Le Idee Renault

Mattino di una limpida giornata di inizio giugno, i colori filtrano prepotenti dalle finestre... e io sono davanti al PC. L'obbiettivo è realizzare una panoramica sul design Renault.

Lo spunto proviene dalla recente commercializzazione dell'ultima "creatura" dei designer della Règie National dell'automobilismo francese.

E' innegabile che la scintilla da cui sono scaturite tante idee rivoluzionarie, che l'automobilismo moderno ha ormai metabolizzato facendole proprie, è fluita dalla differenza di potenziale tra gli elettrodi di una candela firmata Renault. Il costruttore transalpino ha saputo alternare, all'interno della propria gamma, modelli dal carattere innovatore, e con una forte personalità, a versioni tradizionali.

Tutto ha inizio alla fine degli anni '50. La Francia del dopoguerra è una vera e propria "fucina ideologica" nella compagine di un'Europa Occidentale subordinata alla politica economica (ma non solo), statunitense. La società francese degli anni '50 e '60 del '900 sarà l'incubatrice del più avanzato dei pensieri progressisti occidentali, che si manifesterà a gran voce (e si diffonderà) con le rivolte degli '60. Tuttavia le manifestazioni di quel periodo sono solo la punta di un iceberg rappresentante un radicale cambiamento nel "modus operandi" degli intellettuali e degli artisti d'oltralpe. E siccome il design è innegabilmente un'arte, l'arte di coniugare le esigenze produttivo-funzionali con quelle estetiche, è lampante che il settore auto non ne restasse indenne.

Nasce in questo clima, l'idea di sostituire la vecchia e popolare Renault 4cv con un prodotto dalle caratteristiche inedite, rivolto allo stesso (allora, turbolento) bacino d'utenza. Motore di piccole dimensioni, meccanica robusta, trazione anteriore (come Alec Issigonis insegnò), abitacolo spazioso, funzionale e con rivestimenti tanto spartani quanto robusti, e poi, design originale e votato alla massima funzionalità: questi sono i principi della Renault R4. La vettura fu presentata nel 1961 con motorizzazioni di 750 e 600 cc (quest'ultima destinata alla versione ultra economica denominata R3)... e da allora ne ha fatta di strada, uscendo di produzione nel '92 dopo ben 31 anni di carriera e un paio di trapianti di motore.

La "quatrelle" pone le basi affinché la Renault si crei la fama di costruttore d'avanguardia. Ma se quest'auto è stato il punto di partenza, i modelli successivi sono riusciti nell'intento di consolidare al massimo l'immagine dell'evoluta casa automobilistica francese.

Così nel 1965 nasce la R 16, modello di classe media, che introduce all'interno del proprio segmento di mercato, la formula "due volumi". Per intenderci, nel 1965 la R 16 dovette confrontarsi con modelli quali la Fiat 1300/1500 (e la successiva 124), la Giulia, la Fulvia e poi, le Opel Kadett e Record, la Peugeot 404 o le VW 1500 e 1600: tutti modelli d'impostazione decisamente ortodossa (e "anziana") rispetto alla nuova trazione anteriore francese.

Il 1968 è l'anno della Renault 6: carrozzeria due volumi con portellone posteriore e cilindrate di 0.85 e 1.1 litri. E' stata la prima vera compatta a due volumi con portellone (ben sei anni prima della Golf).

Intanto il tempo passava, e nel 1972 nacque la 5 con l'idea di sostituire la capostipite 4. In realtà ciò non fu mai fatto e i due modelli vissero parallelamente. La 5, ad un'estetica particolarmente moderna, univa la particolarità di sbalzi ridottissimi, grazie alla disposizione meccanica che prevedeva la trazione, come sempre, anteriore e la disposizione anteriore longitudinale del gruppo motore-trasmissione, rivolta al contrario; ovvero, il motore verso l'abitacolo e il cambio sull'avantreno. Questo permetteva di spostare al massimo verso l'esterno le ruote anteriori e, disponendo all'estremità anche le posteriori, si ottenne un corpo vettura maneggevolissimo. Da non dimenticare anche l'altro primato della 5: fu la prima auto europea prodotta in serie ad adottare i paracolpi in materiale plastico!

Tre anni dopo nasce la grossa 30, ovvero l'esasperazione dei concetti della 16, applicati al segmento superiore, quello delle auto di una certa "importanza". La 30 (6 cilindri a V, 2664cc) formava, in compagnia della Citroën CX e della Lancia Gamma, uno strano "terzetto" di vetture due volumi a trazione anteriore, all'interno del tradizionale segmento delle vetture di rango. Da una costola della 30 nacque la più economica 20.

Approdiamo agli anni '80 con la coupè Fuego: design piacevole ma non sconcertante. Il vero elemento innovativo era nella meccanica: la prima vettura dichiaratamente sportiva con un motore turbodiesel. Era il 1980.

Il 1984 è l'anno della R11 Electronic (con strumentazione parlante!), ma soprattutto dell'Espace, la cui paternità non va però attribuita a pieno a Renault.

Le cose andarono più o meno così...
La Matra (piccolo costruttore francese, altro fautore di idee rivoluzionarie) agli albori degli anni '80 propose al suo partner d'allora, la Peugeot, il progetto di un'automobile priva dei volumi anteriore e posteriore, in pratica una monovolume. Gli uomini Peugeot rifiutarono di sviluppare il progetto. Perciò, il team della Matra decise di rivolgersi alla concorrenza... Nel 1983 l'accordo con Renault per sviluppare un veicolo monovolume con la carrozzeria in vetroresina e nel '84 esordisce l'Espace.
E' inutile ribadirlo... anche in questo caso alla Regie ci videro giusto.

Gli anni '80 furono un periodo di stasi creativa per il costruttore francese che, ad esclusione della suddetta Espace, non fece altro che proporre nei vari segmenti di mercato, vetture tutto sommato "già viste" e tradizionali.

Nel 1993 si riparte di slancio. Da un anno si era orfani della 4 e ci voleva un'ulteriore spunto innovativo. E così, lo stesso coraggio degli anni passati diede i natali alla prima piccola monovolume. Il nome? Twingo!

Il resto è storia recentissima. A pochi anni dalla Twingo, assistiamo alla nascita della prima monovolume compatta, la Scenic, della famiglia delle Megane, e poco dopo allo sviluppo della versione SUV, la Scenic RX4.

Poi, in questi mesi hanno debuttato la Avantime, una sorta di coupè-monovolume di lusso, e la nuova ammiraglia Vel Satis che propone una nuova combinazione dei volumi, attualmente "indefinibile", che racchiude in se i vantaggi delle monovolume, delle due volumi con portellone e delle berline classiche.

Finiranno mai di stupirci?

Fotogallery: Automobilismo francese: il coraggio delle idee