5 miliardi per 8 modelli e tutti gli obiettivi precedentemente (e clamorosamente) mancati

Cinque miliardi di euro di investimenti, otto modelli nuovi entro il 2018. Missione: rilanciare l'Alfa Romeo e venderne 400.000 nel mondo entro il 2018. “Il meglio deve ancora arrivare” è stato il claim usato per il marchio del biscione nel nuovo piano industriale 2014-2018, raccontato da Sergio Marchionne e dai suoi uomini ad Auburn Hills, quartier generale della Chrysler. Per crederci, bisogna però fare davvero un atto di fede. Non a caso la cifra per l'Alfa degli investimenti in ricerca e sviluppo è stata l'unica a comparire in tutte le slides della lunghissima giornata di ieri, finita nella notte con una conferenza stampa dell'amministratore delegato. Come dire, qui ci sono soldi veri e ve lo diciamo. Ma è bene ricordare che su questo marchio finora hanno fallito tutti, da Marchionne ai suoi predecessori.

Fermiamoci a lui: oggi vuole più che quadruplicare le vendite del Biscione, nel 2010 voleva venderne 300.000, nel 2014 sarebbero dovute essere 500.000, ridotte in corsa a 400.000. Ebbene, sono stati tre obiettivi ampiamente falliti, considerando che nel 2010 le Alfa Romeo vendute nel mondo furono 115.000 e che l'anno scorso sono state soltanto 74.300. Degli otto nuovi modelli, solo uno arriverà nel 2015, la Giulia, berlina media, gli altri tra il 2016 e il 2018 senza per ora un timing più preciso. La Giulia station wagon, un'ammiraglia, due SUV, una sportiva (che probabilmente non sarà il modello co-prodotto a Hiroshima con Mazda) la nuova Giulietta e un'imprecisata nuova berlina compatta, forse una variante cattiva Quadrifoglio verde della Giulietta. Nella presentazione sono stati indicati senza giri di parole quali sono i mercati sui quali il gruppo punta: ovviamente l'Asia, dove è molto indietro, e il Nordamerica, dove Marchionne vuole vendere 3,1 milioni di veicoli di cui 150.000 Alfa nel 2018, dai 2,1 milioni dell’anno scorso. Insomma, c'è da credere al rilancio dell'Alfa Romeo questa volta?

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