Tornano in mostra 125 automobili che hanno fatto la storia del marchio bavarese

Dopo un profondo intervento di ristrutturazione ed ammodernamento durato circa due anni e mezzo, il Museo BMW ha riaperto i battenti. Situato tra il Quattro Cilindri BMW, il nuovo BMW Welt e lo stabilimento BMW nelle vicinanze del Parco olimpico, il Museo BMW, restaurato dall'architetto tedesco Uwe. R. Brückner, custodisce le memorie di 90 anni di storia del Marchio bavarese ed è stato inaugurato per la prima volta nel 1973.

Alcuni degli elementi concepiti negli anni '70 dall'architetto viennese Karl Schwanze sono stati lasciati intatti. La famosa "tazza" di Schwanze è stata rinnovata ed ospita sul tetto il logo BMW più grande al mondo con i suoi 40 metri di diametro. Al suo interno, grazie al nuovo impianto audiovisivo, possono essere proiettati film girati appositamente per creare un panorama di 360 gradi.

L'edificio a tetto piano, un tempo usato come zona di riunioni, ristorante aziendale e garage sotterraneo, adesso è parte del Museo che accoglie un'area totale di 5000 m2 di esposizione. All'interno, un avveniristico sistema a rampe collega 25 settori espositivi distribuiti su 7 blocchi tematici chiamati "Case", ognuna dedicata ad un particolare settore di attività di BMW: Casa del Design, Casa della Tecnica, delle Serie, della Storia, delle Corse, della Motocicletta e del Marchio.

Sono 125 i pezzi originali che hanno segnato la storia della Bayerische Motoren Werke AG che è possibile osservare dal vivo, a cui si aggiungono numerosissime installazioni dedicate al design, alle vicende storiche, alla tecnica, alla comunicazione e alle competizioni del Marchio tedesco, tutte visitabili in un percorso che dura circa 2 ore, mentre due appositi itinerari didattici sono dedicati ai bambini ed ai ragazzi nelle fasce d'età dai 6 ai 13 anni e dai 14 ai 18.

Il Museo BMW è aperto dal martedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 18, mentre il sabato, la domenica e i festivi è visitabile dalle 10 alle 20.

Il Museo BMW riapre al pubblico

Foto di: Daniele Pizzo