In tre generazioni questo modello rappresenta la sportiva possibile per tanti automobilisti europei, dal giovane neopatentato al pilota navigato

Pochi modelli, negli anni settanta, offrono il fascino di una coupè senza costare una follia come la Ford Capri. Sa essere una valida auto da famiglia per i padri e una brillante sportiva per le coppiette, grazie ad una lunga serie di combinazioni fra allestimenti e motori.

Una vera muscle car a misura d’uomo, che forse non ha l’aura di mito delle analoghe Alfa Romeo del tempo, Giulia GT e Alfetta GT, o la spavalderia di una MG B, ma di sicuro ha un comportamento su strada e nelle competizioni di tutto rispetto. Per quindici anni rappresenta il punto d’incontro tra versatilità e divertimento, il tutto ad una cifra ragionevole. Una formula che le consente di diffondersi in ben 1,8 milioni di unità.

Voglia di Mustang

In America la Ford Mustang, modello fortemente voluto da Lee Iacocca, riscontra un successo immediato grazie ad un prezzo equo, prestazioni briose e ad una linea che conquista al primo sguardo. Al di qua dell’Atlantico si comincia a desiderare un qualcosa di simile ma più compatibile ai nostri standard, soprattutto come motore, costi di gestione e ingombri esterni.

Ford Mustang 1965 guida autonoma

In quel periodo le filiali inglese e tedesca, che sono due entità distinte fra loro, quasi come due case concorrenti, stanno accarezzando l’idea di introdurre sul mercato un’auto che riprenda il medesimo concetto ma in un formato più fruibile.

La GBX

Negli anni sessanta viene presentato un prototipo che mostra le linee quasi definitive del nuovo modello. La Ford GBX ha muso lungo, due fiancate snelle, due prese d’aria finte ai lati ma che fanno la loro bella figura, un abitacolo spazioso e ben sfruttabile, che offre quattro comodi posti.

Ford Capri, la storia

Solo la coda viene cambiata, ma il resto convince i dirigenti al primo colpo. Le viene scelto all’inizio il nome Colt, poi abbandonato perché già usato da Mitsubishi. Alla fine si decide per chiamarla come la famosa isola che sorge nel Mediterraneo, Capri.

La prima serie

La Ford Capri fa il suo debutto al Salone di Bruxelles del 1969 ricevendo un’accoglienza calorosa da parte del pubblico. È la prima Ford ad essere ideata da tutte le filiali europee del gruppo, nell’ottica di una unificazione della gamma, ma, almeno per i primi anni, ci saranno due gamme motori distinte in base al luogo di produzione.

Ford Capri, la storia

La Capri prodotta a Colonia, Germania, è disponibile con i collaudati quattro cilindri a V della Taunus, nelle cilindrate di 1.300, 1.500 e 1.700 cc, con potenze comprese tra 50 e 74 CV. Quella proveniente da Daghenham, Inghilterra, usa invece dei normali quattro cilindri in linea, da 1.300 e 1.600 cc, che erogano 52 e 82 CV. Entrambe condividono lo stesso sei cilindri a V da 2.000 e 2.300 cc, rispettivamente da 89 e 125 CV. I cambi a disposizione sono un manuale, a quattro marce, e un automatico, a tre marce di provenienza BorgWarner. L’auto si affida a dei freni a disco sul davanti e a tamburo sul posteriore.

L’imbarazzo della scelta

Per gli allestimenti c’è un ampio ventaglio di proposte: base, L, XL, GT, GT XL e GT XLR, dalla più parsimoniosa alla più rifinita, con la possibilità di avere il cofano nero satinato e il tetto rivestito in vinile. Più avanti arriva la versione al top della gamma, la 2600 RS, mossa dal V6 2.600 da 150 CV, munita di fari circolari e cofano bombato, capace di raggiungere i 200 km/h.

Ford Capri, la storia

Col restyling del 1972 viene aggiornata la lista dei propulsori. Si mandano in pensione i V4 tedeschi e si aggiungono i V6 2.600 e 3.000 cc, da 120 e 140 CV, mentre sotto la RS aumenta la cilindrata fino a 3.100 cc. Con simili caratteristiche difficile invidiare le mastodontiche Ford d’oltreoceano ma qualcuno ci va vicino: un preparatore sudafricano allestisce la Perana, una sfavillante versione mossa dal V8 Windsor, da 5 litri e 281 CV. Solo della Mk1 vengono sfornate la bellezza di 1,1 milioni di esemplari.

La seconda serie

Nel 1974 viene lanciato il nuovo modello Ford Capri Mk2, senza più distinzioni o differenze tra gli esemplari fabbricati nei diversi impianti europei. Di lei il pubblico apprezza il portellone posteriore, specialmente le famiglie, ma critica la nuova linea, considerata troppo banale e poco aggressiva rispetto alla generazione precedente.

