Presentato nel 2001 potrebbe finalmente diventare realtà (100% elettrica) nel 2022

Volkswagen T1, per gli amici Bulli. Un furgoncino immortale, al pari della VW Maggiolino dal quale prese vita nel 1949. Un modello nato come mezzo commerciale e diventato, nella sua versione “civile”, il simbolo della cultura hippy e capace di vendere quasi 2 milioni di unità fino al 1967, anno in cui uscì la seconda generazione.

Un modello che provò a rinascere nel 2001 col nome di Microbus e che, nonostante un design riuscito e capace di conquistare pubblico e critica, è rimasto nel cassetto, salvo poi tornare in versioni aggiornate in qualche salone dell’auto. Questa è la sua storia.

Ritorno al futuro

Facciamo un ulteriore salto indietro nel tempo: 1997. Esattamente 22 anni fa Volkswagen presenta la New Beetle, riedizione in chiave moderna – sulla meccanica della Golf – del glorioso Maggiolino che nel 1998 debutta negli Stati Uniti registrando un successo insperato. Nel 1999 l’auto arriva in Europa e nonostante la tiepida accoglienza, Wolfsburg viene investita da un’ondata di malinconia per gli anni ’50 e nasce l’idea di lanciare un altro grande mito VW: il Bulli.

La base della ricetta è la stessa della New Beetle: meccanica e tecnologie già in produzione coperte però da un abito in salsa vintage. I designer tedeschi si mettono all’opera e nel 2001 viene presentato il Volkswagen Microbus, riuscita operazione amarcord.

Il nuovo Bulli piace e non solo a chi gli anni degli hippy li ha vissuti in prima persona ma un po’ a tutti. Le linee sono decisamente semplici e tondeggianti, i richiami al glorioso antenato ci sono e l’ampia vetratura rende l’abitacolo molto luminoso. I vertici Volkswagen sembrano convinti a far partire la produzione e il reparto marketing decide di posizionare la versione di serie del Microbus tra la Sharan e la T5. Com’è andata a finire lo sappiamo tutti.

Il furgone sportivo

I presupposti per fare (e fare anche bene, specialmente negli USA) c’erano tutti. Meccanica pronta, design anche, motori (compreso il VR6 da 231 CV per una versione più sportiva) pure. Perché non si è andati avanti e non abbiamo mai guidato un Bulli versione anni 2000?

Di spiegazioni ufficiali non ce ne sono e possiamo solo avanzare delle ipotesi. Forse il calo delle vendite della New Beetle ha scoraggiato i vertici Volkswagen. O forse il passaggio di consegne tra Ferdinand Piech e Bernd Pischetsrieder al vertice del Consiglio di Amministrazione ha cambiato le carte in tavola, con la piccola crisi del 2004 a piantare l’ultimo e definitivo chiodo nella bara del VW Microbus.

A volte ritornano

La breve e triste storia di quello che sarebbe potuto essere il Bulli del XXI secolo però non ha ancora visto scrivere la parola “fine”. Facciamo un balzo avanti di 10 anni e sistemiamo il calendario su marzo 2011. Luogo: Salone di Ginevra. Nell stand di Volkswagen compare il Bulli Concept, prototipo che riprende il discorso iniziato dal Microbus, con misure più modeste (4 metri di lunghezza) e soprattutto la trazione elettrica.

VW ID Buzz (2017)

Un nuovo ritorno che fiamma che, ancora una volta, segue il lancio dell’erede della Maggiolino, la cui nuove versione venne lanciata proprio verso la fine del 2011. Secondo alcuni i piani della Casa tedesca il 2015 sarebbe stato l’anno buono per il lancio commerciale del nuovo Bulli. Ancora una volta però i progetti finirono in un nulla di fatto.

La terza puntata dell’eterno ritorno del Bulli va in onda nel 2017. Forme riviste e nome completamente nuovo: I.D. Buzz, con le iniziali I.D. che lo collocano nell’universo 100% elettrico di Volkswagen. Le misure lievitano fino a 4,94 metri di lunghezza e – soprattutto – arriva la conferma da parte di Herbert Diess (allora a capo di VW) della volontà di produrlo in serie a partire dal 2022. Vedremo se questa volta il mitico Bulli riuscirà davvero a tornare.