L'Automobile di Domani è alle porte

Già altre volte su OmniAuto.it ci siamo occupati della mobilità proiettata nel futuro, immaginando scenari avveniristici non tanto suggeriti dalla nostra fantasia, ma soprattutto influenzati dalle innovazioni e dallo sviluppo tecnologico perseguito caparbiamente e con coerenza dai costruttori.

Torniamo ora sullo stesso argomento in concomitanza con l'H2 ROMA, il convegno, svoltosi nella capitale l'8 e il 9 novembre, dedicato proprio alle tecnologie alternative rappresentate da un sistema di propulsione ibrida (Benzina, diesel interagenti con un motore elettrico) oppure propulsori alimentati con altro tipo di carburante come il bioetanolo e quant'altro. Fino ad arrivare ai propulsori che impiegano idrogeno. Un propellente quest'ultimo che ci proietta con la fantasia più nello spazio che non sulle strade che percorriamo tutti i giorni.

Inutile ricordare che all'idrogeno si è arrivati per la salvaguardia dell'ambiente stressato dall'effetto serra. Tale carburante, notoriamente, ha la prerogativa di non produrre emissioni nocive e inquinanti. Salvo altre controindicazioni dovute al fatto che per produrre idrogeno a livello industriale, integrandolo in una filiera del tutto simile a quella del petrolio e dei suoi derivati, c'è ancora bisogno di bruciare gli idrocarburi, con tutti gli effetti negativi correlati. Di questo si discute da tempo e su questi principi si sta investendo alla ricerca di soluzioni ottimali e rassicuranti per l'umanità intera. Sostenere che tale obiettivo sia a portata di mano, a nostro modesto avviso è ancora azzardato. Allo stato attuale, prima di omologare l'idrogeno come carburante alternativo, ci sembra più realistico avallare le risposte concrete che arrivano dal fronte dei propulsori ibridi di cui si è fatto cenno. Non ultimo per il fatto che alcune marche sono già presenti sul mercato mondiale con vetture di questo tipo. Di più, la Toyota, ha annunciato che a partire dal 2007 ciascuna gamma sarà affiancata da un modello ibrido.

Strada facendo, cosa si deve fare per agevolare uno sviluppo compatibile? A ciascuno spetta la propria parte, naturalmente. Ai costruttori quella di continuare ad investire nella ricerca, ai governi di intervenire a sostegno (detassamento, incentivi ecc) ai media di dare una giusta eco alle iniziative che vanno in questa direzione, senza ascoltare il suono delle sirene e impegnandosi a premiare la coerenza. Solo così l'automobile potrà rivendicare lo spazio meritatamente conquistato per i decenni che verranno. Solo mettendo in conto che l'automobile, nata come icona della mobilità, della libertà dovrà proporsi in prospettiva con una nuova veste non necessariamente legata al concetto della velocità, delle performance esasperate, ma come veicolo discreto, silenzioso, poco inquinante.

I cittadini più illuminati e le città meglio amministrate già oggi cominciano a sognare proprio questo.