La Merkel rimprovera il ministro dell'Ecomonia per gli aiuti negati

Il "caso Opel" continua a rivestire un'importanza del tutto particolare in Germania. Se infatti ai tempi della messa in vendita del marchio tedesco da parte di General Motors c'era un forte legame tra l'affare automobilistico e la rielezione a cancelliere di Angela Merkel, adesso che GM non vende più, ma cerca aiuti di Stato (800 milioni di euro sono stati già promessi da 5 governi), il cancelliere, al minimo nei sondaggi, non può permettersi una mossa sbagliata. Per questo il rifiuto di concedere aiuti ad Opel comunicato ieri dal ministro dell'Economia, il liberaldemocratico Rainer Bruederle, non le è piaciuto.

Ieri sera, appena due ore dopo il parere negativo espresso da Bruederle, la Merkel ha dichiarato che ancora non era detta l'ultima parola, scatenando le polemiche tra i liberaldemocratici. "Un'azienda americana con miliardi di dollari di riserve non ha bisogno di alcun contributo da parte dei contribuenti tedeschi", ha subito detto il segretario generale Fdp, Christian Lindner. Per questo è già in corso a Berlino una riunione fra il cancelliere e i quattro governatori dei Laender che ospitano gli stabilimenti Opel e che danno lavoro a 24.000 persone. Sul tavolo c'è la possibilità di trovare un sostegno finanziario alla casa automobilistica, ad esempio, dalla Banca europea degli investimenti.