Sono fondamentali per la realizzazione di componenti elettroniche. La Cina detiene l’80% dei giacimenti

Questa settimana trattiamo un argomento molto “caldo” quando si parla di futuro dell’elettrificazione sopratutto sui siti di contro informazione che dicono che l’auto elettrica non si può fare per problemi geopolitici: le terre rare. Di che cosa si tratta? Ne parliamo in questa puntata di Emissione Impossibile in compagnia del direttore Alessandro Lago e di Fabio Orecchini (Obiettivo Zero Emissioni - www.fabioorecchini.it).

Di che cosa si tratta?

Prima di tutto, che cosa si intende per terre rare? Sono una famiglia di 17 elementi chiave per la realizzazione di componenti per l’elettronica e per componenti elettriche, non importanti quindi solo per l’auto elettrica ma anche per pc, smartphone e per tutto ciò che è hi-tech. Da dove si prendono queste risorse? Si estraggono e l’80% dei giacimenti sono sotto il controllo della Cina e, come sempre succede, il monopolio e le conseguenti dipendenze possono diventare pericolose.

Le soluzioni per risolvere il problema

Per risolvere questo problema ci sono due soluzioni; una tecnologica, sviluppando le componenti elettroniche senza terre rare o con una minore quantità di queste; un’altra invece politica, allacciando i rapporti con la Cina che ha le materie prime, il know how, le batterie e un mercato che già attualmente è il principale nel mondo.

L’Italia non deve rimanere indietro e ha tutte le carte in regola per giocarsela sul mercato unendo e facendo tesoro di queste due possibili soluzioni: la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie sulle batterie è infatti una potenziale futura chiave di volta per sviluppare la nostra economia.