Il 3.5 6 cilindri da 286 CV rimane un motore mitico, ma come dimenticare il V10 da 8.000 giri degli anni Duemila?

Tra tutte le auto sportive degli anni Ottanta, la BMW M5 occupa un posto speciale nel cuore di tanti "petrolhead".

Il perché è semplice: nel 1984 nessuna Casa automobilistica aveva ancora pensato di mettere un motore sviluppato per le competizioni sotto il cofano di una grande berlina di rappresentanza.

Un classico senza tempo

BMW M5 E28

Ma evidentemente dalle parti di Monaco di Baviera, qualche dirigente aveva deciso si rischiare, prendendo il propulsore più sportivo della gamma e costruendoci attorno la prima M5 (E28) che aveva la bellezza di 286 CV erogati da un 3.5 litri a 6 cilindri in linea aspirato che emette un suono da brividi.

BMW M5 E28

Le prestazioni, per quei tempi, erano semplicemente incredibili: 245 km/h di velocità massima e 6,5 secondi per completare lo scatto da 0 a 100 km/h. Un incanto durato fino al 1988, quando è arrivata la seconda generazione di M5 (E34) che era sostanzialmente una grossa evoluzione della precedente.

BMW M5 E34
BMW M5 Touring E34

Da 6 a 8

Lo "straigt six" era arrivato a 315 CV e le forme erano in linea con i canoni estetici morbidi degli anni Novanta. C'erano soluzioni tecniche molto interessanti, come le sospensioni elettroniche autolivellanti regolabili su due modalità e un nuovo retrotreno che migliorava la stabilità.

BMW M5 E39

Nel 1994 il restyling aveva portato la cilindrata dell'L6 a 3,8 litri e la potenza a 340 CV. Se la velocità massima era limitata a 250 km/h, l'accelerazione da fermo a 100 km/h richiedeva solo 5,9 secondi. La M5 del 1998 (E39) era un'auto più grande della progenitrice, tanto che il suo motore V8 da 5 litri e 400 CV, abbassava il crono nello 0-100 di soli sei decimi.

BMW M5 E39

Questa M5 è stata la prima a montare il DSC e il sistema per aumentare il numero di giri raggiungibili in dipendenza del riscaldamento del motore. Ma pur avendo prestazioni sempre al vertice, la M5 si era leggermente imborghesita.

L'epopea del V10

BMW M5 E60

Così, la M5 di quarta generazione (E60 del 2004) doveva risistemare le cose, lanciando un segnale forte che ricordasse alla concorrenza chi aveva inventato il concetto di berlina ad alte prestazioni. Ecco, dunque, il mitico motore V10: 5 litri, costruito completamente in alluminio, con una potenza di 507 CV a 7.750 giri, il limitatore oltre gli 8.000 giri e il picco di coppia di 520 Nm a 6.100 giri.

BMW M5 Touring E61

Un motore per cuori forti, accoppiato a un cambio elettroattuato a frizione singola con 7 rapporti, capace di cambiare marcia in soli 65 millisecondi. Questa M5, inoltre, è stata una delle prime auto di serie ad avere tre "mappe" - 400 CV, 500 CV e 500 CV racing - e ha girato al Nurburgring in 8 minuti e 13 secondi. Gli altri numeri? Quasi 300 km/h liberandola del limitatore e 4,5 secondi per il classico scatto da fermo.

Arriva il turbo

BMW M5 F10

La quinta generazione della M5 (F10) è arrivata nel 2011, con un nuovo 4.4 V8 bi-turbo da 560 CV e 680 Nm sotto al cofano e un moderno cambio doppia frizione a 7 rapporti. E' la prima M5 a utilizzare il turbocompressore, ma anche la prima ad avere una regolazione elettronica raffinata di tutti i principali componenti.

I numeri sono quasi da supercar, con 305 km/h di velocità massima e 4,4 secondi per passare da 0 a 100 km/h. E' rimasta sul mercato fino al 2017, quando la sua erede, la F90 ha modificato un'altra volta il paradigma della berlina ad alte prestazioni. Del resto, essendo stata la prima, il peso della sua storia la obbliga a proporre qualcosa di nuovo e di diverso tutte le volte che si rinnova, anche perché dagli anni Novanta in poi i concorrenti non sono stati a guardare.

E la trazione integrale

BMW M5 F90

Così la sesta generazione ha adottato delle precise scelte "filosofiche". Visto che 600 CV e 750 Nm di coppia oggi non fanno più notizia nemmeno su una berlina, BMW ha riportato la guida al centro dell'attenzione, in un modo piuttosto originale: questa M5 di base è una trazione integrale, ma chi vuole l'adrenalina vera può disattivare l'asse anteriore, a patto di spegnere contemporaneamente anche il DSC.

BMW M5 F90

Della serie "o tutto o niente". Certamente ci vuole fegato per spremere al massimo il 4.4 V8 bi-turbo, ma si può contare sul differenziale attivo M e volendo sui dischi carboceramici. Insomma, non sarà la migliore auto per un trackday, ma di certo non teme i cordoli.

Fotogallery: BMW M5, la storia