nuova generazione

La "cura Ford" sta giovando moltissimo a Land Rover. Praticamente tutta la gamma, eccezion fatta per il "rude" Defender, ha subito notevoli aggiornamenti.
Tuttavia, il primo modello interamente made in Ford del marchio inglese è il Discovery (la Range è stata impostata sotto la vecchia gestione BMW), o meglio, il Discovery 3, come è menzionato nelle comunicazioni ufficiali.
Questi sostituisce il vecchio Discovery, nato nel 1989 e rimasto in carica, con i dovuti aggiornamenti, ben 15 anni. Tra i due, il salto generazionale è evidentissimo.

Facendo una carellata velocissima sul design, il Discovery 3 si scopre ricchissimo di citazioni pur presentandosi in una veste relativamente nuova per il Marchio. Infatti, nel nuovo modello la zona alta della fiancata, oltre la linea di cintura, appare decisamente "carica", sensazione dovuta soprattutto alle dimensioni dei montanti (soprattutto il terzo e il quarto, non rifiniti in nero opaco e quindi maggiormente evidenti), che si contrappone decisamente agli esili omologhi del Discovery prodotto fin'ora e che contribuivano ad alleggerirne il complesso. Tra le citazioni, è facile notare l'angolazione del parabrezza e la particolarità del tetto rialzato nella zona posteriore con la caratteristica forma della terza luce.

Le vere novità sono, però, sotto pelle. A cominciare dalla telaistica, di particolare progettazione, definita, in Casa, Integrated Body-frame "scocca - telaio integrato". Si tratta di una soluzione ibrida che unisce la robustezza di un telaio separato alla rigidezza torsionale di una scocca portante. E' stato possibile, in questo modo, ridurre il peso e realizzare un sottoscocca regolare, utilissimo in fuoristrada.
Tuttavia, il nuovo Discovery guarda "con molto interesse" anche i lunghi nastri d'asfalto...
Le sospensioni hanno una taratura particolare, da un lato utile in fuoristrada, grazie alla notevole escursione (250 mm avanti e 330 dietro), dall'altro capaci di adeguate prestazioni nella marcia su asfalto. Nelle versioni top, tali caratteristiche sono amplificate grazie all'utilizzo di molle ad aria.

A sovrintendere sulla dinamica del veicolo c'è un nuovo sistema integrato, denominato Terrain Response che gestisce motore, cambio, sospensioni, DSC, ABS, controllo della trazione, sistema di rallentamento in discesa HDC e ripartitore della forza frenante. In base a cinque programmi predefiniti (Guida Generica, Scarsa Aderenza, Fango e Solchi Profondi, Sabbia e Fondo Roccioso) e selezionabili dal pilota mediante un comando in plancia, il Terrain Response modifica il funzionamento degli apparati cui sovrintende per garantire la marcia nelle migliori condizioni di sicurezza.

Sotto il cofano del nuovo Discovery ci sono due propulsori provenienti dalla gamma Jaguar: il V6 2.7 turbodiesel da 140 kW e il V8 4.4 (sulle Jaguar è un 4.2) da 220 kW. Entrambi sono stati adattati all'installazione sul SUV mediante l'adozione di accorgimenti relativi alla gestione elettronica, alle caratteristiche di lubrificazione e a nuovi rapporti di compressione. Con il turbodiesel common-rail, denominato TDV6, il Discovery 3 raggiunge i 180 km/h di punta velocistica, è capace di pendenze del 100% (45°) con un consumo medio di 9,4 l/100 km. Dotato del V8 a benzina, invece, il SUV inglese "vola" a 195 km/h, accelerando da 0 a 100 in poco più di 8".
Le trasmissioni saranno tutte a 6 rapporti. Per l'unità a benzina è previsto esclusivamente un automatico ZF mentre, per il turbodiesel, all'automatico sarà affiancato un manuale, sempre ZF a 6 rapporti. A completare la catena cinematica c'è un gruppo riduttore a due velocità con gestione elettronica.

Il Discovery 3, che in USA si chiamerà LR3 e in alcuni mercati adotterà anche un motore a benzina di 4 litri, annovera tra le dotazioni, dispositivi all'avanguardia come i fari autodirezionali e un sofisticato cruise-control che adegua la velocità in relazione alle condizioni del traffico. Sarà commercializzato in Italia a partire da ottobre.

Fotogallery: Land Rover Discovery 3