K.I.T.T.

Televisivamente parlando, della mia infanzia di "bimbo anni '80" ricordo la sfilza di telefilm americani che le reti Mediaset (allora Fininvest) proponevano in continuazione. Tra i tanti emergono prepotenti Hazzard, di cui ho parlato un po' di tempo fa (per saperne di più clicca qui) e Supercar. Quella macchina nera dotata di un computer in grado di dialogare umanamente con il pilota è rimasta impressa nella mia mente (come in quella di molti miei coetanei...). Prodotto dalla Universal agli inizi degli anni '80, "The Knight Rider" (questo era il titolo originale), fu trasmesso per la prima volta dalla NBC nel 1982. In America gli ultimi episodi furono trasmessi nel 1986. In Italia arrivò nel 1984 e da diciotto anni, vengono regolarmente riproposti.

La trama era piuttosto semplice: un valido poliziotto viene ferito gravemente da un criminale. Il suo viso è deturpato ed è in serio pericolo di vita. Una fantomatica fondazione paladina della giustizia, la "Fondazione Knight", si occupa del caso. Riesce a salvare la vita all'agente dandogli, grazie ad un radicale intervento di chirurgia plastica, le sembianze del figlio del fondatore della fondazione e "adottandolo". Da quel momento il poliziotto Michael Long, diventa Michael Knight (impersonato dal giovane David Hasseldorf) e lavorerà per la fondazione impegnandosi nella prevenzione del crimine in difesa dei più deboli.

Il bello deve ancora arrivare... Michael Knight, infatti, avrà in dotazione il "Knight Industries Two Thousand" o, più semplicemente K.I.T.T., un'automobile dotata di un intelligentissimo computer in grado di dialogare e di prendere delle decisioni autonomamente. L'interfaccia tra l'auto ed il pilota era nella plancia dove al sintetizzatore vocale era dedicato una sorta di equalizzatore grafico a led.

Ma non era questa l'unica particolarità del cruscotto di KITT. Innanzitutto la forma esageratamente avvolgente che, di fatto divideva in due l'abitacolo. Il pilota aveva sotto controllo, tramite indicatori a led e digitali (che proprio in quegli anni divennero di gran moda) tutte le funzioni della meccanica. Inoltre su due monitor (ahimè a raggi catodici, visto che il TFT era ancora lungi dall'essere diffuso) poteva essere visualizzata una serie incredibile di informazioni provenienti dai vari sistemi di controllo del computer, che era ovviamente in grado di pilotare l'auto autonomamente. Proprio in tema di guida, è da segnalare l'assenza del volante, sostituito da una sorta di cloche che doveva essere parecchio scomoda da manovrare, soprattutto in manovra... Comunque, KITT era in grado di compiere lavori fantascientifici. In primo luogo la vettura era capace di velocità "aeronautiche" e poteva compiere balzi "olimpici". Poi il computer era in grado di effettuare scansioni ai raggi X, poteva interferire con qualsiasi apparecchio elettronico, era in continuo contatto con la sede della Fondazione ed aveva un innovativo sistema di navigazione (un precursore del GPS?). Inoltre la carrozzeria era resistente a qualsiasi tipo di attacco col pregio di essere leggerissima: insoma KITT è praticamente la quadratura del cerchio!

Tutto ciò nella finzione cinematografica.

In realtà, l'auto utilizzata era una banalissima (per gli USA, ovviamente), Pontiac Firebird Trans-Am, model year 1982. Quella che noi piccoli spettatori credevamo fosse effettivamente una "supercar", era una semplice coupè neanche tanto sportiva.

Dotata di un pachidermico motore V8 da cinque litri di cilindrata (5001 cc, per l'esattezza), erogante appena 177 cv a 4200 rpm, la paciosa Trans-Am '82 non superava le 118 miglia orarie, che poi sono poco più di 190 km/h. Non credo sia eccessivamente azzardato dire che l'auto di "Supercar" era piuttosto scarsina a prestazioni... complici anche il cambio manuale a soli quattro rapporti (l'automatico ne aveva tre più l'overdrive) ed il peso non proprio "piuma" di oltre quattordici quintali. Un po' meglio andava in accelerazione, visto che effettuava il passaggio da 0 a 60 MPH (assimilabile al nostro 0-100 km/h) in 9 secondi netti.

Diciamoci la verità... fosse capitata sulle nostre strade, la "fantasmagorica" KITT sarebbe stata sconfitta da una comunissima Uno Turbo. Ma non finisce qui, visto che il gigantesco V8, oltre che lento (per i nostri standard) era anche assetato di benzina: nelle condizioni migliori non si superavano gli 8.5 km con un litro... L'abitacolo, poi non aveva niente del carattere avveniristico della vettura della serie... anzi era abbastanza "grigio". Però, complice anche il carattere esotico del modello, quella Trans-Am '82 nera sembrava una "supercar" a tutti gli effetti... sembrava...

Negli anni Novanta si tentò un remake. Realizzarono un film per la TV arrivato anche da noi col titolo "Supercar 2000", ma il mito di KITT era stato completamente snaturato. La vettura non era una Trans-Am, ma una Dodge Stealth (quindi si passò anche alla concorrenza, visto che Pontiac è un marchio GM, mentre Dodge è Chrysler), profondamente modificata per farla apparire simile ad un concept Pontiac mai prodotto. La pellicola non ebbe successo, e tutto cadde nel dimenticatoio.

Comunque, il telefilm, quello originale, fece tendenza. Proprio in quegli anni si diffusero sulle vetture le stumentazioni digitali tra cui alcune parlanti come nelle Renault 25 e 11 Electronic e nella Austin Maestro. Ma non solo... gli automobilisti più "sportivi e disinvolti" non esitavano a decorare le mascherine delle proprie vetture, in genere Fiat 127 Sport, Uno Turbo i.e., Golf GTI o Renault 5 Turbo con una barra a led rossi identica a quella montata sul musetto di KITT.

Deo gratias, la moda è durata poco... da noi. Negli Stati Uniti, oltre ai numerosissimi siti web, più o meno curati, dedicati al modello; esistono anche aziende che creano e commercializzano componenti ad hoc per elaborare la propria Trans-Am, trasformandola in KITT. Si parte dai musetti e dalle famosissime barre a led, e si finisce alla plancia, completa di tutti gli indicatori digitali funzionanti.

Fotogallery: K.I.T.T.