Questo prototipo del 1971, ispirato alla Mustang, ha anticipato una variante della Celica ridisegnata nella parte posteriore

In italiano non esiste un termine per tradurre letteralmente la parola inglese liftback. Del resto le coupé di questo tipo non hanno mai sfondato fra i costruttori italiani, perché le sportive con il portellone sono meno popolari di quelle con uno sportello più piccolo.

La liftback per eccellenza è la Ford Mustang, che ha ispirato tanti altri modelli arrivati in seguito. Fra questi c’è il prototipo Toyota SV-1, una coupé del 1971 che ha fatto da preludio a una variante di carrozzeria in stile liftback basata sulla prima generazione della Celica.

Tu vuo fà l’americano

La casa giapponese ha tratto molta ispirazione dalla Mustang del 1964, lanciata nelle versioni coupé (con il lunotto più inclinato e la coda pronunciata), cabriolet e coupé liftback. La SV-1 si rifà a quest’ultima, non soltanto per l’aspetto generale della parte posteriore ma anche per alcuni inconfondibili dettagli, come le lamelle dietro il vetro laterale ed i fanali rettangoli.

Sono in comune con la Mustang anche il montante del tetto più spesso e il lunotto più inclinato, che vanno a differenziare la SV-1 dalla Celica. Il frontale invece è in comune: ha quattro fari tondi e la mascherina incassata.

In 2 anni dai saloni ai concessionari

Toyota ha fatto tesoro della SV-1, perché nel giro di due anni l’ha trasformata da proposta di stile ad auto di vendita: nel 1973 ha debuttato in Giappone la Celica liftback, del tutto simile al prototipo e quindi ispirata molto da vicino alla Mustang. I suoi motori quindi sono i 1.6 e 2.0, mentre per gli Stati Uniti c’è il 2.2.

Fotogallery: Toyota SV-1