Ecco le prime impressioni sulla piccola due posti, diversa, ma sempre speciale

Se conoscete bene la smart - quella originale a due posti che ora bisogna chiamare sempre fortwo – quando vedrete quella nuova rimarrete spiazzati. Proprio com'è successo al sottoscritto. Un po' perché la smart è una di quelle auto che nell'immaginario collettivo "non cambiano mai", un po' perché in questo caso l'evoluzione stilistica è stata davvero importante.


Aspettate un attimo...


Ok, è lunga esattamente 2 metri e 69 centimetri come la vecchia, ma è stata completamente ridisegnata. Dunque bisogna abituare gli occhi alle nuove forme della carrozzeria. Che sono state arrotondate all'inverosimile rispetto al passato. La nuova fortwo non ha uno spigolo nemmeno a pagarlo. Il frontale bombato le regala una faccia più sorridente o comunque amichevole. Le linee morbide sono anche più verticali, ma questo si nota poco perché la carreggiata allargata di ben 10 centimetri da la percezione di un'auto compatta e ben piazzata. È un po' lo stesso effetto che fa la Toyota iQ: sembra più larga che lunga.


Comunque è smart


Poi mi sono avvicinato per osservarla meglio, l'ho toccata con mano e ho ritrovato lo spirito smart (lo dico per tranquillizzare subito i lettori smartisti). A cominciare dalla cosiddetta cellula "tridion" che delinea il profilo della carrozzeria a sua volta composta dai classici body panel "morbidi" da toccare e personalizzabili nei colori a seconda dei gusti. Anzi le personalizzazioni saranno molte di più fra abbinamenti cromatici, cerchi in lega (ne ho contati almeno 5) e altri dettagli. Dietro rimane il pratico portellone sdoppiato: prima si apre il lunotto verso l'alto (il bottone è stato spostato sul tergicristallo) poi, eventualmente, la ribaltina inferiore azionando un unico maniglione molto più comodo delle vecchie" levette laterali. L'altra buona notizia è che si guadagna qualcosa in termini di spazio per i bagagli: la capacità di carico cresce di 10 litri, prevalentemente in larghezza. Ed è stato ricavato anche un discreto doppio fondo all'interno della ribaltina.


Rivoluzione interiore


E arriviamo al posto guida dove mi ha incuriosito innanzitutto la presenza della leva del cambio manuale a cinque marce. Dopo 17 anni ininterrotti di trasmissione robotizzata (nel bene e nel male), fa un certo effetto vederlo su una smart... C'è ovviamente un'alternativa ancora più interessante dal punto di vista tecnico perché è un cambio a doppia frizione a sei marce. Sarà tutta un altra musica quanto a velocità e fluidità di guida. Poi c'è la plancia coloratissima (gli esemplari che ho potuto osservare erano full optional) e rifinita (finalmente!) in modo adeguato fra plastiche, accoppiamenti cromatici e rivestimenti in tessuto. La qualità percepita è migliorata grazie alla condivisione della componentistica con Renault, ma resistono alcuni vezzi come il contagiri indipendente dal resto della strumentazione. In generale la sensazione che ho avuto è quella di sedermi a bordo di un'automobile vera, che ha il suo climatizzatore automatico, l'impianto di infotelematica integrato, un discreto numero di vani porta oggetti (compreso il classico cassetto) e, soprattutto, un livello di spazio vitale per guidatore e passeggero paragonabile, appunto, a quello di un'utilitaria.


Ora bisogna guidarla


La nuova smart fortwo sembra non aver tradito la filosofia progettuale originaria. Era questa la verifica più importante da fare in attesa di guidarla. Cosa che avverrà il prossimo autunno. Nell'attesa vi rimando a questo articolo per tutte le informazioni tecniche.

La nuova smart fortwo vista dal vivo a Berlino

Foto di: Alessandro Lago