Nessuna variazione per garanzia ed assistenza

Con un laconico comunicato stampa, la Mg-Rover Italia dichiara: "R.J.Hunt, S.A Pearson e A.V.Lomas, partners della PricewaterhouseCoopers LLP (la società di consulenza incaricata dal Governo Britannico - NdR) sono stati nominati congiuntamente amministratori della MG Rover Italia Spa e di altre sette società nazionali europee del Gruppo MG Rover con un provvedimento del Tribunale di Birmingham"; la stessa è quindi, come le altre società del Gruppo inglese, in amministrazione controllata. Il comunicato, poi, prosegue: "Gli amministratori con questa importante iniziativa manterranno la normale operatività nel mentre vengono esplorate tutte le possibili opportunità per il futuro". Quindi, nonostante l'amministrazione controllata, nell'immediato futuro, secondo quanto dichiarato ufficialmente, non ci saranno variazioni nè per i servizi di assistenza, nè per la validità delle garanzia.

ROVER: la fine

"È una notizia devastante", sono le parole che Tony Blair ha pronunciato appena giunto a conoscenza degli ultimi sviluppi del "caso Rover".
L'azienda britannica è veramente giunta al capolinea: i cinesi della Saic si sono ritirati definitivamente, e non a mani vuote, come vedremo, e cinquemila dipendenti sono già stati licenziati, perché "in esubero". In pochi giorni, si è passati dall'amministrazione controllata al fallimento, senza alcuna possibilità di salvezza per gli impianti.

Ufficialmente, si sa, la colpa risiede essenzialmente nel mancato rinnovamento della gamma (le Mg TF e le Rover 25 e 45, seppur aggiornate magistralmente, praticamente erano modelli vecchi di dieci anni), che ha fatto crollare la produzione fino ai 110.000 esemplari attuali, dai 150.000 del 2000 (la metà rispetto ai 200.000 promessi dalla Phoenix). Ma come è possibile far annegare un marchio con oltre cento anni di vita e che, più volte, è emerso per la validità dei propri prodotti? Rileggendo la storia degli ultimi venticinque anni del marchio, che per la maggiore coincide con quella della più grande British Leyland, ritroviamo episodi di gestione statale e di assistenzialismo "osceno" che neanche l'Alfa Romeo del periodo d'oro - si fa per dire - è stata in grado di regalarci.
Finita la "pacchia" dello Stato demiurgo, i passaggi successivi, con le conseguenze relative, sono venuti automaticamente.

Con poca prudenza, e avanzando illazioni su illazioni, si potrebbe pensare che, non tanto la partnership con Honda, che ha regalato tanta tecnologia, ma ha anche privato gli uffici della necessaria autonomia progettuale, quanto l'appartenenza al gruppo BMW, sia stato più un episodio di sciacallaggio che un'effettiva integrazione industriale. Liquidata dalla British Aerospace, e finita la collaborazione con i giapponesi, l'azienda, seppur in continua emorragia finanziaria, era ricchissima di potenzialità, visto il gran numero di marchi storici e ricchi di fascino di cui deteneva i diritti. Insomma, ragionando allo stesso modo, è facile notare che dalla Baviera han messo le mani sui gioielli che l'agonizzante Rover portava in dote, privandola delle due gemme migliori, Mini e Land Rover, appropriandosene col pretesto di rifarsi delle perdite del Marchio, per poi svendere "la baracca cadente" al malcapitato di turno. È un punto di vista un po' eccessivo - in realtà alla Rover, furono abbuonati debiti per un miliardo e mezzo di Sterline e fu concesso un prestito a lungo termine - ma non del tutto privo di fondamento, se ricordiamo cosa è venuto dopo. Il gruppo inglese, spogliato dei due marchi potenzialmente più ricchi, è stato ceduto ad una cordata di imprenditori che, oltre "alla voglia di fare" (cosa, poi, è da vedere), altro non possedevano, a partire da una precisa esperienza nel settore.

Sulla gestione Phoenix (Fenice, nome molto evocativo), sono stati gettati fiumi di parole, speso solo in ossequio alle tendenze di un certo giornalismo d'Oltremanica, più avvezzo allo scandalo che alla cronaca. In ogni caso, in tre anni la gestione inglese è riuscita a ridurre le perdite a meno di un decimo (da 800 a 70 milioni), rinfrescando per quanto possibile la gamma. Dopo il 2003, però, l'emorragia ha ripreso incessante, fino a toccare i 25 milioni di Sterline al mese. La "Fenice", però, ha continuato il trend positivo, maturando utili per circa 40 milioni. Continuando sulla falsariga impostata in alto arriva la Shanghai. Sembra quasi tornato a splendere il sole, quando viene meno il sostegno del Governo britannico (dopo decenni di elargizioni benevole...) e dall'Oriente giunge un "no" secco... non prima però di essersi accaparrati i diritti intellettuali sul modello "75", che produrranno in Cina forse con un altro marchio se la BMW, che ha mantenuto la proprietà sul marchio Rover, decidesse di non concederne lo sfruttamento.

Abbiamo fatto, lo scrivente lo ribadisce ancora una volta, una serie di "illazioni" che, però, potrebbero aiutarci a capire che cosa è successo: da British Leyland in poi, pare che tutti abbiano preso qualcosa dalla Rover (ricordiamo che Mini e Land Rover sono felicemente integrati nelle famiglie BMW e Ford), senza corrispondere nulla di costruttivo: con una cattiva gestione, i soldi si possono bruciare in un batter d'occhio, un marchio affermato ha un valore molto meno labile... Il colpo finale, comunque, è giunto proprio dalla Shangai, che si è portata a casa a prezzo da saldo i diritti su una valida berlina di prestigio.

Attualmente, gli impianti sono praticamente chiusi. Dei seimila dipendenti, ne sono rimasti mille per ultimare la produzione sfruttando le rimanenze di magazzino e gli ultimi stipendi li sta elargendo il Governo; dopodiché, si chiuderà definitivamente. I fornitori, compresa la ex partner BMW, da cui Rover attingeva per quanto riguarda alcuni propulsori, hanno sospeso la fornitura di componenti. Per la distribuzione dei ricambi, questi continueranno ad essere prodotti dalle aziende esterne, mentre per gli interventi in garanzia, la Casa ha dichiarato che dovrebbero essere effettuati regolarmente dalla Rete di vendita, ma dare informazioni chiare e precise è praticamente impossibile. Non sappiamo fin quando ci sarà una "Rete di Vendita"...

Fotogallery: MG-ROVER Italia