Lo sciopero A GATTO SELVAGGIO

Dal passato c'è sempre da imparare. Si, lo so è una frase fatta - e pure un po' banale - però è vera! Forse è perciò che, appena posso, mi tuffo in una di quelle bottegucce che vendono libri e giornali usati alla ricerca di qualcosa d'interessante. Una volta, l'ho pure trovata una "cosa" interessante: un'intera annata di Quattroruote, completa e rilegata, in tre volumi. Si tratta dell'annata 1963. Inutile affermare che il vecchietto della botteguccia me l'ha ceduta ad un prezzo ridicolo. Facendo la mia felicità...

Vabbe', rientriamo in tema. Insomma, sfogliando (avidamente) uno dei tre volumi "d'epoca" ho scoperto, alla pagina 89bis del numero di novembre '63, una piccola ma importante curiosità. Anzi le curiosità sono due... la prima è la numerazione della pagina: "89bis". Perché? All'inizio mi è sembrata una cosa parecchio criptica, poi sfogliando nuovamente il volume ho capito: alla pagina 89 (quella vera) c'è una bella pubblicità del Servizio Turistico degli Stati Uniti, in cui campeggia lo slogan "Visitate gli U.S.A. - Scoprirete anche voi un Nuovo Mondo". Quindi, evidentemente per un'oscura normativa in vigore all'epoca (ma non ne ho la certezza), la numerazione delle pagine redazionali doveva seguire un ordine diverso da quella delle pagine pubblicitarie. Mah...

Ma veniamo all'argomento, al fulcro (chiedo vénia per il prologo alquanto prolisso e... fuori tema).

Alla suddetta pagina 89bis c'è un articoletto molto breve sul quale campeggia un titolo: "Il gatto selvaggio". Che poi è una forma di sciopero. La politica dovrei lasciarla ai "professionisti", lo so; però l'argomento è stuzzicante e, soprattutto, non lo esaminerò sotto il profilo politico.

Dicevo... il "gatto selvaggio" è una forma di sciopero esterna sia alle regole, sia alle disposizioni dei sindacati. Gli scioperi "a gatto selvaggio" si decidono all'improvviso e, nonostante interessino solo alcuni reparti, riescono solitamente a bloccare la produzione. Ormai tale tipologia di protesta è, fortunatamente, decaduta. Non che gli operai odierni siano felicissimi di recarsi in fabbrica, però tutelano i loro diritti civilmente e non tramano più contro la stabilità delle aziende in cui lavorano.

"Gatto selvaggio" è stato anche il nome di un giornaletto che, pare, ha circolato nei vari reparti degli stabilimenti Fiat e Lancia negli anni '60. Non è chiaro quante copie abbiano stampato, di certo dal "numero zero" di questo facinoroso "giornale di lotta degli operai della Fiat e della Lancia" si evince quanta contrapposizione ci fosse tra la classe operaia e la classe dirigente nell'industria italiana degli anni '60. L'articolo "in prima pagina" inizia così:

"Compagni di lavoro; oggi alla Fiat l'operaio vuole qualcosa di nuovo. L'operaio non si accontenta più delle 10 lire che il capitalista gli dà quando a noi occorre il potere dell'industria, il potere sullo Stato, il potere su TUTTO, e già da anni stiamo sperimentando l'inizio di una lotta organizzata per questo potere."

Parole forti, non c'è dubbio. E' chiaro, non sono condivisibili da tutti. Sicuramente, però, sono la testimonianza di quanto radicata è stata la lotta di classe in un'industria alle prese con uno sviluppo economico (il boom degli anni '60) molto simile ad una grossa valanga, che ha travolto tutto (e tutti).

L'articolo sulla prima pagina di "gatto selvaggio" non si ferma alla proposizione citata ma continua (è molto esteso). Sempre con la stessa fermezza, fa una panoramica sulla forma di protesta nota come sabotaggio e la analizza sotto ogni aspetto. Emergono riferimenti all'Innocenti e un'azienda statale di Milano (l'Alfa Romeo?); si parla di semilavorati, di alberi motore e di pistoni con difettosità superiori a quanto consentito rimandati in fonderia; e di operai, e collaudatori del controllo qualità, favorevoli alle linee guida della protesta. Ci sono anche incitamenti al rifiuto della disciplina:

"il rifiuto della disciplina non è un salto nel vuoto, ma è l'embrione di una disciplina operaia del 'rifiuto' che può far saltare nel vuoto il padrone"

Poi, alla fine, giunge alla conclusione che il sabotaggio è ormai obsoleto e deve essere sostituito con lo sciopero "a gatto selvaggio". Ciò che più impressiona e che si tratta di forme di protesta, utilizzate anche negli anni '70, che non erano autorizzate né dai sindacati né, ovviamente, dall'organizzazione aziendale.

Chissà, forse le difettosità diffuse che hanno afflitto le Alfetta, le Alfasud, le 128, le 132 e le Lancia Beta non sono totalmente dovute a "leggerezze" in fase di progettazione...

Fortunatamente, oggi è cambiato un po' tutto. E' palese che gli operai difendono sempre strenuamente i propri diritti (e, in fin dei conti hanno ragione), ma sono più inclini a forme di partecipazione. La forza e la stabilità di un'industria sono dovute in buona parte alla "forza lavoro" ed è bene che, classe dirigente e operai, collaborino per migliorare al massimo la produzione. Lo sanno bene i giapponesi e lo hanno capito anche i nostri imprenditori che negli ultimi decenni hanno investito denaro, parecchio denaro, per rendere salubri e piacevoli (per quanto possibile) gli ambienti delle fabbriche e migliorare, di conseguenza, l'atmosfera nelle postazioni lavorative.

Sarò banale, ma...

Quante cose c'insegna il passato!

Fotogallery: Lo sciopero A GATTO SELVAGGIO