God save the Queen

Sono passati parecchi anni dall'aprile del 1963, l'anno in cui fece la sua prima apparizione la mitica Mini Cooper S, elaborata da John Cooper in collaborazione con l'azienda Downtown. Allora, grazie a una coppia di carburatori SU, all'innalzamento della cilindrata a 1071 cm3 e a tutta una serie di altre modifiche, erogava una potenza di ben 70cv, sufficienti a farle raggiungere i 100 all'ora in circa 12". Davvero non male se si pensa che in origine il suo piccolo quattro cilindri da 848 cm3 erogava appena 34cv. Ma trasportiamo queste cifre nel mondo attuale, 70cv sono una potenza assolutamente normale per una attuale utilitaria senza la minima pretesa sportiva, cosa ci si potrebbe aspettare allora dalla nuova interpretazione firmata "John Cooper Works" della attuale Mini Cooper S? Beh.. un bel po' di cavalli, ovvio.

E' bene precisare che esiste una sostanziale differenza con gli altri kit di potenziamento reperibili sul mercato, e questo ne giustifica la differenza di prezzo di cui parleremo più avanti. I principali kit proposti dai tuner prevedono infatti una differente puleggia per il compressore volumetrico, una nuova taratura della centralina e uno scarico più sportivo; le potenze promesse sono di circa 200-210cv a un prezzo piuttosto interessante. Il kit JCW invece è composto da una nuova testata, un nuovo compressore volumetrico, più grosso, sviluppato con l'americana Eaton completo di una nuova cinghia, uno scarico sportivo completo, speciali candele a quattro elettrodi e ovviamente una centralina adeguata. Il risultato sono 200 affidabili cavalli e un momento torcente pari a 240nm.. non male, vero?

A breve saranno disponibili anche nuovi sedili sportivi e generose ruote da 18", ma per il momento sono ben poche le cose che differenziano una normale Cooper S da una Cooper S JCW: una di queste è costituita dalle targhette "Works" e l'altra dal bellissimo scarico a doppia uscita con logo Works. Quest'ultimo promette faville solo a guardarlo, e così è. Una volta girata la chiave di avviamento, il motore si sveglia con un cupo borbottio e un paio di colpetti di acceleratore gli permettono di schiarirsi la voce in maniera piuttosto godibile. Il suono è forte e piacevole e ogni rilascio del gas è accompagnato da una sequenza di piccoli scoppiettii, una chiara dichiarazione di intenti, perciò, dentro la prima e via. Inizialmente si è portati a sfruttare solo la robusta coppia ai medi regimi, già dai 2000 giri il motore risponde in maniera piuttosto pronta e i 4000-4500 giri sono un buon punto di cambiata se si vuole rischiare solo qualche punto della patente. Ma se invece si tiene l'acceleratore a fondo corsa, beh, una spinta ancora più robusta lancia la Mini verso velocità proibitive con notevole disinvoltura. Lo scarico emette una forte colonna sonora effetto stereo accompagnata dal persistente fischio del compressore in un crescendo sempre più entusiasmante, la lancetta del contagiri corre con foga verso i 7000 e chiede un'altra marcia per riprendere da capo. Impossibile resistere, ma è meglio concentrare il proprio divertimento sulle marce più basse perché una quarta a pieni giri significa un periodo non meglio definito senza patente. Quando si inizia a danzare tra le curve, beh, è la Mini che già conosciamo.. fatta di uno sterzo pronto e preciso e un assetto rigido e reattivo che permette di modificare le traiettorie con l'acceleratore, rilasciate bruscamente il gas in curva e otterrete una divagazione della coda così come l'avevate immaginata una frazione di secondo prima. Le ruote in lega da 16" inoltre permettono alla macchina di conservare una certa progressività nelle sue reazioni, una dote di certo non disprezzabile quando si ha voglia di "giocare" un po'. Giocare? Beh.. si, in effetti la conversione Works trasforma una divertente e sbarazzina auto in un giocattolone per adulti, le prestazioni assolute sono rilevanti anche se qualche avversaria è in grado di limare qualche ulteriore decimo in accelerazione, ma ciò che questa Mini offre in abbondanza è un sano coinvolgimento nella guida, la si sente viva sotto il sedile, pronta ad assecondare ogni desiderio impartito con lo sterzo e l'acceleratore, la ricompensa è una tempesta di emozioni visive, tattili e sonore cui è difficile resistere.

Si è accennato all'inizio alla differenza di prezzo tra i kit più semplici proposti dai principali tuner specializzati e il kit ufficiale "JCW", con i primi ottenere una potenza di circa 200-220cv costa tra i 2000 e i 3500 EURO ma dopo l'elaborazione viene a decadere la garanzia della vettura, senza contare le possibili "situazioni imbarazzanti" che potrebbero venirsi a creare con le forze dell'ordine. La conversione Works costa 5160EURO alla quale vanno aggiunte le spese di installazione (12 ore di manodopera) e quelle per le pratiche di omologazione. Si tratta di una cifra sensibilmente superiore a quella delle proposte non ufficiali ma si dispone di un'auto totalmente affidabile (lo sviluppo del kit è durato oltre tre anni) e garantita come se fosse originale. Spendere una cifra vicina ai 28.000 EURO per una Mini può sembrare una follia e, se siete tra quelli che la pensano così, forse è meglio se non portate con voi il libretto degli assegni quando andate a provarla, il vostro conto in banca potrebbe avere una sorpresa.

Fotogallery: Mini Cooper S “John Cooper Works”