Bmw Z4

Il compito che alla BMW le hanno riservato è arduo: ripetere - e, se possibile, migliorare - il successo della progenitrice Z3, una "instant-classic" che aveva reinventato la nicchia di mercato dei giocattoli per adulti di prezzo non esagerato, e che non ha mai rinunciato al titolo di accessorio da sfoggio.

Con queste premesse è facile capire come a Monaco si siano dovuti mettere sotto, per tirare fuori una nuova "auto d'immagine" con tutte le qualità dinamiche di quella vecchia e possibilmente un buon cinquanta per cento in più di contenuti; il risultato è un modello dall'estetica sofisticata e di gusto tipicamente europeo, che sulla carta promette l'appagamento totale di ogni desiderio immaginabile.

Niente è stato lasciato al caso: la linea di questa due posti secchi si discosta radicalmente da quella semplice e gradevole del modello precedente, del quale non eredita l'appeal quasi sbarazzino, mostrando una certa "maturità" di gusto che evidentemente viene ritenuta più attuale. Restano, tuttavia, i tratti fondamentali di questo tipo di auto, come la sistemazione dell'abitacolo in posizione arretrata rispetto al baricentro e al centro di rotazione o la ridotta altezza da terra del posto guida.

La nuova piccola scoperta di casa BMW fa il suo debutto con due motorizzazioni pienamente a tono con il corpo vettura: un 2.5 e un 3.0, rigorosamente a sei cilindri in linea, sono pronti a erogare 192 e 231 cv, a 6000 e 5900 giri/min., e a spingere la macchina a cento da fermo in 7 e 5,9 secondi, garantendo velocità massime di 235 e 250 km/h, coadiuvati da cambi manuali a cinque e sei marce o, in alternativa, dall'automatico-sequenziale robotizzato SMG con comandi al volante; l'ingrediente fondamentale per il piacere di guida rappresentato dalla trazione posteriore, si fonde poi con la quasi triplicata rigidità del telaio e la preziosa assistenza del controllo dalla stabilità DSC (Dynamic Stability Control) offerto di serie: una garanzia di sicurezza attiva che non teme confronti.

La nuova scocca progettata per la Z4, espressamente pensata in partenza per una roadster, segna il passaggio dalla rigidità torsionale di 5.600 Nm/radiante della Z3 a quella di ben 14.500 Nm/radiante della nuova nata: basterebbe solo questo dato a rendere l'idea di quali siano le proporzioni del passo avanti compiuto dalla premiata Fabbrica Bavarese di Motori nel campo della progettazione dei telai; ma, volendo considerare l'intero bagaglio di aspetti riguardanti la ciclistica, possiamo aggiungere una distribuzione del peso perfettamente ripartita tra i due assali ed un sistema di sospensioni derivato da quello della Serie 3, già esempio di efficienza, confort e sicurezza.Peso, peraltro, decisamente ridotto: meno di 1300 chili a vuoto per la 3.0 e 1260 per la 2.5 rappresentano senza dubbio un risultato di tutto rispetto, nel panorama odierno che fa sembrare un peso massimo anche la 147.

Trattandosi di una scoperta, grande importanza hanno le caratteristiche di resistenza all'impatto, specialmente in caso di ribaltamento; per questo si è ritenuto, già in sede di progettazione del pianale, di realizzare la cellula centrale di sopravvivenza in un sol pezzo: i due roll-bar posteriori ed il montante anteriore fanno parte integrante della struttura centrale ad alta resistenza, mentre il fondo è stato rinforzato per accrescerne le capacità antintrusive.

