 560 CV del 6.000 V16 fanno dimenticare tutto il resto.

O quasi, perché dalla carta alla linea di produzione si inseriscono molte variabili e difficoltà, spesso legate ai costi. Ecco dunque, per esempio, componentistica di origine Fiat (le bocchette d’aerazione riprese dalla Lancia Thema), oppure un assemblaggio approssimativo, che vanifica lo sforzo fatto nella selezione della miglior radica utilizzata per l’abitacolo.

La macchina non è leggerissima, anzi, con i suoi 1.700 kg supera di slancio le ammiraglie di quegli anni, ma i 560 CV del 6.000 V16 fanno dimenticare tutto il resto.

Seduti sull’asse anteriore

Quando, da designer, devi gestire un motore da 6 litri di cilindrata e a 16 cilindri, hai due possibilità: fare di tutto per nasconderlo, oppure esaltarne le dimensioni, che a spanne sono quelle di una smart. Marcello Gandini propende per la seconda ipotesi: ecco dunque il cofano posteriore immenso, orizzontale, largo e lungo, che domina visivamente la V16T.

Anzi, il propulsore domina su tutto, perché anche l’abitacolo viene spinto più in avanti possibile, fin quasi a sembrare appoggiato sulle ruote anteriori; un po’ come accadeva sulle Formula 1 anni Ottanta, per capirci.

Cizeta Moroder, le foto storiche
Cizeta Moroder, le foto storiche

Prestazioni al top, design inconfondibile

325 km/h di velocità massima e 4,5 secondi per scattare da 0 a 100 km/h: nel 1990 sono numeri pazzeschi. E il design non è da meno: la mano di Marcello Gandini del resto non può non notarsi e, quando Lamborghini presenta di lì a poco (nel 1991) la Diablo, le somiglianze sono forti.

Quando lascia Lamborghini per Cizeta-Moroder, Gandini è già arrivato a buon punto nella definizione della Diablo; sebbene cronologicamente la V16T nasca prima della “cugina” di Sant’Agata Bolognese, è proprio lei a essere considerata una “copia”. Il blasone del marchio gioca un ruolo fondamentale.

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