Viaggio nel mondo della strumentazione

"Luci, Dinamo, Riserva, Olio": è l'elenco delle spie della strumentazione della Fiat "nuova 500". Un tachimetro, con l'utile indicazione della velocità massima per ogni marcia, un contachilometri totale e quattro spie, a cui se ne aggiungono due, una verde per gli indicatori di direzione ed una blu per i fari "a piena luce", sistemate nella plancia. Questo è tutto: uno strumento e sei spie. Era il 1957.

Quello delle strumentazioni è un argomento tanto interessante quanto bistrattato dalla carta stampata del settore. Eppure ce ne sarebbe da scrivere...

L'OROLOGIAIO

Sin dagli esordi, i costruttori di automobili hanno cercato di dotare i veicoli di tutti gli indicatori necessari per dare al pilota quante più informazioni possibili durante la marcia. Esemplari sono i termometri acqua montati su alcune auto degli anni 20 - 30: si tratta di veri e propri termometri a mercurio sporgenti dal tappo del radiatore e, per cui, abbastanza visibili dal pilota. Tutti gli apparecchi montati allora sulle vetture erano di questo tipo: le informazioni erano date per mezzo di macchinosi sistemi di tipo meccanico. Si trattava strumenti costosi ma, forse, più duraturi di quegli odierni: un buon orologiaio era in grado di rimetterli a posto nel caso qualche molla si spezzasse o qualche microscopico ingranaggio uscisse dalla propria sede... oggi invece se non funziona più il tachimetro si prende e si cambia tutto il quadro strumenti.

I TRANSISTORS E IL MEDIOMETRO
Dagli anni '50 - '60, con lo sviluppo dei primi circuiti a transistori e di sensori di tipo elettrico, le strumentazioni iniziarono a dare indicazioni sempre più precise e con sistemi di rilevazione più semplici. Da allora nelle vetture di grande serie (nelle "fuori serie" le strumentazioni erano ricche di indicatori già da qualche annetto) a fianco dei familiari tachimetro e indicatore del livello del combustibile, iniziarono a comparire i primi timidi termometri acqua e i misuratori della pressione dell'olio; nonché i primi contagiri elettronici.

Una breve parentesi, in questo periodo, la ebbe il "mediometro". Si trattava di uno strano apparecchio, in pratica un orologio con la scala indicante, anziché le ore, i chilometri/ora. Come si usava? All'inizio di una tratta, un percorso in autostrada ad esempio, al primo cippo chilometrico si faceva partire l'orologio. Dopo un numero preciso di chilometri (a seconda se si trattava di un cronometro contasecondi o di un orologio che conta i minuti e le ore), si fermava l'apparecchio le cui lancette indicavano la velocità media nel tratto interessato. Il bello era che, chi ne era provvisto, diventava schiavo della media ed era spinto a far sempre meglio. Con risultati immaginabili...

Dicevo... a partire degli anni '60, quindi, le vetture di grande serie diventarono sempre più ricche di strumenti. Lentamente gli indicatori - spia si spostavano dalla plancia, all'interno dei quadri porta-strumentazione e, alla fine degli anni '60, anche le utilitarie potevano essere dotate di contagiri, indicatori e spie varie raccolti tutti all'interni di un cupolino davanti al pilota. Un tipico esempio di questo tipo è la strumentazione di alcune versioni Autobianchi A112 A (la prima serie).

L'ERGONOMIA
Il decennio successivo vide un sensibile miglioramento della grafica e della leggibilità degli strumenti. Risale ai primi anni '70, infatti, la definizione dei pittogrammi che illustrano le luci spia, in luogo delle vecchie scritte. Tra le prime case automobilistiche ad adottare i pittogrammi al posto delle scritte ci fu la Volvo che montava sui propri modelli una strumentazione dalla grafica chiara e estremamente attuale ancora oggi che era totalmente priva di scritte: le funzioni degli strumenti, delle spie, dei pulsanti e dei comandi dell'impianto d'aerazione erano tutte indicate con pittogrammi "standard". In quel periodo i concorrenti ancora scrivevano "temp. Acqua" sul termometro del liquido di raffreddamento...