Ford Capri, la storia

I motori sono i quattro cilindri 1.300, 1.600 e 2.000 cc, con potenze tra i 57 e i 98 CV, e i V6, da 2.300 e 3.000 cc, da rispettivamente 107 e 138 CV, abbinabili ad un cambio manuale quattro marce oppure ad un automatico a tre. Anche la Mk2 usa per frenare i dischi sulle ruote anteriori e i tamburo su quelle posteriori. Per i più esigenti si aggiunge al vertice l’allestimento Ghia. Questa, per colpa della sua linea e della crisi petrolifera di quel periodo, è la meno apprezzata di tutte le Capri e oggi rimane anche la meno ricercata delle tre in ambito storico.

La terza serie

Con la terza serie arriva un sostanzioso lifting che le fa ritrovare il carattere perso gli anni precedenti, una cosa che si nota specialmente dal frontale più severo, dallo spoiler sul portellone e, come piacciono tanto in quel periodo, dall’abbondanza di decalcomanie su cofano e fiancate. Alla lista di motori e cambi, la stessa di prima, si aggiungono il 3.000 da 175 CV e la disponibilità di un nuovo cambio manuale a cinque marce.

Ford Capri, la storia

Nel corso degli anni ottanta entra in listino la 2.8 Injection, da 160 CV, in grado di toccare i 210 km/h. Il tuner inglese Tickford riesce a far di meglio: tira fuori dal V6 la bellezza di 200 CV, applica delle carenature fuori e stravolge gli interni con pelle e radica. Il risultato è una bomba capace di arrivare a 230 km/h. L’ultimo esemplare lascia la linea di montaggio, tra scroscianti applausi, nel 1986.

L’impegno agonistico

Sin dall’inizio si capisce subito che un’auto con tali caratteristiche non può risparmiarsi dall’impegno agonistico e che non ha paura di rivaleggiare contro Alfa, Porsche o BMW.
La Capri RS, pompata fino a 325 CV, partecipa al Campionato Turismo Europeo e si aggiudica i titoli piloti nel 1971 e nel 1972.

Ford Capri, la storia

Nel 1978 il team Zakspeed, per correre nel campionato Gruppo 5 tedesco, opera una mostruosa trasformazione della Capri in un carenatissimo missile terra-aria, con sotto il cofano un quattro cilindri 1.400 cc da 450 CV. Più avanti l’aumento della cilindrata a 1.700 cc e della potenza a 600 CV, permettendo alla Capri di vincere nel 1981.
Le altre due serie, seppur solo con team privati, continueranno a raccogliere successi nelle corse su asfalto come in quelle su sterrato.

Ford Capri, la storia

Alla Conquista dell’America

La Capri, con paraurti maggiorati e luci di posizione, è venduta anche nel Nuovo Continente, sfoggiando il marchio Mercury e distribuita dalla rete di concessionari Lincoln-Mercury. Anche qui gli automobilisti ne apprezzano il temperamento vivace, l’aspetto grintoso e l’ottimo rapporto qualità-prezzo, dunque gli ordini non tardano ad arrivare.

Ford Capri, la storia

Ben 500.000 unità della prima serie attraversano l’oceano Atlantico. I motori per gli yankees sono il quattro cilindri, da 1.600 cc e 2.000 cc, e il V6, da 2.300 cc e 2.800 cc, con potenze comprese tra 71 e 105 CV. Anche qui, però, la Mk2 non riesce ad eguagliare il successo della progenitrice e le esportazioni cessano poco prima dell’arrivo della Mk3.

La Capri nell’immaginario collettivo

Le sue doti dinamiche le fanno ottenere una certa visibilità anche negli inseguimenti dei film polizieschi. Da non dimenticare assolutamente la sua partecipazione, come protagonista, nella serie televisiva britannica “The Professionals”. Per il suo design, come spesso succede per le Ford europee anni settanta, anche la Capri, una volta diventata un modello vecchio, è finita nel garage di chi vorrebbe un’auto americana ma non se la può permettere. Per questo motivo molti esemplari sono stati pasticciati con l’intenzione di scimmiottare l’aspetto di certe auto dei film d’azione di Hollywood.

Ford Capri, la storia

Oggi questa eroina del popolo è ricordata con benevolenza da chi, ai tempi, ha avuto la possibilità di viverla di persona, in particolar modo i figli di quei padri che non disdegnavano di sognare il Nurburgring nel tragitto casa-lavoro. Ultimamente è stata riscoperta come oggetto di culto, al punto che sta suscitando un certo interesse nel mercato delle auto classiche.

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