L’obiettivo è ridurne il consumo, per utilizzarlo sui veicoli ibridi

Il motore rotativo progettato dall'ingegnere tedesco Felix Wankel non è mai stato un campione di efficienza energetica. Le sue doti di compattezza e semplicità, tuttavia, hanno convinto alcuni Costruttori - la giapponese Mazda ha caratterizzato con questo motore le sportive RX-7 e RX-8 - a continuare a proporlo su particolari modelli. Ora che il futuro propone all'auto sfide legate alla sostenibilità ambientale, il propulsore a pistone rotativo torna in auge (proprio in virtù delle suddette doti) per supportare il motore elettrico delle auto ibride, come proposto da Audi sul prototipo A1 e-tron, di cui potete leggere la prova nel nostro Matt Test. In questo scenario s'innestano le voci di una partnership tra Mazda e Audi, che secondo la rivista InsideLine vorrebbero condividere le competenze dei propri reparti R&D per sviluppare la prossima generazione di motori Wankel.

Lo step tecnologico che permette al Wankel il salto di qualità in termini di emissioni sta nell'incrementare la tenuta della camera di combustione. Per la forma trilobale delle pareti, l'efficienza termodinamica è infatti compromessa. L'abbandono delle candele a favore della tecnologia laser darebbe il contributo decisivo in questo senso: la sfida è trovare un punto d'incontro tra i 299 g/km dichiarati per la Mazda RX-8 e i 45 g/km della Audi A1 e-tron. In abbinamento al modulo elettrico di un'auto ibrida, la leggerezza e l'elevata potenza specifica del Wankel permetterebbero così nuove soluzioni progettuali, rinnovando l'architettura e la distribuzione dei pesi dei veicoli ibridi. I destini delle due Case sembrano dunque incrociarsi di nuovo: dagli Anni '50 agli Anni'70, infatti, la tedesca NSU fu la prima a credere nel motore rotativo, per poi essere assorbita da Audi che cedette nel 1961 a Mazda la licenza per produrre questo propulsore.

Audi A1 e-tron

Foto di: Daniele Pizzo