Il nuovo Autodromo di Modena svela le doti del Toro in serie speciale

Prendete una Lamborghini Gallardo LP 560-4 Bicolore e portatala nel nuovo Autodromo di Modena: la sensazione sarà quella di chiudere un toro nell'arena, sorta nella terra dei motori e disegnata pensando alle esigenze dei tecnici e dei collaudatori che sviluppano le supercar che tutto il mondo invidia all'Italia. Sul neonato tracciato emiliano noi di OmniAuto.it siamo stati testimoni del primo track day dedicato agli appassionati della guida sportiva, ma il modo migliore per celebrare la nascita della nuova pista non poteva che essere quello di percorrerla con una vettura da sogno, come questa serie speciale della Lamborghini Gallardo. Accanto alla LP 570-4 Super Trofeo Stradale appena presentata al Salone di Francoforte, con la Bicolore onora la Casa di Sant'Agata bolognese carriera della Gallardo, in attesa che la sua erede venga alla luce adottando le tecnologie innovative per i materiali compositi che hanno debuttato sull'Aventador.

DUE COLORI E UN URLO INCONFONDIBILE

Il tracciato di Marzaglia è lungo 2.007 metri, con un dritto di appena 480 metri e una sequenza di curve molto tecniche nelle quali è stato possibile esaltare ed esasperare alcune caratteristiche di questa Gallardo speciale, molto aggressiva nel colore Arancio Borealis che si abbina al Nero Noctis dalla cintura su. Si dice che il Toro vada preso per le corna, e la Bicolore non si sottrae a questa regola: l'abitacolo è un abito su misura e la posizione di guida è quella di una vera auto da corsa. Con la regolazione elettrica si trova in un battibaleno la posizione ideale nella culla del sedile in pelle, che è ben avvolgente. La strumentazione è facilmente leggibile dentro la corona del volante, che dietro lascia intravedere i paddle del cambio robotizzato e-gear a 6 marce: peccato che se ne useranno solo tre di rapporti! L'urlo del V10 da 5,2 litri, che nella pit lane sembrava borbottare, penetra nella mente come se l'allungo non dovesse finire mai. Quando si riacquista lucidità si notano tre pulsanti sul tunnel centrale: con quelli si "tocca" l'anima della vettura.

DA SOTTO A SOVRASTERZO IN UN PULSANTE

Schiacciando un tasto piuttosto che l'altro, la Gallardo si trasforma istantaneamente: scopriamo il tracciato in modalità automatica, quella preferita da chi si immerge nel traffico cittadino, privilegiando il comfort. L'asfissiante sequenza di curve in appoggio e i repentini cambi di direzione rendono la Bicolore sofferente: il tempo di cambiata è piuttosto lento e si è in continua correzione dello sterzo, se solo si appoggia il pedale del gas. Non è giusto torturare il bolide, anche perché i 560 CV ci sono tutti e molti altrimenti dovrebbero marcare visita. E allora passiamo alla modalità Sport: il cambiamento è immediato. La taratura delle sospensioni a quadrilatero è subito più rigida e, soprattutto, nell'inserimento in curva scompare il fastidioso sottosterzo che faceva fischiare le Pirelli P Zero ad ogni appoggio. La cambiata è repentina, per cui è più facile dosare la potenza: nella parte centrale della pista c'è un lungo curvone a sinistra che chiude in una esse che quasi si attorciglia. Bene, qui si può uscire dal punto di corda in piena accelerazione e il godibile sovrasterzo che subito affiora è utilissimo per inserirsi nel budello successivo. Lo sterzo è preciso e le correzioni precedenti non sono più necessarie, anche se nel toboga di Marzaglia non si è mai con le "mani in mano".

NON REAGISCE SE MESSA "ALLE STRETTE"

All'uscita del mini cavatappi si riparte quasi da fermo: qui si sprigiona la coppia dei 540 Nm e si viene praticamente "sparati" verso un breve rettilineo che è a schiena d'asino. Le quattro ruote motrici mordono l'asfalto e la derapata di potenza è goduriosa perché a gas spalancato ci si aiuta con il cordolo per impostare la staccata a ruote dritte. Siamo in discesa e il trasferimento di carico è violento, perché si frena poco prima dei 50 metri: la LP 560-4 è fantastica, non ha reazioni imprevedibili con pinze in lega di alluminio anteriori a 8 pompanti e posteriori a 4, anche se abbiamo i dischi autoventilati in acciaio anziché gli opzionali carboceramici. La frenata è pronta, sicura e, quindi, invitante a ritardare la staccata. E anche quando si è leggermente "lunghi" i sistemi elettronici di controllo racchiusi nell'ESP8 (un sistema completo di ESP con ABS, ASR e BA) consentono di voltare lo stesso, senza finire nella sabbia della via di fuga. Dunque, è il momento di scoprire la modalità Corsa. E qui i tempi di reazione tendono a zero: la cambiata è una fucilata (si sale di marcia senza togliere il piede dal gas) e la potenza arriva in modo brutale.

PIACERE DI GUIDA "SENZA FIATO"

La Gallardo dovrebbe diventare più difficile da guidare, ma in realtà si esprime al suo meglio nell'essere strapazzata in circuito. I movimenti sul volante diventano più rapidi, ma la guida è più fluida. È come se all'improvviso il direttore d'orchestra avesse trovato la perfetta sintonia di tutti gli strumenti che ora suonano a memoria. La guida si trasforma in una danza sui pedali. L'incedere delle curve, tutte di raggio diverso è asfissiante, ma la Bicolore non accenna a risentire dello sforzo. Anzi, nella piega finale che immette sul rettilineo si esalta e mostra quell'accelerazione che lascia con il cuore in gola grazie ai 3,7 secondi da 0 a 100 km/h. Se si esce davvero forte è possibile inserire per un attimo la quarta marcia (più un vezzo che una necessità), appena in tempo per arrivare alla soglia dei 200 km/h, prima della staccatona impegnativa caratterizzata anche da un piccolo dosso. Vogliamo trovarle un difetto? A Marzaglia, una pista senza respiro, dove lo sterzo non è mai fermo, inseguire con le dita i paddle dietro al volante è meno facile di quanto possa sembrare andando per strada, ma solo è questione di abitudine. Il sole comincia a calare e la giostra è finita, andiamo in pace!

[Fotografo: Federico Oddone]

In pista con la Lamborghini Gallardo Bicolore

Foto di: Franco Nugnes