Kia Optima PHEV, a tutta carica

Le berline a tre volumi, ormai è risaputo, non sono certo le auto del momento; tutt’altro. Le poche che si vendono, per di più, sono quasi tutte premium. Dunque la domanda sorge spontanea: perché Kia decide di ampliare l’offerta della Optima con l’ibrida plug-in? La risposta è semplice: al di là dei volumi di mercato, ai coreani interessa far vedere ciò di cui sono capaci, senza contare che un pensierino al premium ce lo fanno da tempo, anche se (saggiamente, visto che il percorso è lungo) non lo hanno mai dichiarato in modo esplicito.


Com’è


Metti la spina nella presa di corrente standard di casa, attendi circa 5 ore con (ci fai su una dormita, insomma) e la mattina successiva la Optima PHEV è pronta per fare più di 50 km ad emissioni zero, muovendosi cioè con il solo motore elettrico. Il valore è dichiarato secondo ciclo NEDC, quindi nell’uso vero su strada bisogna aspettarsi qualcosa di meno, ma si tratta comunque di un’autonomia più che sufficiente, per le esigenze della maggior parte degli automobilisti; per fare il classico casa/scuola/ufficio di ogni giorno, ad esempio. Per il resto, che si tratti di un’ibrida plug-in lo noto solo dallo sportello per la ricarica delle batterie (posizionato dietro la ruota anteriore), per la mascherina specifica e per pochi altri dettagli: la Optima conserva il suo look sportivo e compatto. Dentro, c&rsq...