E il numero 1 di Ford prevede un flop delle piccole negli USA

Alan Mulally la pensa come Sergio Marchionne: saranno solo sei i grandi gruppi automobilistici che sopravviveranno al dopo crisi. E' quanto ha previsto il presidente e amministratore delegato di Ford in un'intervista che il settimanale Panorama pubblica nel numero in edicola da domani. Il numero 1 del Lingotto lo aveva detto invece più di due anni fa, pochi giorni prima dell'ingresso nel capitale di Chrysler.

LA CRISI SI SUPERA CON I MARGINI

La differenza fra il Marchionne-pensiero e il Mulally-pensiero sta però in un particolare. Allora per l'ad di Fiat la sopravvivenza in questa fase di crisi dell'automobile si sarebbe potuta superare soltanto producendo almeno 5,5 milioni di vetture all'anno, mentre per il suo omologo americano la chiave sta tutta nei margini. Dopo la crisi del settore, ha detto al settimanale, saranno possibili altre aggregazioni: ma alla fine Mulally ha detto di credere "che non esisteranno più di 6 società automobilistiche in tutto il mondo. E credo che il problema non sia quante auto produrranno ma quanto riusciranno a guadagnare con le auto che venderanno". Gli ultimi bilanci gli danno ragione, dal momento che a Dearborn il 2010 si è chiuso con profitti netti per 6,6 miliardi di dollari, praticamente il miglior bilancio degli ultimi 11 anni.

LE PICCOLE FALLIRANNO

Le dichiarazioni di Mulally spiegano in poche battute il profondo cambiamento di strategia avviato dall'Ovale Blu con il programma One Ford: non più prodotti specifici per ogni area, fine della differenziazione dei modelli fra Europa ed USA, come è sempre stato, ma automobili che siano appetibili in ogni parte del mondo in modo da massimizzare le economie di scala. Il primo passo è stato il lancio della Fiesta negli USA, alla quale seguiranno la nuova Focus, il C-Max e un prossimo crossover che deriverà dal concept Vertrek presentato per l'appunto al salone di Detroit. Tutte taglie "small" per il mercato americano, che però difficilmente digerirà le city car all'europea. Alla domanda sulla competizione con Fiat-Chrysler e sulla rivalità con la Fiat 500, Mulally risponde: "Non vedo grandi spazi di mercato in Usa per una macchina più piccola della Fiesta", aggiungendo "Chi ci ha provato ha fallito". Allude probabilmente al declino di interesse degli automobilisti yankee nei confronti di smart, mentre Toyota si appresta a lanciare la Scion iQ, versione USA della Toyota iQ.

ELETTRICA E' MEGLIO

Un'altra differenza di vedute fra Mulally e Marchionne riguarda l'auto ibrida ed elettrica. Se Marchionne in passato si è espresso con scetticismo, almeno nel breve-medio periodo, il suo collega vede nell'elettrificazione delle automobili grandi possibilità. "Nel 2020 tra il 10 e il 25 per cento delle auto vendute avrà una qualche forma di elettrificazione - ha confidato a Panorama - e pensiamo che la maggior parte di questa percentuale riguarderà auto ibride", ha detto, confidando nel suo programma "ecologico" che prevede l'introduzione entro il 2013 di cinque modelli, tra i quali due elettrici, due ibridi e un ibrido plug-in. Si comincerà con il Transit Connect, per proseguire con Ford Focus e C-Max Hybrid e Energi. Avrà ragione Marchionne o Mulally? Lo vedremo fra qualche anno. Intanto, fate il vostro pronostico.

Sondaggio Dopo la crisi, quale di questi grandi gruppi sparirà?

470 voti
  • Volkswagen

    3%
  • Toyota

    0%
  • Tata

    19%
  • Renault-Nissan

    2%
  • PSA Peugeot Citroen

    8%
  • Hyundai Kia

    2%
  • General Motors

    8%
  • Ford

    2%
  • Fiat-Chrysler

    17%
  • Daimler

    8%
  • BMW

    3%
  • Honda

    20%

 

Ford Vertrek Concept

Foto di: Daniele Pizzo