I rifornimenti nelle stazioni autostradali sono più cari anche del 30%. Qual è il motivo, e cosa si può fare per evitare il salasso

Con la fine del lockdown e l’arrivo dei mesi tradizionalmente vacanzieri, molti di noi hanno finalmente ripreso a muoversi sulle autostrade. Ma con le vecchie abitudini, sono tornate anche tutte le problematiche legate al viaggiare, a cominciare dai costi degli spostamenti che sono una voce importante nel conto fiale della vacanza.

Quelli dei pedaggi sono in continuo aumento da parecchi anni, come dimostra il Report autostrade rete in concessione 2019, elaborato sui dati dell’intero esercizio e pubblicato da FIGISC-ANISA con un +27,2% sul 2012 e un 3,23% sul 2017, e purtroppo non c’è modo di evitarli se non a rischio di prolungare il tempo del viaggio. Ma anche il carburante costa più di quello che si compra fuori, e anche parecchio.

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Le Royalties nascoste dietro al prezzo

Il principale motivo della notevole differenza nelle tariffe si deve alle royalties, cioè i compensi richieste dalle società private che gestiscono le autostrade ai fornitori di carburante, che vanno a sommarsi alle non poche accise già gravanti sul prezzo dei carburanti. Royalties che nel 2019 incidevano mediamente per il 4%, dunque circa 0,07 euro al litro.

Un dato indicativo perché i prezzi variano molto, anche tra aree di servizio dell ostesso marchio, con differenze di anche 10-20 centesimi. A cui vanno aggiunti costi maggiori nella gestione delle stazioni autostradali, che devono anche garantire un servizio costante, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

Ma non è ancora tutto. L’altro problema della rete italiana è la sovrabbondanza di stazioni: l’Unione Petrolifera ne ha censite circa 21.000 su tutto il territorio, circa il doppio di quelle attive in Paesi come Germania e Francia.

Il che sarebbe quasi buono per gli utenti per la facilità con cui è possibile trovare stazioni, ma diventa svantaggioso per la logistica e la distribuzione, più complesse e costose, e per gli operatori stessi, che vendono ciascuno molto meno carburante (si stima il 60% in meno rispetto all'estero) e devono di conseguenza tenere più alti i prezzi, specie in autostrada. Quindi, a conti fatti, anche questo va a discapito dei clienti.

Quanto costa di più “un pieno”

Il risultato finale è un divario che può arrivare effettivamente al 30%, anche se occorre fare un distinguo doveroso tra le pompe self-service e quelle “servite” presidiate dal personale. Tra i due tipi di rifornimento infatti, la differenza di costo va da 25-30 fino a quasi 50 centesimi.

Significa che se consideriamo un prezzo medio (ad oggi) di 1,40  euro per la benzina, in autostrada lo stesso litro si paga intorno a 1,85 al "servito" e circa 1,52 con la pompa fai-da-te, mentre per il gasolio si passa da 1,28 a circa 1,39 e 1,65 se ci lasciamo servire.

Sul pieno questi numeri la differenza la fanno: per una vettura media come la Volkswagen Golf TDI con serbatoio da 50 litri, un rifornimento di gasolio passa da 64 a circa 70 euro, che schizzano a 82 se decidiamo di farci servire. Mentre con un motore a benzina, un rifornimento da una settantina di euro in autostrada ne richiede da 76 a 90.

Quattro consigli utili per risparmiare

1 – Rifornirsi prima

Una delle soluzioni più banali è quella di fare il pieno prima di entrare in autostrada. Un Diesel moderno percorre tra gli 800 e i 900 km con un pieno, abbastanza da arrivare a destinazione senza doversi fermare, almeno non per fare rifornimento.

2 – Uscire

Per qualche strano motivo, gli automobilisti hanno timore che spezzando una tratta autostradale in due si finisca per pagare di più il pedaggio, cosa che teoricamente non dovrebbe succedere. Certo è una scomodità e porta via un po’ più di tempo, anche se le stazioni sono numerose anche subito fuori dai caselli. O magari è solo pigrizia?

3 – Fare da soli

Ogni tanto conviene rimboccarsi le maniche. Ormai la quasi totalità delle aree di servizio ha pompe self-service (in realtà più d’una ha abolito quelle servite) e lo sforzo, come abbiamo visto, è ben ripagato.

4 – No logo, sì al risparmio

I grandi marchi sono più attraenti e quasi sempre hanno anche i ristoranti e gli shop migliori, ma le compagnie minori oppure le cosiddette “pompe bianche” (più rare in autostrada) sono nettamente più economiche. Si tratta di distributori che non dipendono dalle grandi compagnie e possono comprare il carburante all'ingrosso dove conviene di più, vantaggio che si riflette sul prezzo finale.

5 – Consultare le app giuste

Oltre alle classiche app di navigazione, che ci mostrano le aree di servizio sul percorso, vi consigliamo di scaricare Prezzi Benzina o una delle sue omologhe dedicate a Metano, Gpl, Pompe Bianche.

Si tratta di applicazioni gratuite per dispositivi iOS e Android nate dalla collaborazione fra Federconsumatori, PrezziBenzina.it, Adusbef e Adiconsum, che permettono di trovare le stazioni più economiche nelle vicinanze o in una determinata zona selezionata.