ora si pensa al Polo del lusso

Un incredibile fermento ruota attorno a Fiat.
Ormai è un bel po' di tempo, di anni, che le acque sono perennemente agitate. Diciamoci la verità, ben pochi credevano che il matrimonio con GM fosse felice, come avrebbe dovuto. La Fiat è una partner difficile, fragile, si, ma dal carattere troppo forte per accontentarsi ad essere "una delle tante".
Scriviamo, certamente, non dal punto di vista degli analisti, ma osservando la situazione con un occhio umano. I più potrebbero obiettare che quando sono in ballo miliardi di Euro, e un mare in cui restare a galla è sempre più difficile, "l'occhio umano" perde qualsiasi importanza. Giustissimo, accademicamente. Però, e sono i fatti a dirlo, non è sempre così.
I fatti, appunto... Le ultime "avventure" della Casa di Torino sono note e, certamente, non stiamo qui a dire che il Lingotto era troppo orgoglioso per non cedere l'auto. Anzi, almeno ufficialmente, sono stati gli americani a sborsare per evitare di accollarsi una realtà ben poco fulgida.
Però, se guardiamo i mesi precedenti, qualche sintomo di questa scarsa duttilità alla sottomissione dei dirigenti di Torino c'è stato. La volontà di realizzare la nuova scoperta Alfa su un pianale derivato da quello della 157, anzi che utilizzare una telaistica messa a punto da GM per le sue piccole spider (su cui nascerà nei prossimi mesi la Opel Speedster della seconda generazione) e, eclatante, l'opposizione a cedere a Daewoo il diesel 1.3 Multijet.
Ci sarebbero anche altri episodi da menzionare, ma questi sono sufficienti a capire che in seno alla Fiat covavano queste due personalità in antitesi: chi voleva sbarazzarsi dell'auto, con Fiat, Lancia e Alfa troppo spesso sull'orlo dell'agonia; e chi alla sudditanza spinta, con la messa in secondo piano degli uffici di progettazione italiani, si è sempre opposto.

Come di solito accade, in questi casi, le conseguenze sono tanto contradditorie quanto le condizioni da cui si sono originate. Così, tra le tante clausole che hanno suggellato il divorzio con gli americani, c'è anche la cessione a questi ultimi del 50% della "proprietà intellettuale" dei diesel multijet, proprio quell'ultimo baluardo che la Casa torinese ha difeso tanto strenuamente. Insomma, la GM è libera di utilizzare e sviluppare a proprio piacimento la tecnologia JTD, come se fosse propria. Abbiam perso l'ennesimo treno, ma abbiamo guadagnato dei soldi, oltre un miliardo e mezzo di Euro. Un bel gruzzoletto.

Fin qui, più o meno, era tutto già noto. Dov'è la novità?
La dirigenza del Lingotto, capeggiata dal lungimirante Montezemolo, ha deliberato la cessione della proprietà Maserati da Ferrari a Fiat . Nelle intenzioni (e speriamo che una volta tanto non siano disattese), c'è la volontà di creare quel famoso "polo", su cui si è tanto fantasticato, che - attualmente - dovrebbe comprendere Maserati e Alfa Romeo. Questo perché la ex Casa di Arese, dopo il divorzio con GM, è rimasta orfana di un partner da cui attingere tecnologia, soprattutto nei segmenti più alti e per le motorizzazioni a benzina. In questo caso, il matrimonio con la rinata Maserati, costituirebbe la riserva di know-how di cui l'Alfa Romeo ha bisogno. Inoltre, la rete Ferrari-Maserati, soprattutto fuori dai confini europei, potrebbe essere da supporto per l'Alfa, anche in previsione del tanto atteso ritorno negli Stati Uniti.

Insomma, sulla carta delle belle idee; resta da vedere se la gestione di questa nuova "entità", che per ora è soltanto prevista, sia effettivamente fattibile... con il sogno che la tecnologia "transaxle", che a Modena è stata perfezionata fino a toccare livelli di eccellenza, possa tornare su una "bella sportiva" del Biscione.

Quindi, basta con i compromessi. Il nuovo motto sembra essere: l'Auto Italiana non deve morire! E noi lo speriamo vivamente...