La seconda metà degli anni '70 è l'era dei circuiti integrati. Ne "approfittò" subito la BMW che nella Serie 7 di quel periodo montò una serie di apparecchi elettronici molto sofisticati: si trattava del primo tipo di check control e di un utilissimo computer di bordo che dava una serie di informazioni utilissime in forma digitale, dalla velocità media al consumo.

RICORDATE "L'ECONOMETRO"?

Proprio il consumo era un tema, in quel periodo di grave crisi energetica, molto sentito dalla collettività. I costruttori si adeguarono. Il modello più diffuso di misuratore di consumo fu il Vacuometro della Veglia Borletti. Consisteva in una sonda che rilevava la depressione nel collettore d'aspirazione, a monte delle valvole. Ovviamente tale valore di pressione varia al variare della posizione delle farfalle: più la valvola a farfalla è aperta, minore sarà la depressione. Il vacuometro segnalava il valore del consumo istantaneo in base a questo principio. Fu adottato in massa dalla Fiat a partire dai primi anni '80 fino a metà anni '90. La BMW lo utilizza ancora, ma il sistema di rilevazione dovrebbe essere differente.

Insomma, a partire da fine anni '70 iniziò un'insana corsa alla "complicazione" delle strumentazioni. Tutte le case europee avevano iniziato a darsi battaglia a colpi di plance complicate. Cito i casi più eclatanti.

CITROËN

Citroën insisteva con le strumentazioni dalla grafica particolare (tachimetri a tamburo rotante e contagiri a diodi LED) ma soprattutto con i suoi "satelliti". In pratica i comandi erano raggruppati tutti a i lati del volante. Addirittura nelle prime due serie della Visa i satelliti raggruppavano anche i comandi del gruppo d'aerazione. Tale filosofia decadde a metà anni '80 quando tutti modelli Citroën adottarono strumentazioni analogiche e comandi di tipo tradizionale.

VOCE DA UOMO
L'altra casa francese, la Renault, batteva invece la via più tecnologica. Con la R11 Electronic presentò la prima auto europea di grande serie con strumentazione digitale e sintetizzatore vocale. Tu salivi in auto e, se c'era un problema, essa te lo comunicava... con voce da uomo!! Il progetto si fermò a quell'unico modello. Forse la clientela era rimasta un pochetto impressionata (non dobbiamo dimenticarci che il contesto è quello di quasi venti anni fa...). Analoga situazione fu vissuta dall'Austin Maestro HLS dotata delle stesse funzioni della R11 Electronic.

ALFA ROMEO FIAT E BMW

In casa Alfa, la situazione era un po' complessa. Fino al '82 sulle Alfa Romeo l'elettronica di bordo, nella strumentazione, era limitata ai soli indicatori principali. Poi all'IRI si accorsero che i clienti cercavano qualcosa di più scenografico e "di botto" le Alfa Romeo diventarono ipertecnologiche. Le versioni Quadrifoglio Oro della 33 (foto a sx) e le berline di classe media Alfetta '83 (foto al centro) presentavano, oltre alla dotazione standard di strumenti, un check panel di ultima generazione e un complicato trip computer (dotato di sette tasti funzione). Purtroppo un tale aumento delle dotazioni di strumenti causò anche un'impennata delle difettosità. Una prima razionalizzazione si ebbe con l'Alfa 90 che presentava una strumentazione ad elementi digitali (foto e dx), ma un check control e un trip master di molto più affidabili e facili da usare. Con l'Alfa 75 ci fu un'ulteriore semplificazione: si persero il trip master (sostituito da un orologio) e la strumentazione digitale. Inoltre fu adottato il vacuometro "made in Alfa" che prendeva il nome di "modulo di efficienza" ed era un indicatore a LED luminosi.

