I prototipi che si rifanno al mondo degli squali hanno fatto da base per le generazioni di Corvette C2 e C3

Il motore centrale su una Corvette (esclusa l'ultima C8) ha debuttato nel 1963 su una concept che ha anticipato la seconda generazione dell'americana. Il nome del prototipo è Mako Shark - nome in codice XP-755 - progettata da Larry Shinoda, designer del progetto, e Bill Mitchell, capo del dipartimento progettazione di General Motors.

Una curiosità su questa Corvette riguarda il colore, ispirato, secondo voci di corridoio, da uno squalo Mako catturato da Mitchell durante una battuta di pesca (l'animale avrebbe poi trovato posto sulla parete del suo ufficio). La tonalità della pelle del pesce era così particolare che Mitchell riunì tutto il team impegnato nel progetto chiedendo di replicare tutte le sfumature, tendenti al bianco nella parte inferiore e al blu in quella superiore. Il team però non fu in grado di copiare i toni dello squalo e creò un diversivo. In assenza del capo, alcuni membri della squadra entrarono in ufficio e dipinsero il pesce del colore dell'auto, e non il contrario!

La Mako Shark II ha ispirato la Corvette C3

Tre anni dopo la prima concept è stata presentata la Mako Shark II, prototipo che poi ha ispirato la terza generazione di Corvette, la C3 del 1968.

Ispirata alla Stingray XP87 del 1959, è stata esposta per la prima volta come "modello in terracotta" al New York Auto Show del 1965. Il prototipo, la cui produzione costò circa 3 milioni di dollari, è stato esposto a Parigi nello stesso anno con il motore V8 Mark IV 427 sotto il cofano abbinato a un cambio automatico a 3 marce.

Fotogallery: Chevrolet Mako Shark II Concept (1965)

Il tappo del serbatoio si apriva da un pulsante sulla console centrale e, per facilità di manutenzione, l'accesso ai serbatoi di olio e acqua del motore era possibile dal cofano. Tutta la strumentazione era orientata verso il guidatore, i sedili erano fissi, il volante poteva essere sollevato per facilitare l'accesso ma non era regolabile: come su molte auto da corsa infatti erano i pedali ad avere un'escursione.

Una delle caratteristiche della Mako Shark II erano le paratie mobili posteriori che, da aperte, aumentavano la deportanza sul retro. Nonostante fosse un capolavoro di design, l'auto non è mai stata prodotta perché considerata poco stabile alle alte velocità.

Fotogallery: Chevrolet Mako Shark I Concept (1962)