un successo annunciato...

Fa sempre piacere celebrare chi ottiene successo grazie alla bontà dei propri prodotti. Così, diventa un piacere per noi evidenziare la crescita di Mazda negli ultimi due anni.
La casa giapponese, già da qualche tempo sostenuta da Ford, ha saputo destreggiarsi sui più difficili mercati mondiali, quello Statunitense e quello dell’Europa Occidentale, realizzando le fondamenta su cui costruire un immagine stabile e ben definita.

E’ un fenomeno, che gli addetti ai lavori non dovrebbero sottovalutare.

Andando un po’ indietro, infatti, si scopre che già dagli anni Ottanta si parlava tanto della minaccia del "Sol Levante", che aveva già colonizzato gli Stati Uniti. Le lobby industriali premettero affinché i governi europei adottassero misure protezionistiche. Furono varati dazi e applicato il contingentamento, con la speranza di frenare l’avanzata di chi, pazientemente, aveva passato anni a guardarci e, studiandoci, aveva colto le nostre debolezze. Correggendole. Negli ultimi due decenni del Secolo Scorso, l’ingresso degli "orientali" in Europa è stato, quindi, relativo, ma - lo dichiariamo con quel minimo di onestà intellettuale che non si dovrebbe mai perdere - anche i prodotti che ci proponevano, seppur validi sotto il profilo contenutistico e del rapporto qualità/prezzo, non avevano molto appeal.

Le cose, nel giro di poco tempo, sono cambiate notevolmente.
Dopo aver imparato a costruire in Europa (prendendosi gioco di un protezionismo da Medioevo), dopo aver familiarizzato col design, fino a realizzare i propri centri stile dove i vivai sono più floridi di talenti, oggi "i Giapponesi" hanno stretto accordi commerciali con i colossi dell’automobilismo. Alcuni costruttori nipponici, tra cui la citata Mazda, sono stati risucchiati dalla gravità dei grandi gruppi industriali, ma - e questa è la carta vincente - sono in grado di darci prodotti apparentemente non allineati alla "solita solfa", con immagine e caratteristiche che incontrano pienamente i gusti del pubblico. Pubblico che, stanco e insoddisfatto dai nomi storici dell’automobilismo di massa, è all’origine della crisi degli stessi grandi marchi euro-americani. E mentre le case madri arrancano e in Europa avanza solo BMW, che si è ostinata a camminare proficuamente da sola (costruttori di nicchia e fenomeni temporanei esclusi), c’è la Mazda che ha chiuso il 2004 con un incremento del 72% in un mercato sostanzialmente "fermo" come il nostro...

Ma come mai? Forse, a differenza di ciò che nel Vecchio Continente non si riesce più a realizzare, perché troppo legati a tipologie di prodotto che, per quanto avanzate, sanno inesorabilmente di "già visto", di stantìo; in Mazda (ma il discorso è ampliabile alla maggior parte delle case nipponiche) hanno analizzato il mercato e senza troppi patemi hanno proposto esattamente quello che mancava, sia esteticamente sia dal punto di vista dei contenuti. Le Subaru, un altro nome da tenere d’occhio, hanno bellissimi motori boxer e la trazione integrale; la berlina " Mazda 6", propone un design e contenuti di rilievo: muso affilato, profilo a cuneo, interni eleganti con tocco sportivo, motorizzazioni brillanti. Piacciono, hanno personalità: sono lontane da quegli schemi che, dalla fine degli anni ’90, ci vengono proposti (e riproposti). Eravamo la culla dell’Automobilismo, "quello buono", e ora?
Infine, concedeteci una riflessione. È un pensiero che ci lascia, questo si, un po’ di amaro: le berline nipponiche che oggi mietono successi, sembra abbiano proprio i connotati, l’impostazione, della produzione italiana di dieci, quindici anni fa...
Cosa è successo?
Che cosa ci è successo?

È una situazione che dovrebbe far pensare e, se da un lato ci complimentiamo per gli ottimi e meritati risultati commerciali di Mazda, dall’altro lasciamo a voi la sentenza...

Fotogallery: Mazda in fuga!