Non è difficile sentire parlare di alcuni industriali come di "uomini che si sono fatti da soli". Spesso, infatti, proprio dalle famiglie più umili nascono i più grandi personaggi del mondo imprenditoriale. Ferdinando Innocenti è l'esempio lampante che conferma questa teoria. La storia di Ferdinando Innocenti e della sua azienda, infatti, è ricchissima di colpi di scena impensabili esaminando la sola fine ingloriosa che ha atteso il marchio di Lambrate, anzi, il marchio di Roma, visto la che la Innocenti, come gruppo industriale nasce non a Milano, bensì nella Capitale.

L'IMPEGNO

Ma andiamo con ordine... Ferdinando Innocenti nasce nel 1891 a Pescia figlio di seconde nozze di un "vulcanico" fabbro, Dante Innocenti. Il genitore di Ferdinando, successivamente mise in piedi un negozio di ferramente che, in pochi anni, permise di ingrandire l'attività sino alla nascita della grande "Ferramenta Innocenti" nel 1906. Ferdinando, diventato imprenditore a soli 18 anni, si distinse subito per la gestione estremamente dinamica ed attenta dell'azienda di famiglia tanto che, appena di diffuse la "voce" che il Regime Fascista voleva dare una nuova immagine all'Urbe, colse la palla al balzo e trasferì "baracca e burattini" a Roma: era il 1926 e l'azienda di Innocenti aveva fatto proprie numerose tecnologie per la produzione di tubi in ferro messe a punto dalla Dalmine e dall'inglese Scafolding. Dallo stabilimento di via Porto Fluviale, la "Fratelli Innocenti", produceva ponteggi per l'edilizia "brevettati", tubi e sitemi di irrigazione di notevole tecnologia e, grazie ad una serie di rapporti che il fondatore aveva allacciato, riuscì ad avere commesse di "notevole prestigio" soprattutto per opere da realizzare per conto dello Stato Città del Vaticano come il sistema d'irrigazione per i giardini del Papa di Castel Gandolfo.

Il decentramento produttivo a Milano avviene in seguito alla contrazione del settore dell'edilizia, congettura dalla quale restò esclusa la capitale lombarda grazie al notevole numero di opere pubbliche in progetto. Nacque così il primo nucleo produttivo di Lambrate. Nel frattempo l'azienda si specializzò nei settori più varii (strutture ferroviarie, attrezzi per palestre, condotte per gas e petrolio, componenti per l'industria meccanica leggera e pesante) crescendo a dismisura. L'enorme maestria imprenditoriale di Ferdinando Innocenti si manifestò pienamente durante la Seconda Guerra Mondiale, quando riuscì ad aggiudicarsi commesse per il Ministero della Guerra pari al 17% della produzione totale di materiale bellico. Intanto lo stabilimento di Lambrate crebbe a dismisura diventando una gigantesca area industriale per la costruzione della quale fu deviato anche il corso del Lambro, mentre l'officina di Roma finì per diventare un semplice magazzino.

Finita la guerra la parola d'ordine diventò riconversione. Obiettivo primario fu la costruzione di un veicolo leggero per permettere la mobilità alla maggior parte della popolazione. Originariamente il progettista fu il Colonnello d'Ascanio con quale Innocenti avrà successivamente una serie d'incomprensioni. D'Ascanio abbandonerà Innocenti e si rivolgerà alla Piaggio facendo nascere la Vespa. Innocenti allora si rivolse ad un collega di d'Ascanio, il Colonnello Torre: sarà l'ingegnere che progetterà la Lambretta. La produzione dello scooter, inizialmente incerta, si stabilizzò e raggiunse il massimo negli anni '50.

L'AUTO

Intanto Luigi Innocenti, figlio di Ferdinando e succedutogli alla guida dell'azienda, decise che il momento era propizio per iniziare la produzione di automobili: l'idea originaria fu la realizzazione una sorta di "Goggomobil italiana". All'epoca la Goggomobil era la più piccola vettura tedesca, costruita dalla Glas e mossa da un piccolo motore di ca. 400 cc. Ma i progetti cambiarono quando Innocenti prese contatti con la BMC per poter produrre su licenza la Austin A40, un'intelligente utilitaria due porte con portellone di 950 cc. Così, dal 1960, dopo l'apertura di uno stabilimento in Venezuela e la concessione di licenze ad industrie indiane ed alla NSU, la produzione motociclistica della Innocenti cade in secondo piano: cesserà totalmente circa dieci anni dopo. Sulla base della A40, Innocenti realizzò, con l'aiuto della Ghia, un modello "in proprio". Si tratta delle Innocenti 950 Spider e Coupè: il motore era quello della A40 e la base telaistica derivava dalla Healey Sprite. La carrozzeria della piccola sportiva, dal '63 offerta anche con motore di 1098 cc., era tipicamente italiana. Purtroppo un grave handicap dell'Innocenti furono i metodi di produzione, già all'epoca "antiquati" rispetto agli omologhi Fiat, e la forza lavoro estremamente politicizzata e propensa a scioperare. La scarsa qualità dei prodotti (soprattutto della Spider), già evidente negli anni '60, fu il frutto della combinazione di questi due fattori.