A partire dal '86 la 33 venne dotata di una nuova plancia, più povera e priva del complicato trip computer, ma molto più gradevole. Intanto al 75 perdeva il modulo di efficienza, ed adottava una strumentazione dalla grafica più semplice, e nasceva la 164, ultima figlia della "filosofia della complicazione" (basta vedere la console centrale piena di pulsanti tutti uguali). Insomma, già da metà anni '80 si sentiva la necessità di semplificare. Bisognava evitare di sovraffolare le plance di accessori inutili e spesso fonte di problemi.

In controtendenza andavano Fiat - Lancia e BMW. La prima presentò tra il 1987 ed il 1990 la Tipo, la Lancia Dedra e la Tempra. Tutti modelli dotati, a seconda delle versioni, di plance ricche di elettronica. Si parte dalle strumentazioni digitali "classiche" della Tipo e della Tempra, si passa attraverso il famoso climatizzatore automatico delle medie Fiat (quello che d'inverno tendeva ad immettere improvvisamente aria gelata nell'abitacolo) e si arriva a quel capolavoro che è la strumentazione optoelettronica della Dedra. Caratterizzata da elementi a cristalli liquidi, forniva indicazioni sia analogiche sia digitali, inoltre era dotata di un computer di bordo che aveva anche la funzione di check control a messaggi di testo variabili. Uno spettacolo per gli occhi, un po' meno per il portafoglio visto che tendeva a guastarsi.

BMW, invece, concentrava tutte le sue forze nel rendere complicate le console centrali. Dopo aver adottato il Service Interval che segnala quanto manca al tagliando, i tecnici bavaresi si sono concentrati su trip computer sofisticatissimi e nell'integrazione nella plancia di apparecchi telefonici. I cruscotti della serie 7 del '86 e della successiva Serie 5 (1988) sembrano cockpit da Boeing 777...


GLI ANNI '90 E IL 2000
Di fatto, però non si poteva andare avanti così. Negli anni '90 il cambiamento. Tutti i costruttori europei, anche quelli che si erano limitati ad utilizzare strumentazioni digitali per versioni speciali (come le Golf GTI), cambiarono rotta. In pratica, ad eccezione della Fiat Tempra, tutte le vetture nate intorno al 1992 - 1993 avevano strumentazioni e plance più semplici rispetto quelle delle versioni e dei modelli precedenti. La Tipo perse il cruscotto digitale, l'Alfa 155 base era più povera dell'analoga versione della 75, la Dedra perse la bellissima strumentazione optoelettronica... e così anche Volkswagen, Renault ecc... ecc...

Poi piano, piano, ci si è riavvicinati ai gadget, ma in modo più razionale (grazie alle nuove tecnologie). I trip computers sono entrati in un piccolo riquadro all'interno del tachimetro, e i check panel sono stati integrati nella batteria di spie standard. Intanto sono nati i navigatori satellitari che hanno fatto tornare di gran moda le strumentazioni parlanti con sintetizzatori vocali, solo che ora permettono non solo di ascoltare, ma anche di comunicare ed impartire direttive all'elettronica di bordo. Inoltre, negli ultimi modelli, sono tornati in auge anche i sistemi a messaggi variabili (vedi le berline Audi, l'Alfa 147 e la Fiat Stilo, ad esempio) e le strumentazioni optoelettroniche particolarmente "scenografiche" come quelle delle ibride Toyota Prius e Honda Insight, o delle più comuni Honda S 2000 e Toyota Yaris. La BMW, poi, ha proseguito nella sua strada ed è giunta ad un nuovo primato a livello di elettronica nella sua nuovissima Serie 7 le cui caratteristiche, per essere illustrate, necessitano di tanto spazio...

Ecco come si sono sviluppate le strumentazioni: un crescendo fino agli '80, una piccola incertezza nel decennio scorso ed un nuovo slancio, verso inedite soluzioni, nel terzo millennio. Fin dove arriveremo?

Fotogallery: Dal contachilometri al connect