Le motorizzazioni proposte sono perfettamente in linea con il carattere allegro ma non estremo della vettura: i 245 Nm del 2.5 e i 300 del 3.0 sono più che sufficienti a garantire il piacere di una guida equilibratissima a chiunque non ricerchi emozioni da supermotorizzata; d'altronde a questo, in seguito, penserà, con ogni probabilità, il reparto Motorsport della Casa. Intanto il cambio robotizzato SMG fa egregiamente la sua parte arrivando a tempi di cambiata nell'ordine dei 15 centesimi di secondo, e gestendo completamente le manovre della frizione: in questo modo i tempi di accelerazione dichiarati non sono più un traguardo solo virtuale per la stragrande maggioranza dei guidatori, ma diventano facilmente realizzabili in tutta tranquillità anche dai piloti meno smaliziati, che possono schiacciare senza misericordia "dimenticando" anche di sollevare il piede dal gas durante la cambiata o facendo affidamento sulla doppietta eseguita automaticamente in scalata; con indubbi vantaggi per la concentrazione nella guida, alla quale si sommano i controlli elettronici, rendendo concretamente più elevato il limite di sicurezza anche nella guida sportiva.

Il comportamento stradale, prevedibilmente di alto livello, può essere "condito" al momento dell'ordine con un accessorio a richiesta un po' particolare, dedicato espressamente a chi cerca le emozioni di una guida più sportiva: il "comando di potenza" DDC (Dynamic Drive Control) aumenta l'efficienza del motore anticipando l'erogazione della coppia motrice, interviene sullo sterzo incrementandone la resistenza alla manovra, non mancando di agire sul programma dell'eventuale cambio SMG, innalzando il regime di cambiata e diminuendone il tempo di esecuzione.

Con la Z4 fa la sua comparsa in casa BMW il servosterzo elettrico, e la fa in grande stile: questo gioiello tecnico che è l'EPS (Electric Power Steering) rappresenta un esempio di efficienza senza compromessi; gestito da un software autonomo in costante dialogo con il controllo della stabilità e l'eventuale programma DDC, è in grado di adattare le caratteristiche del comando alla condotta di guida, diminuendo la reattività e minimizzando le disomogeneità di riallineamento.

La dotazione di accessori è senza dubbio adeguata al segmento di appartenenza della macchina: di serie c'è tutto ciò che serve a renderne più gradevole l'uso, e la lista degli accessori a richiesta sarà, come di consueto, smisurata. Tante sono le migliorie, grandi e piccole, introdotte a partire da questo nuovo modello, che potrebbero fare scuola: la capote elettrica completamente automatica non richiede telo o coperchio aggiuntivi, in quanto sfrutta la sua stessa porzione anteriore come copertura in posizione aperta, con un certo guadagno anche in termini di ingombro, e per ora sembra essere l'unico esempio al mondo; l'adozione di serie di pneumatici runflat, costruiti per non afflosciarsi anche in caso di perdita di pressione (controllata elettronicamente), permette la prosecuzione del viaggio anche con una o più gomme a terra, con una autonomia funzionale di 150 chilometri ad una velocità non superiore a 80 km/h: in pratica le prestazioni di un "ruotino" con il vantaggio di non dover effettuare la sosta per la sostituzione, un altro guadagno sul piano della sicurezza; il sistema di air bag è gestito da cablaggi in fibra ottica, una soluzione che consente velocità di scambio dati neppure paragonabili con quelle consentite dal tradizionale conduttore metallico. Si possono poi scegliere fari bi-xeno, sistema di navigazione satellitare, "Top-Hi-Fi" a tecnologia carver e, naturalmente, l'assetto M Technik; più svariati livelli di personalizzazione dell'interno e una chicca dedicata, anch'essa, agli appassionati della guida "gustosa": il controllo della trazione che consente di "calibrare" il pattinamento delle ruote posteriori in maniera da controllare la vettura come se fosse dotata di un tradizionale autobloccante meccanico.

In conclusione una bella macchinetta, sportiva al punto giusto e senza grandi rinunce (se si esclude quella ai due posti posteriori propria dell'intero genere), un po' vistosa ma comunque signorile e personale, con un ingombro, appena sopra i quattro metri, alla portata di qualsiasi box, e con un prezzo che sarà, ne siamo sicuri, tutto sommato, adeguato ai contenuti.

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