qualche riflessione

La "telenovela" del nuovo CdS e degli Autovelox si arricchisce di una nuova, entusiasmante, puntata. Dopo la messa "in quarantena" delle cosiddette postazioni fisse, gli autovelox automatici che funzionano senza operatore e che non erano omologati (l'omologazione per apparecchiature totalmente nuove è arrivata solo a dicembre 2004), dopo la chiarezza fatta nei confronti del meccanismo della patente a punti (con il grave difetto di fondarsi sulla delazione), ecco che la Cassazione si è pronunciata in merito alla validità delle multe non contestate immediatamente.

Il Comando di Polizia Municipale dell'Unione dei Comuni della Maruccina, nel Chetino, ha fatto ricorso contro la sentenza di un Giudice di Pace che, evidentemente di "manica larga", aveva accolto il ricorso di un cittadino multato per superamento dei limiti di velocità, al quale l'infrazione non era stata contestata immediatamente. La Consulta si è basata sull'articolo 384 del Regolamento di Esecuzione del Codice della Strada (che conta 406 articoli, molti di più rispetto al codice stesso...): "deve considerarsi impossibile la rilevazione immediata nei casi in cui l'apparecchiatura consenta la determinazione dell'illecito in tempo successivo, ovvero dopo che il veicolo oggetto del rilievo sia gia' a distanza dal posto di accertamento, o comunque nella impossibilita' di essere fermato"; sentenziando che: "ove l'apparecchiatura non consenta la determinazione dell'illecito se non dopo il transito del veicolo, e' sempre consentita la contestazione successiva, mentre solo ove l'apparecchiatura permetta l'accertamento dell'illecito prima del transito del veicolo la contestazione deve essere immediata, ma sempre che - prosegue la sentenza - dal fermo del veicolo non derivino situazioni di pericolo e che il servizio sia organizzato in modo da consentirla, nei limiti delle disponibilita' di personale dell'Amministrazione e senza che sulle modalita' di organizzazione sia possibile alcun sindacato giurisdizionale".

La notizia, negli ultimi giorni, è rimbalzata un po' dappertuttto. I fatti sono di una ovvietà disarmante e spaventa apprendere che la Suprema Corte abbia dovuto pronunciarsi su un qualcosa che apparentemente era chiaro a tutti.

L'impressione è che ci sia un clima di crescente confusione. La gestione della circolazione, nel nostro Bel Paese, è intrinsecamente complessa, ma alcune decisioni "alquanto opinabili" del ministero preposto, più che fare chiarezza e contribuire a migliorare la situazione, hanno messo, di fatto, i corpi di polizia stradale e gli automobilisti in guerra l'uno contro l'altro. Da anni si cerca a fatica di adeguare la nostra normativa agli elevatissimi standard dell'Europa Continentale, ma è da tempo immemore a Roma sembrano non capire che prima di adeguare la norme è buona norma adeguare le infrastrutture. E non stiamo parlando di nuove autostrade, enormi e a sei corsie per senso di marcia (che vista la morfologia, in Italia sono pressoché impossibili da costruire), ma di ben più fattibili verifiche capillari sullo stato della viabilità e della segnaletica, da demandare al personale competente (e sottolineamo "competente") dei vari enti gestori. Non è un segreto che viabilità e sengaletica, quando non sono scandalosamente pessime, sono inadeguate (con poche, lodevoli, eccezioni).

È qui, sulla miriade di strade statali e provinciali, che "la macchinetta selvaggia" ha mietuto e continua a mietere il maggior numero di vittime. Comuni alla disperata ricerca di mantenere costanti le entrate, ti piazzano il rilevatore di velocità proprio lì, alla fine di quel rettilineo, in aperta campagna, con fondo stradale e visibilità perfetti, su cui vige inspiegabilmente un limite di 50 orari che esiste dagli anni '60, quando la strada era fiancheggiata da due filari di pioppi. È un po' uno stereotipo, ma è molto più diffuso di quanto sembri.
E qualcuno forse lo sa, al punto da dichiarare, a suo tempo, che il meccanismo della patente a punti avrebbe previsto un qualche "trattamento di favore" nei confronti dei professionisti del volante. Perché? Magnanimità? Oppure una velata ammissione che la normativa presenta, sin dalla sua stesura, numerosi "bug"? La verità è che la parola "prevenzione", benché abusata da chiunque, sembra non essere entrata nella mentalità degli enti che gestiscono le nostre strade.

Eppure, se veramente si volesse indurre gli automobilisti alla riflessione e cercare di instradarli verso la guida "corretta", basterebbe veramente poco. Una gestione onesta ed oculata della segnaletica e, oggetto principale della trattazione, dei limiti di velocità ed un adeguamento intelligente della viabilità con l'uso esteso dei rondò e con l'eliminazione delle migliaia di semafori inutili. Giusto per rimanere in termini di velocità, è caldeggiabile una diffusione capillare, su tutte le strade, dei pannelli a messaggio variabile che indicano limite e velocità rilevata. Soluzioni semplici ed efficaci: nulla riesce ad avere un potere tanto educativo e deterrente. Ma la burocrazia, che incombe con le sue cabale sulla vita di ogni cittadino, consiglia alle amministrazioni di spendere migliaia di Euro per autovelox e affini, piuttosto che organizzare "complicatissime opere pubbliche" per migliorare la sicurezza della circolazione: in fin dei conti l'autovelox è un investimento dal ritorno sicuro!

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