Vistosa ai limiti dell’oltraggioso, nasce all’interno della Squadra Corse Alfa Romeo. Ecco la sua storia

Potete dire quello che vi pare. Che sia eccessiva. Che il rosso, unico colore disponibile per l’Alfa Romeo 75 Turbo Evoluzione, sia elegante come una sposa in minigonna fuxia, o lo sposo in bermuda e infradito. Si accetta anche: “Io con quella macchina non ci andrei mai in giro”. Siamo pronti però a una scommessa: se ve la trovate davanti, un pensierino “sconcio” lo fate. Inammissibile. Ma lo fate. Del resto non si spiegherebbe il motivo per il quale, oggi, un esemplare mediamente conservato valga come minimo 40.000 euro.

Un pezzo raro

Fra i motivi di tanta vitalità sul mercato dei collezionisti - a proposito: se 40.000 euro vi sembrano una follia, considerateli un ottimo investimento per il futuro, perché le quotazioni sono previste in rialzo - c’è il fatto che di questa auto, progettata dalla Squadra Corse Alfa Romeo e lanciata al Salone di Ginevra del 1986, ne siano stati prodotti solo 500 esemplari stradali. Il numero necessario, cioè, a ottenere l’omologazione per correre nel Campionato Turismo.

La Squadra Corse mette le mani ovunque

La base dell’Evoluzione è la 75 Turbo 1.8, rispetto alla quale solo la potenza e gli interni non cambiano. L’ammontare dei CV rimane invariato, dunque, ma non il motore: sì perché per ottenere la desiderata omologazione nel Gruppo A - classe entro i 3 litri - la cilindrata dei motori turbo dev’essere moltiplicata per il fattore di 1,7.

75 evoluzione

I 1,779cc del motore di serie vengono ridotti a 1.762cc e, per non perdere nemmeno una quantità trascurabile in termini di potenza, si lavora sulla pressione di sovralimentazione e sui condotti d’aspirazione. Significativi gli interventi sul telaio, che vanno dalle ruote più larghe (ospitate da passaruota appositamente gonfiati) alle sospensioni, passando ovviamente per i freni.

Carattere rude

La sovralimentazione, ottenuta mediante turbocompressore Garrett T3 con intercooler, è di quelle vecchia maniera (quando il turbo entra in pressione, in pratica, aspettatevi un calcio nella schiena); l’elettronica è inesistente e le gomme, per quanto maggiorate, sono della misura 205/50-15.

Avete capito bene: la 75 Turbo Evoluzione non vede l’ora di mettersi di traverso e non ha nessuna voglia di comunicarvelo con largo anticipo, se l’avete scelta è perché vi sta bene così.

Il tutto, attenzione, non significa che la Evoluzione non tenga la strada, anzi, i limiti - al netto di quanto scritto poco sopra e del fatto che non si possono fare paragoni con le auto moderne - sono elevati; il che, ovviamente, rende ancora più complessa la gestione delle perdite di aderenza.

Un interno fin troppo “grigio”

Si è detto sopra che l’interno della 75 Turbo Evoluzione è identico a quello delle altre 75. In realtà qualcosa cambia: la forma dei sedili, per esempio, molto più avvolgente. Specifica anche la colorazione arancione della strumentazione.

Alfa Romeo 75 Turbo Evoluzione

Per il resto, invece, davvero questa versione speciale è identica in tutto e per tutto al modello di origine. Ed è un peccato, perché se è comprensibile che non si potessero ridisegnare la plancia o i pannelli porta (troppo oneroso), almeno su volante e leva del cambio uno sforzo in più si poteva fare.

Una carriera agonistica solo discreta

Il paradosso della 75 Turbo Evoluzione, tanto cara agli alfisti più irriducibili, è che nelle corse ottiene un bottino davvero magro: il successo di maggior prestigio è la vittoria nel Giro d’Italia Automobilistico nel 1988 con Patrese/Biasion/Siviero e nel 1989 con Francia/Cerrato/Cerri. Molto più ricco, per esempio, il palmares della tanto “odiata” 155.

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