Risale invece al 1963 il tentativo di penetrare il segmento delle vetture medie a quattro porte con la versione italiana della famosa ADO 16 della BMC, conosciuta come "Morris 1100". Da noi acquisì il nome di Innocenti IM3 ma non riuscì a conquistare la clientela: troppo "strana" e raffinata per i gli automobilisti che sognavano l'essenzialità della "Millecento Fiat" e la linea barocca della Lancia Fulvia. Così anche la IM3 andò a far compagnia alla A40 nel "girone degli sconfitti". Ma la speranza, si sa, è l'ultima a morire e l'estremo tentativo di salvare l'Innocenti consistette nella produzione della Mini Minor. Inutile dilungarci su questo famosissimo modello... Basta soltanto dire che, dal 1965 al 1974 la produzione Innocenti fu, praticamente monomodello.

LA FINE

Ferdinando Innocenti, che fino ad allora aveva coperto le spalle al figlio Luigi, a capo dell'azienda, lasciò il nostro mondo nel 1966. Nei sei anni successivi, l'Innocenti piombò nella più nera delle crisi, dalla quale fu salvata dal gigante inglese British Leyland Motor Corporation, che altro non era che la vecchia British Motor Corporation che aveva cambiato, nel frattempo, denominazione dopo aver raggruppato in un'unica azienda la maggioranza dei costruttori inglesi. Per i successivi quattro anni, Innocenti divenne una succursale della Leyland. Nel 1974, per differenziare la produzione italiana della Mini, la Leyland fa vestire da Bertone la meccanica della Mini Minor con una nuova carrozzeria: nascono le Mini 90 e Mini 120, dotate di motori inglesi di 998 e di 1275 cc.

Nel 1976 anche la Leyland piomba in una crisi dalla quale ne uscirà totalmente smembrata e contemporaneamente DeTomaso, il più grintoso industriale di quegli anni, dopo aver assunto la proprietà della Maserati, acquisisce anche il controllo dell'azienda di Lambrate. Prima del passaggio di proprietà, l'Innocenti costruirà, dal 1974 al 1976, anche la Austin Allegro proponendola come Innocenti Regent. Per i successivi sette anni, sino al 1983 la Austin Rover (nata dallo smembramento della Leyland) fornirà i motori di 998 e 1275 cc a DeTomaso che, intanto, dal 1982 iniziò a montare le Mini Innocenti nella nuova versione Minitre, identiche nella carrozzeria ma con sospensioni classiche (senza sistema "Idrolastic" e con il McPherson all'avantreno), e soprattutto con un nuovo tre cilindri Daihatsu di 993 cc. Nel 1983 terminò la produzione delle Mini Innocenti con tecnologia inglese, soppiantate totalmente dalle nuove Minitre, prodotte, a partire dal 1984, anche in una versione sportiva denominata "Turbo DeTomaso".

Intanto a Lambrate, dal 1981 si assemblano le Maserati Biturbo. Il binomio "Innocenti-Maserati" segnerà tutti gli anni '80 grazie anche alla fusione, voluta dallo stesso DeTomaso del marchio modenese con la casa di Lambrate, avvenuta nel 1984 e da cui è nata la "Nuova Innocenti" che possedeva il marchio e gli stabilimenti Maserati.Il 1985 è l'anno della Mini 650 con motore bicilindrico. Il 1986 è l'ultimo anno della "Minitre", sostituita dalla Innocenti 990, identica nella meccanica e con una carrozzeria leggermente attualizzata, praticamente era stata modificata l'inclinazione del parabrezza, resa più accentuata. L'anno dopo, un nuovo motore giapponese di 550 cc è destinato ad equipaggiare la Mini più piccola che diventa Innocenti 500. Gradatamente scompare dai listini la 650... La fine degli anni '80 è anche la fine dell'impero di DeTomaso. L'Innocenti, nonostante il tentativo di penetrare con le Minitre anche il mercato statunitense, è ai minimi storici (non esiste spinta pubblicitaria e i modelli hanno ormai quasi 15 anni!), mentre il marchio Maserati, dopo essere stato letteralmente "cacciato" dal ricco mercato americano a causa delle tendenze "incendiarie" delle prime Biturbo catalizzate ad iniezione, pagava i prezzi di un'estetica "pseudo-moderna" (resa tale dall'applicazione di sovrastrutture posticce all'originaria linea "anni '70" della Biturbo), e di un'affidabilità che non è azzardatissimo definire "aleatoria".

Purtroppo i problemi di salute dell'ex pilota italo argentino, obbligarono la famiglia a svendere a Fiat la "Nuova Innocenti". I primi interventi dell'azienda torinese, non fecero altro che affossare ancor di più il marchio di Lambrate. Le vecchie Mini, furono rinominate Small e affiancate, nel 1991, dalla Innocenti Elba (praticamente la Duna Week-end) e dalla Innocenti Koral, un'improponibile utilitaria balcanica, costruita dalla serba Zastava su meccanica Fiat 127 di cui abbiamo già parlato in passato (per saperne di più, clicca qui). Nel 1994 terminò la produzione delle Small, e di conseguenza si chiuse lo storico stabilimento di Lambrate: l'Innocenti subì questa fine ingloriosa.

Canto del cigno (se così potrebbero essere definite) del marchio Innocenti (sopravissuto tre anni dalla chiusura dello stabilimento), furono le Innocenti Mille, Mille Clip e Porter: la prima era la Uno CS ed arrivava direttamente dal Brasile, la seconda era la Uno seconda serie che, nel frattempo era emigrata in Polonia, mentre il Porter era la versione passeggeri del veicolo commerciale prodotto dalla Piaggio su licenza Daihatsu.

Fotogallery: Innocenti: dai giardini del Papa alla Fiat Uno