Il trionfo di Le Mans e l'ennesima dichiarazione di guerra

Il comunicato è in tedesco, copiato pari pari in italiano: "Trionfo a Le Mans: Audi sconfigge Porsche e Toyota". Accidenti, e meno male che è stato scritto in Germania sotto lo stesso tetto in cui convivono 12 marchi tra cui appunto Audi e Porsche. Niente male davvero, considerando che il rivale storico del marchio dei Quattro Anelli si chiama Toyota, che la Porsche a Le Mans in fondo era un ritorno (e con la nuova ibrida, bella sfida) e che in mezzo, tra Toyota terza e Porsche undicesima, si poteva prendere un po' più in considerazione la Nissan, che ha occupato cinque posti dal quinto al nono. Se a Wolfsburg non fossero caduti nella tentazione di comportarsi come Gengis Khan, avrebbero potuto scrivere senza tema di smentita: "Audi sconfigge Toyota, Nissan e Porsche".

Ma tant'è. Audi e Porsche sono fratelli coltelli, rubandosi a vicenda da anni ingegneri e poteri, pur se nella produzione di serie condividono quasi tutto, design escluso. Fratelli coltelli, come gli azionisti di riferimento del gruppo Volkswagen, la famiglia Piech con l'highlander Ferdinand a capo supremo, e la famiglia Porsche, con Wolfgang in rappresentanza della terza generazione del capostipite da cui dipende tutta la storia, Ferdinand Porsche. E se la Porsche è la Porsche, l'Audi è praticamente un'invenzione personale di Piech. Sappiate pure che definirli fratelli coltelli è voler essere buoni: nell'ultimo decennio le famiglie hanno guerreggiato in tribunale per il controllo dell'impero. E Le Mans può annoverarsi solo come l'ultima fiammata (in ordine di tempo) di questa moderna guerra dei cent'anni.

24 Ore di Le Mans, un Iron Man a quattro ruote

Foto di: Adriano Tosi