Audi è all'avanguardia nel riciclo dell'acqua di scarto, BMW non utilizza materie prime estratte da fondali marini

Provate a immaginare di andare a fare la spesa al supermercato e comprare dell'acqua. Avete presente la classica - pesante - cassa da 6 bottiglie da un litro e mezzo? Bene, immaginate ora di doverne prendere ben... 416. Una quantità esagerata, sono circa 3.750 litri, appena sufficiente però per produrre UNA sola auto.

Secondo la Nazioni Unite, con l'aumento della popolazione la richiesta idrica mondiale potrebbe crescere del 55% entro il 2050. Un cambio di rotta è, quindi, necessario; bisogna azzerare gli sprechi, razionando l'impiego di acqua all'interno degli stabilimenti produttivi e imparando a riutilizzare quella di scarto. Ma non è tutto: anche l'integrità degli ecosistemi marini è messa a repentaglio, con i grandi giacimenti vergini sui fondali che fanno gola a tanti in vista dell'esaurimento di quelli terrestri.

Insomma, siamo in un periodo storico in cui la transizione sempre più spinta verso l'elettrificazione sta calamitando l'attenzione ma, spesso, si tralascia quanto di buono stiano facendo le Case stesse, le aziende fornitrici della componentistica e le start-up tecnologiche per rendere più eco-sostenibile il mondo dell’auto. A proposito di acqua, Audi e BMW combattono in prima linea: ne parliamo in Carbon Zero, la nuova rubrica di Motor1.com Italia. 

Audi e l'esempio di "ciclo chiuso": ecco come non si spreca acqua

Lo stabilimento Audi di San José Chiapa, in Messico, è il primo impianto al mondo a realizzare automobili attraverso un processo che non genera acque di scarto. Il sistema di depurazione è innovativo: le acque di scarto subiscono, per prima cosa, un trattamento chimico-fisico che rimuove particelle anomale e metalli pesanti; vengono poi destinate a un secondo processo di purificazione insieme al resto dei fluidi di scarto generati dalla fabbrica dove vengono decomposti gli elementi di natura organica presenti all'interno.

Audi, il

Infine, con un processo a più stadi d’iperfiltrazione e osmosi inversa, vengono separati i contaminanti residui (germi e batteri) prima che l'acqua venga riutilizzata all’interno dello stabilimento. La materia derivata dall’osmosi inversa evapora, mentre i solidi disidratati vengono smaltiti tradizionalmente come rifiuti solidi.

Audi sta sperimentando anche altri impianti che si basano sulla sinergia tra gli stabilimenti produttivi e i depuratori d'acqua comunali. In questi casi, l’acqua trattata a livello pubblico viene prelevata e trasferita in appositi bacini vicino agli stabilimenti, dove poi viene ulteriormente depurata attraverso soluzioni chimiche e speciali membrane per adattarla ai fini produttivi. Se i test avranno successo, già dal 2022 avranno inizio i lavori per la realizzazione di nuovi impianti di approvvigionamento nei pressi delle fabbriche.

Audi, il

Già adesso, il sito di Ingolstadt permette di riutilizzare il 50% delle acque reflue. I fluidi di scarto subiscono tre livelli di depurazione e, alla fine, le particelle e i sali residui vengono filtrati tramite osmosi inversa. L’acqua purificata viene così reintrodotta nel processo produttivo facendo risparmiare circa 300 mila metri cubi di acqua all’anno.

BMW bandisce le materie prime "marine"

Il BMW Group ha escluso dalla supply chain tutti i minerali provenienti dall’estrazione mineraria in alto mare come misura precauzionale, lanciando l'iniziativa con la collaborazione del WWF Germany. Si è impegnato a non utilizzare minerali provenienti dalle profondità oceaniche e a non finanziare l'estrazione mineraria in acque profonde fino a quando non sarà stata condotta una ricerca scientifica completa sull'impatto ambientale conseguente all'estrazione.

Un tema importantissimo, salito recentemente alla ribalta a causa della sempre maggior richiesta di materie prime. Le compagnie minerarie considerano i giacimenti marini (noduli polimetallici di manganese, croste di ferro e manganese ricche di cobalto, solfuro massiccio e fanghi ricchi di minerali) alternative valide ai minerali provenienti dall'estrazione terrestre, ma non esistono, al momento, analisi scientifiche che confermano questa ipotesi e la maggior parte degli esperti è scettica.

Patrick Hudde, Head of Supply Chain Sustainability and Indirect Purchasing Raw Materials Management del BMW Group, ha affermato: "L'approvvigionamento delle materie prime richiede particolare attenzione. Attualmente non esistono sufficienti evidenze scientifiche per poter valutare i rischi ambientali dell'estrazione in alto mare. Per questo motivo, le materie prime provenienti da questo tipo di estrazioni attualmente non rappresentano un'opzione per il BMW Group".

Anche Google, Samsung SDI e Volvo Group hanno aderito all'iniziativa e non è escluso che altre grandi aziende possano unirsi nel prossimo futuro.

Fotogallery: Audi, il "ciclo chiuso" dell'acqua negli stabilimenti produttivi