Invicta S1

Ricollegandoci idealmente al precedente articolo pubblicato in "retrospettive", dedicato al gigante inglese British Leyland, diamo uno sguardo a cosa succede in una delle più piccole officine del Regno Unito.

Vi anticipo che l'intenzione di dedicare un piccolo spazio a questo costruttore nasce dalla curiosità suscitata dal marchio. Nulla di speciale: quando andavo a scuola avevo uno zaino con una griffe "omonima". Mettiamo da parte le reminiscenze scolastiche e cerchiamo di conoscere meglio la "Invicta" e la sua "S1".

Le radici di questa piccola officina Inglese risalgono al 1925 quando Sir Noel Campbell Macklin modificò, nella sua officina personale un sei cilindri due litri Coventry-Climax in un 2.5 notevolmente più prestazionale. Questo è stato il vero atto di nascita della "Invicta Car Company", azienda nata per soddisfare la voglia di prestazioni dei ricchi automobilisti inglesi. Purtroppo, nonostante l'elevata caratura dei propri prodotti, a causa di una serie di vicissitudini collegate fondamentalmente alla Depressione del '29, l'avventura di Sir Campbell Macklin durò circa otto anni: l'ultima Invicta fu prodotta nel 1933.

Recentemente la "Invicta Car Company" è rinata e, guidata da Micahel Bristow, ha presentato al Motor Show di Birmingham una gran turismo artigianale, la S1, di fattura tipicamente inglese (nell'impostazione ricorda le TVR) spinta dal V8 Ford Mustang.

Rispettosa della tendenza attuale, che vede l'uso sempre più esteso dei compositi sulle supercar, l'Invicta ha realizzato la sua S1 partendo appunto da una scocca in fibra di carbonio fissata ad un telaio in tubi di metallo ad alta resistenza. Chiaramente tale soluzione permette di unire leggerezza e rigidità torsionale (mai troppa su una sportiva di razza), rispettando i limiti imposti dalle prove d'urto. Esteticamente, la S1 è immediatamente riconoscibile come "sportiva inglese" ma, osservandone con più attenzione le proporzioni generali si nota che ha qualcosa di più esotico. Ad esempio, le proporzioni dell'imponente frontale ed il raccordo tra quest'ultimo ed il lungo cofano anteriore le conferiscono una certa familiarità con le "muscle car" popolari in America negli anni Cinquanta e Sessanta. E non si tratta di una coincidenza: sotto la pelle si trova effettivamente un motore da "muscle car", per quanto imborghesito dai ristrettivi limiti attuali in termini di emissioni.

A muovere l'Invicta S1 ci pensa il famosissimo motore Ford V8 4.6 montato sulla Mustang. In questa versione, elaborata dal reparto SVT della casa americana e montata anche sulla Mustang Cobra, il V8 32 valvole eroga circa 320 cv a 5900 giri/min sufficienti a spingere, si presume, la S1 a 180 MPH, praticamente 300 all'ora. L'accelerazione 0-60 MPH (pari circa al nostro "0-100") avviene, o meglio avverrebbe visto che i dati sono soltanto stimati, in 5 secondi mentre, in 10.9 secondi la sportiva inglese supererebbe il muro dei 160 km/h. A frenarla, invece, ci pensa un impianto con dischi ventilati da 350 mm avanti e 340 mm dietro su cui agiscono pinze rispettivamente a sei e a quattro pistoncini.

L'impianto è stato realizzato dalla Brembo su specifiche Invicta. Le sospensioni sono, ovviamente, a quadrilatero avanti e dietro con taratura sportiva e adeguate barre anti-rollio mentre lo sterzo servoassistito è realizzato dalla Lucas. Tre le opzioni disponibili per la trasmissione. Il cambio standard è un Borg-Warner a cinque rapporti e sono disponibili, come "extra", un manuale a sei marce ed un automatico a quattro. Per tutti c'è ovviamente il differenziale a slittamento limitato BTR.

Ma la S1 si apprezza anche all'interno dove è stato fatto un uso "smodato" di pelli pregiate, alluminio ed alta tecnologia. Così tra le razze del volante fa bella mostra di sé la strumentazione VDO. Della stessa marca è anche il sistema Hi-Fi e il navigatore satellitare sistemati nella console centrale rivestita da un unico pannello d'alluminio che incornicia anche i comandi del climatizzatore. Le bocchette d'aerazione della console hanno un qualcosa di molto familiare: sono praticamente identiche a quelle dell'Alfa 166. Gli occupanti siedono su sedili anatomici rivestiti in pelle completamente regolabili tramite servomotori elettrici. Insomma facendo un bilancio, la S1 è una sportiva di pregio molto ben rifinita le cui prestazioni sono ottime, ma tuttavia non troppo eccezionali.

E' chiaro che le sensazioni di guida non si possono desumere dai numeri e, molto probabilmente, un ipotetico pilota della S1 apprezzerebbe non solo le accelerazioni, ma anche il feeling con l'auto e l'atmosfera old style che si respira a bordo, quest'ultime veramente notevoli. Oltre tutto, pare che la vettura abbia riscontrato un successo relativamente alto, in rapporto agli obiettivi prefissati. Nonostante primo lotto di oltre dodici esemplari, la cui produzione inizierà il 2 gennaio prossimo, è stato interamente prenotato da altrettanti facoltosi appassionati, le richieste continuano a fioccare a ritmo serrato. Le prime S1 saranno consegnate nella primavera del prossimo anno. Il prezzo da pagare per ottenere l'Invicta S1, un'auto che esprime al meglio le caratteristiche della produzione anglosassone, è di 69.950 Sterline... che poi non è neanche tanto elevato viste le caratteristiche del modello.

Fotogallery: Invicta S1